I 7 saperi per essere protagonisti della conoscenza

| September 5, 2014

Nei percorsi formativi e nel responsabile progetto/processo personale di accumulazione della conoscenza è necessario che ciascuno sia in grado di utilizzare 7 saperi, come utensili indispensabili nella propria cassetta degli attrezzi. Elenchiamoli brevemente:

1. Sapere di non sapere. Il punto di partenza, la condizione basilare del cammino verso il sapere: la consapevolezza della parzialità, del “drammatico scarto” tra la grandezza della conoscenza e la limitatezza di ogni persona, di ogni umana capacità di accumulazione, trattamento ed utilizzo del sapere. Un approccio socratico, la convinzione necessaria per essere protagonista di un percorso infinito, verso la crescita costante della essenzialità, della semplicità, del piacere della conoscenza.

2. Sapere. La conoscenza, la accumulazione della capacità critica, progettuale, operativa, la possibilità di acquisire ed utilizzare gli sguardi dell’umanità passata e presente. Dal “sapere audi”, grido dell’illuminismo al dare valore alla conoscenza, al “cum ergo sum”, la consapevolezza di essere una persona plurale, di poter trovare se stessi solo se sono insieme, in relazione con l’altro. Oltre l’erudizione, oltre la memorizzazione, verso un cammino che ha al centro la costruzione della saggezza, della autenticità, della testimonianza.

3. Saper ascoltare. Un percorso di apprendimento difficilmente insegnato: ci si limita al saper sentire, al verificare l’efficienza dell’apparato di ricezione. Ascoltare è una predisposizione, un atteggiamento mentale, una apertura all’Altro: la disponibilità alla sintonia, all’incontro, al “completamento”, alla alchimia di un confronto, all’accoglienza, all’apertura, alla disponibilità.

4. Saper intuire. Esprimere l’atteggiamento, la predisposizione, la volontà di andare al di là del visibile, dell’epidermide, dell’immediato, alla ricerca dell’oltre, del profondo, del senso: uno “scavare dentro” alle situazioni, agli accadimenti, alle relazioni. In-tuitus, andare oltre l’apparire come la scelta, il desiderio di “portare alla luce”, di far nascere nuove ricchezze, nuovi punti di vista ed esprimere nuove sensibilità.

5. Saper fare. La capacità di utilizzare vari utensili, strumenti, tra i quali la tecnica e la tecnologia svolgono ancora il ruolo di mezzi, quando diventando “fini”, rischiano di utilizzarci come loro appendici: per questo vale la pena tradurre questo sapere come maestria, abilità, espressione più autentica delle rinascimentali arti & mestieri. Un insieme risultante dalla cultura, dalla ricerca, dall’esperienza, dall’errore, dalla intraprendenza, dalla pratica, concreta predisposizione alle soluzioni.

6. Saper essere. La consapevolezza della centralità dell’impegno polivalente verso se stessi, verso i propri referenti diretti, verso la collettività, verso le generazioni future: una tensione ed una pratica ad esercitare, esprimere la cittadinanza della responsabilità etica, sociale, culturale. La ricerca per esprimere la pienezza, il valore assoluto della propria esistenza che assume la dimensione plurale della condivisione, ripensando al detto junghiano che “Non posso essere me stesso, senza l’altra persona”.

7. Saper ben-essere. La consapevolezza del diritto alla felicità, alla gioia, al senso, alla piena realizzazione del proprio universo desiderante, come condizione-aspirazione centrale nella vita. Un patrimonio emotivo di sensazioni, di immagini, di memorie, situazioni tendenti alla soddisfazione profonda della persona, attraverso la sua libertà espressiva, la sua creatività, la sua serendipità, senza mai dimenticare l’importante consigliodel “Che”: bisogna essere duri, senza perdere la tenerezza.

Articolo tratto dal Quaderno #4 HR HUMAN (R)EVOLUTION. Per scaricarlo in versione pdf o leggere la versione sfogliabile basta un click qui

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