Networking e ambienti ibridi che ridisegnano il lavoro

| April 29, 2015

Come gli ambienti ibridi ridisegnano gli spazi di lavoro? E come il networking facilita la circolazione di idee nell’ambiente di lavoro?
Di ne(x)tworking e soprattutto di Common Enviroment parliamo con Domitilla Ferrari, (twitter @domitilla), digital strategist e autrice di Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia) e Se scrivi, fatti leggere. L’importanza della riconoscibilità in Rete, entrambi editi da Sperling & Kupfer.

Trovate l’intervista anche sul nostro Quaderno Weconomy #8, potere scaricarlo o sfogliarlo a questo link.

Riprendendo il titolo del tuo libro, come fa il networking a facilitare la circolazione delle idee nell’ambiente di lavoro?

“Il networking – oltre a rendere la vita più ricca e interessante – aumenta le tue possibilità di trovare o cambiare lavoro e ti rende più facile raccogliere sostenitori per le tue idee, risorse e, più di ogni altra cosa, consiglieri. La capacità di fare rete sarà prestoconsiderata (se non lo è già) tra le caratteristiche principali di un buon manager, la chiave del successo di un imprenditore. È una competenza che molti, sbagliando, considerano utile solo verso l’esterno. Conoscere e riconoscere le persone che fanno parte del processo produttivo è parte fondamentale della creazione di una propria identità professionale. Sapere chi fa cosa, e come, aiuta a creare nuove opportunità anche all’interno dell’azienda, non solo per gli individui che vi operano ma per l’azienda stessa.

Quindi l’ambiente digitale come opportunità per le aziende. Ma questo ambiente come modifica i comportamenti e modi di interagire delle persone, dei collaboratori?
“Spesso facciamo networking senza saperlo, e scambiamo informazioni in modo utile senza nemmeno accorgercene. Su Internet è facile: basta un retweet, un post. Forse sto correndo troppo: immagina dei messaggi infilati in una bottiglia e lasciati in mare, liberi di viaggiare, e immagina che quei messaggi arrivino a chi saprà cosa farne. È così anche nella vita di tutti i giorni: un’informazione che tu reputi già vecchia, magari per qualcuno non lo è. A te non è costato nulla diffonderla, altri hanno risparmiato tempo e guadagnato conoscenza. Prima o poi faranno lo stesso con te, forse anche loro senza saperlo. È questo il bello”.

Una bella immagine…ma in che modo questo favorisce la creazione di connessioni e idee nuove?
“Se sei introverso non diventerai più socievole grazie a Facebook, ma se lo sei, anche Facebook ti sarà utile. Il networking online non è diverso da quello offline. Non ha un linguaggio proprio o regole nuove da imparare. Non deve spaventarti. Non devi avere paura di venire respinto, non compreso, ignorato. Comportati come sempre. Grazie ai social network, comunicare con persone diverse è diventato solo più veloce, se non persino immediato. Siamo tutti connessi e interconnessi: puoi decidere di parlare di calcio, politica, arte o commentare un programma televisivo e trovare la community interessata alle tue idee. Non devi essere un esperto, basta seguire le istruzioni per usare Facebook o un altro social network. Ma avere un profilo online non vuol dire far parte di una community: per quello devi partecipare, creare contatti, condividere contenuti e far nascere qualcosa di nuovo”.

Possiamo dunque vedere l’ambiente digitale come un servizio al quale accedere? E se sì, quale ruolo ha nel generare comportamenti e risultati di qualità attraverso l’interazione?
“Internet, e ciò che vi è contenuto, è considerato una commodity: abbiamo tutti accesso a infinite informazioni su tutto, o quasi. Condividere risultati, idee, studi, appunti genera spesso nuove idee, ma è interagendo con gli altri che si riduce il rischio di sbagliare e questo avviene attraverso un continuo scambio di capacità e competenze.
Più contatti significa più possibilità di successo e il successo, a parità di competenze, dipende da quanto è vasto e rilevante il tuo network. Rilevante, non ampio: non si tratta di collezionare nomi senza un perché, ma di coltivare i collegamenti che si basano su una relazione”.

Quali sono gli “ambienti digitali” in cui si costruiscono relazioni importanti anche per il business? Potresti farci qualche esempio?
“Credo che non ci sia più differenza e sempre meno ce ne sarà tra i diversi luoghi che frequentiamo. Internet si è trasformata da mezzo in luogo e in questo posto diffuso, fatto di piattaforme diverse, vigono le stesse regole della vita offline. Ma… siamo mai offline oggi?”

Un’ultima domanda. Come a tuo avviso si evolverà la nostra identità?
“Presto non parleremo più di online e offline e saremo più riconoscibili, una responsabilità che – forse – ci renderà anche più onesti”.

Tags: , , ,


  • Twitter
  • Facebook
  • Flickr
  • YouTube
  • Vimeo