Le mappe alternative di 130 tra artisti, scienziati e designer

| August 29, 2014

Provate a pensare all’ultima mappa che avete consultato, visto, osservato o che magari avete creato per fissare alcuni contenuti e avere una visione di insieme. Da che mondo è mondo, le mappe rappresentano un aspetto molto importante della conoscenza umana e un importante risultato di come l’uomo, tramite esse, provi a perfezionare la sua conoscenza di quello che lo circonda.

E oggi, molto più di quanto avvenisse in passato, le mappe sono sempre più utili per rappresentare non solo i confini geografici, ma anche connessioni, processi, traiettorie, necessarie dunque per gestire la complessità della conoscenza (come diciamo in questo articolo di Weconomy).

Eppure le mappe non sono perfette, ma perfettibili e hanno sempre a che fare con le scelte personali di chi le realizza. Vale per le mappe geografiche, vale per quelle mentali. Scegliere di rappresentare la parte fisica dell’Europa vuol dire ad esempio scartare, in quel contesto, la parte geopolitica e qualora si riesca a rappresentare tutte e due, siamo sicuri che una mappa di questo tipo riesca a cogliere i dissidi interni che ad esempio ci sono in Ucraina in questo momento? E se sì, quali altri conflitti resteranno fuori? Stessa cosa dicasi anche per tutti gli altri tipi di mappe, geografiche, ma anche mentali e non solo.

Partendo proprio da questa convinzione che le “mappe sono degli errori per arrivare alla verità” e che rendono semplice la complessità del mondo ma che, semplificandolo, ne lasciano intravedere la complessità che c’è dietro, l’editore Thames & Hudson ha dato vita a un interessantissimo libro che, già dal titolo, fa capire qual è il suo scopo:  “Mapping It Out: An Alternative Atlas of Contemporary Cartographies” (reperibile su Amazon).

Curato da Hans Ulrich Obrist questo atlante alternativo della cartografia contemporanea vede il coinvolgimento di 130 contributor appartenenti al mondo dell’arte, del design, del Web, dell’informatica, ma anche della matematica, scienza e geografia – tra cui Yoko Ono, Tim Berners-Lee, co-inventore del World Wide Web  e John Maeda, designer e compositore, – a cui è stato chiesto di creare “una mappa personale del proprio campo di interesse” potendo scegliere in maniera del tutto libera sia cosa rappresentare che in che forma farlo e se muoversi nella sfera del reale o affidarsi, piuttosto, all’immaginazione.

Le scelte sono state le più disparate: c’è chi ha riportato dati scientifici in un linguaggio visivo semplificato, chi invece ha preferito condensare in concisi diagrammi qualcosa di “incondensabile” come le emozioni, come ha fatto Emanuel Derman, matematico nel ‘Pleasure Pain Desire: A Map of the Emotions” (che potete vedere cliccando su questa immagine offerta dal Financial Times). Alcuni autori – come si legge nella descrizione del libro –  hanno creato delle mappe ex novo, altri hanno rielaborato mappe esistenti sovvertendone la loro funzione originaria o presentando una visione alternativa della realtà, allontanandosi comunque in ogni caso dalla visione “tradizionale” di mappa.

Questo a dimostrare come il mondo – lo stesso mondo in cui viviamo – possa essere rappresentato in mappe differenti, influenzate da fattori diversi come la conoscenza personale di ciascuno, il modo di vedere le cose, la propria sensibilità e che per dirla con le parole del Financial Times,  “non sono più dei semplici pezzi di carta che ci aiutano a capire come muoverci ma una struttura di riferimento visiva per le nostre idee sul mondo e su noi stessi”.

Qui sotto trovate la mappa di Tim Berners-Lee, tratta dal Guardian, in cui mostra la commistione e l’evoluzione delle influenze all’interno del world wide web.

Per le altre vi rimandiamo alle gallery dell’Huffinghton Post e del Guardian.

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