CityScope: strumento per le Smart Cities collaborative

| June 15, 2016

TAG_TEMPLATE_smartIn uno stagno c’è un gruppo di ninfee. Questo gruppo raddoppia la propria superficie ogni giorno. Le ninfee ci mettono 48 giorni a coprire l’intero stagno. Quanto ci hanno messo a coprire metà stagno?

Rispondere correttamente a questa domanda (47 giorni) è certificazione del fatto che si è intelligenti? Probabilmente no. Valutare l’intelligenza delle persone non è, infatti, cosa semplice e, nonostante i vari test sul QI, le prestigiose associazioni tipo il Mensa, e i quiz virali di Buzzfeed, sarebbe bene (ma anche molto complesso) definire prima cosa si intenda per intelligenza. Ma se per gli umani è cosa difficile, la questione sembra essere, però, più semplice quando si tratta di definire intelligenti oggetti o sistemi. Siamo, infatti, circondati da “cose smart” che vanno dai telefoni alle serrature, passando per frigoriferi, termostati e tessuti.

E le città? Esistono città intelligenti e città stupide? In questo articolo abbiamo pubblicato un video di Mara Balestrini nel quale ci spiega cosa, dal suo punto di vista, realmente siano le Smart Cities: dei sistemi non solo al servizio dei cittadini ma co-creati e co-sostenuti dai cittadini stessi. Il cervello delle città sono i loro abitanti, insomma. Ed effettivamente nulla sembra più “dumb” di quelle ghost cities, costruite dal nulla e che non ospitano nessuno.

Capita che non sempre esistano, però, terminazioni nervose che riescono a comunicare in maniera biunivoca con le aree periferiche del sistema, non sempre i cittadini riescono ad intervenire attivamente nei processi innovativi locali. È per questo che stanno nascendo sempre più piattaforme e strumenti per abilitare gli individui a cambiare la propria città, a sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie, a trovare destinazione alla grande quantità di dati che vengono raccolti quotidianamente, per creare valore condiviso.

Questo il caso di CityScope, uno strumento sviluppato dall’MIT Media Lab che, utilizzando modelli fisici e l’elaborazione di dati reali, genera una piattaforma tangibile interattiva di prototipazione urbana. Questo strumento facilita individui dai più diversi background ad interagire, collaborando per l’innovazione di un complesso contesto urbano.

La struttura combina modelli fatti da pezzi di Lego® e proiezioni 3d di dati urbani per rendere più chiari gli effetti che i possibili cambiamenti potrebbero avere sull’ambiente circostante. È quindi possibile visualizzare ad esempio che risultato avrebbe sul sovrappopolamento, la viabilità e il consumo energetico di una determinata area, la costruzione di un nuovo palazzo.

Di un’esperienza simile avevamo parlato in Making Weconomy #6. In quel caso, però, Block by Block utilizzava il videogioco online Minecarft, offrendo la possibilità ai cittadini di proporre idee di sviluppo ai propri comuni. Il caso di CityScope offre l’ulteriore vantaggio di poter verificare immediatamente il significato di un intervento sulla base di dati concreti. L’elemento comune e la forza di entrambi è l’essere piattaforme accessibili a tutti che permettono di mettere insieme idee e sforzi per creare un ambiente condiviso migliore, più velocemente, per più persone e con basi più solide nella realtà.

E così le ninfee magari copriranno lo stagno in 5 giorni invece di 48. E lo faranno in maniera intelligente e collaborativa.