Collaborazione gender e altre storie del genere

| September 28, 2016

WECONOMY_Logotel_ThomasBialas_quaderno10Collaborazione. Ora che è diventa così popolare cosa bisogna aspettarsi dopo, ovvero: nell’immediato e prossimo futuro? Ulteriori storie di collaborazione? Vediamone alcune ai nastri di partenza.

 

Collaborazione gender
Si fa faticare a collaborare fra simili figuriamoci fra dissimili. In azienda gli uomini non collaborano con le donne? Male. Gli eterosessuali non collaborano con gli omosessuali? Male. I bisessuali non collaborano con i transessuali? Male. I transgender non collaborano con gli eterosessisti? Male o meglio sbagliato perché stiamo per entrare nell’era gender neutral. Cosa vediamo all’orizzonte? Una generazione che costruisce la propria identità svincolata da parametri come età, sesso, reddito, status, appartenenza geografica e soprattutto genere (gender). La civiltà digitale con la sua estetica e socializzazione fluida (vedi l’uso degli avatar) è gender neutral nell’essenza. Il risultato è un’ibridazione dei comportamenti coesistenza del femminile e maschile in un unico sesso – auspicabile anche in azienda. Nel senso: società androgina uguale a impresa androgina. La futura organizzazione senza ruoli di genere è analogamente alla famiglia allargata (arcobaleno) una impresa allargata (arcobaleno) dove tutto sfuma in un gender collaborative workstyle. Un trend coming soon e ovviamente coming out. Da provare.

 

Collaborazione super intelligente
Sta arrivando la “superintelligenza” ma ahimè non è la nostra. È stato raggiunto il punto di non ritorno dell’invasione: algoritmi sofisticati e big data, assistenti virtuali e siti cognitivi, relation robots e intelligenza artificiale ficcata in ogni dove. Imprese gestite da macchine intelligenti che in piena autonomia sbrigano lavori complessi. Robot collaborativi che lavorano a stretto contatto con gli umani. Superamento delle barriere fra persone e oggetti (collaborare con i bulloni!). Internet come futura rete manovrata dai pensieri. La cosiddetta industry 4.0 introduce il suggestivo tema della collaborazione 4.0. Molti fanno spallucce e snobbano questo scenario perché percepito come troppo futuribile. Non è così. Le nuove macchine vengono già oggi programmate con meccanismi collaborativi per velocizzare e incrementare la produttività. Collaborare non con risorse umane ma artificiali sarà una delle sfide, non facili, a cui abituarsi e prepararsi.

Collaborazione bestiale
Dopo internet of things (gli oggetti dialogano fra di loro e con noi) è già tempo di internet of animals (gli animali dialogano fra di loro e con noi). In pratica dopo il mondo degli oggetti l’estensione di internet scopre il mondo degli animali. Per esempio con Dogtelligent, collare connesso con tanto di GPS, Wi-fi e Bluetooth, il cane diventa geolocalizzabile in tempo reale sullo smartphone del padrone e tramite comandi audio in controllo remoto diventa anche gestibile a distanza. Chi se ne frega, direte voi? Non proprio. Se estendiamo il ragionamento a imprese che a vario titolo hanno a che fare con animali (per esempio allevamenti, ma non solo) possiamo facilmente immaginarci una collaborazione con loro tramite molteplici tecnologie (wearable tech) di facilitazione del rapporto. P.S. Se poi qualcuno ancora dovesse chiedersi “ma perché bisogna collaborare così tanto” rispondiamo con un semplice VUCA, ovvero: in un contesto di volatilità, incertezza, complessità e ambiguità la collaborazione è inevitabile strategia di sopravvivenza. Elementare e popolare.

 

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