Conoscenza è bellezza: strumenti per la collaborazione

| June 17, 2011 | 2 Commenti

Non vi è mai capitato di partecipare a una riunione con persone dai ruoli e dalle competenze diverse e di assistere alla complessità di dover allineare punti di vista, linguaggi, conoscenze e asimmetrie differenti, precludendo così la buona riuscita della collaborazione?

Non vi è mai capitato di intuire che dietro a 100 slide di PowerPoint ci fosse sì un progetto ben fatto, ma che la mole di parole e di dati rendesse impossibile (e anche soporifero) abbracciare la sintesi, la visione complessiva del progetto?

Non vi è mai capitato di ascoltare idee interessanti, raccontate con strumenti e modalità “vecchie”, che ne riducevano l’impatto e la comprensione ?

Non vi è mai capitato di avere una immagine mentale più forte di tante parole per poter guidare le vostre persone?

Bene: se vi è capitata almeno una di queste cose, continuate a leggere.

La complessità dei problemi di oggi, l’esigenza di scomporli in dettagli senza perdere la visione d’insieme, il bisogno di farsi “sorprendere” da relazioni inaspettate tra le parti di un problema, l’utilità di non perdere la storia dei concetti o la loro evoluzione, l’esigenza di condividere con gli altri, di co-produrre con gli altri, tutto ciò scatena l’urgenza di cambiare modo di comunicare e di dare forma alla conoscenza.

Oggi il significato non può prescindere dal significante; bisogna smettere di lavorare solo con modelli sequenziali che ingessano e imbrigliano la conoscenza. Il contesto è liquido, la complessità è liquida; la conoscenza deve quindi avvalersi di modelli liquidi, nuovi, che supportino la comprensione e favoriscano la collaborazione.

Parliamo di mappe, insomma. Ma, prima di tutto, chiariamoci sul termine.

Nelle pagine di Weconomy dedicate agli strumenti di immaginazione collettiva capaci di “dare forma al futuro WE” in Impresa, scrivevamo:

Il visual telling facilita:

– la comprensione di sistemi complessi da parte di una molteplicità di attori;

– la coordinazione dei membri del gruppo di lavoro;

– l’orientamento rispetto al sistema.

Cosa intendiamo per “visual telling”? Lo strumento principale della “narrazione visiva”, del “linguaggio delle immagini”, è senza dubbio, appunto, la mappa.

La mappa è una visualizzazione che formalizza la conoscenza in modo strutturato, che sintetizza forma e contenuto di un’informazione in un unico oggetto di design. La parola “design”, qui, è fondamentale: design come “arte applicata”, come sintesi di creatività e utilità. Non esiste mappa solo “bella”, né mappa solo “funzionale”: una mappa, in quanto prodotto di information design, è per definizione l’una e l’altra cosa. Forma e contenuto, appunto. Conoscenza e bellezza. Meglio: conoscenza è bellezza o, per citare lo splendido titolo dello splendido volume di infografica di David McCandless, “Information is Beatiful”.

In quest’ottica, quindi, la mappa è anzitutto un tool per indurre ordine nel caos (mentale, concettuale, digitale, affettivo) in cui è immerso l’essere umano, tanto in passato (pensiamo solo alle arti della cartografia e della topografia che hanno accompagnato la nostra civiltà a partire dall’Antico Egitto) quanto, e a maggior ragione, nell’era contemporanea dell’information overload. Ancor più che semplificare, il ruolo del map designer, del “visual teller”, è quello di rendere l’informazione accessibile e di facilitare la comunicazione, visualizzandone i concetti e rendendoli comprensibili se non addirittura memorabili.

Ovviamente, esistono mappe di ogni genere e tipologia: cognitive, topologiche, artistiche, geografiche… La tassonomia è sterminata, ma la caratteristica che fa da comune denominatore per tutte queste rappresentazioni è una sola: la capacità della mappa di offrire una visione di sistema. Là dove un testo ragiona in modalità sequenziale, “spacchettando” per così dire i dettagli, la mappa li sistematizza e li mette in connessione tra loro (vedi anche, in questo senso, il pensiero e le opere di Edward Tufte).

Scompone, ma senza perdere la prospettiva (per questo è utile).

Sorprende, ma lascia spazio all’approfondimento (per questo è, anche a colpo d’occhio, bella).

Apre uno sguardo sulla complessità, ma senza iper-semplificarla (ovvero, “banalizzarla”) a tutti i costi – e questo è forse il suo maggior pregio.


Non solo: basandosi sulle proprietà associative del nostro pensiero, sulla nostra naturale tendenza a mettere “oggetti” in relazione tra loro (cfr. Joseph D. Novak), le mappe sono di fatto una forma mentis che tutti possiamo “allenare” e mettere in pratica nel quotidiano.

Sono una “terra”, al tempo stesso, “di tutti” e “di nessuno”, e uno strumento aperto, flessibile e preziosissimo per attivare la collaborazione e la co-progettazione tra le persone.

Il visual telling permette inoltre di scaricare le tensioni: le persone smettono di parlare “in astratto” ma usano la visualizzazione come “ambiente” del problema, indicando, toccando con mano proprio quel punto della mappa. In questo modo, è possibile far concentrare le persone supportandone la gestualità, comportamento molto caro a tutti noi.

Ho visto fare dei veri propri miracoli al visual telling.

Vedere un legale capire un progetto di servizio e collaborare con il marketing…

Vedere un manager in overdose di informazioni soffermarsi sul contenuto…

Vedere un team di 2000 persone capire velocemente a che punto si è di un percorso di collaborazione…

Vedere un team rissoso calmarsi, concentrarsi sul problema e scaricare le tensioni sul progetto…

Vedere una mappa diventare il Brand di un’iniziativa…

Oggi molte mappe diventano lo strumento Beta su cui gruppi di lavoro collaborano, aggiornandole e modificandole; versione dopo versione, il progetto prende forma, insieme.

Insomma, parola di appassionata, collezionista e progettista di mappe: le mappe sono un utile strumento di collaborazione.

MAPPE: ISTRUZIONI PER L’USO

  1. Chiarirsi le idee: individuare il concetto portante su cui costruire la mappa
  2. Focalizzare i concetti: costruire una gerarchia delle informazioni
  3. Fare pulizia: evitare ripetizioni e ridondanze
  4. Creare collegamenti: progettare una “architettura” delle connessioni
  5. Lavorare per associazioni: puntare su metafore e relazioni intuitive e comunicabili
  6. Sintetizzare: fare un uso ponderato di parole-chiave, icone, elementi grafici (es: codici colore)
  7. Condividere: una mappa è efficace se è “implementabile” da tutti, semplice, accessibile

Per proseguire il dialogo su questo tema, scrivete all’indirizzo email c.favini@logotel.it


  • Ottimo post. Complimenti. Lo trovo utile per varie formule di apprendimento, in aula e a distanza. Vorrei maggiori approfondimenti. Grazie.

    • Cristina Favini

      Ciao Cristian

      Sono contenta, ok mi organizzo per approfondimento.

      Che cosa ti ha incuriosito o interessato di più?

      Il tema è ampio,  ci sono tante sfumature, proprio in questi giorni mi sto
      interessando alla visualizzazione anche quantitativa dei dati. Proprio ieri
      sono stata a un evento dove ho conosciuto un antropologo che sta collaborando al MIT (speriamo di avere presto un suo post!) per visualizzare flussi di dati di ambienti complessi come la città, …tutto
      questo può diventare base di riflessione per progettare nuovi strumenti a
      supporto delle imprese, strumenti per supportare le decisioni, per realizzare
      dei “cruscotti” che oltre a sintetizzare le informazioni e a evidenziarne le
      relazioni, rappresentano il valore, la dimensione quantitativa in forme
      dinamiche.
      Quindi anche base per progettare nuovi strumenti formativi.
      Grazie a te 

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