Altro che esperti, bisogna essere sempre più sperimentatori

| September 9, 2014

“Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo” edito da Marsilio e scritto da Giuliano da Empoli è sicuramente una risorsa che lancia una riflessione importante nell’attuale contesto sociale, economico, culturale: è la crisi delle discipline specialistiche tradizionali a sostenere la necessità di ristrutturare una nuova leadership da “esploratori” che guida verso idee nuove, ibride che tendono verso un’innovazione incrementale e/o radicale.

CHI VINCE LE SFIDE IN UN CONTESTO COMPLESSO
Come dice Giuliano da Empoli: In un contesto molto più mobile, governato da reti in continua evoluzione, i confini diventano più fluidi e il premio va ai nomadi capaci di attraversarli con maggior disinvoltura. Oggi, la massima innovazione non nasce più dal centro, bensì dalla frontiera tra i saperi, laddove i sistemi si sovrappongono.

L’incrocio dei saperi, l’ibridazione delle competenze rappresentano la vera frontiera per “vincere” in un mercato complesso. Gli specialisti credono che tutto sia calcolabile, prevedibile, riducibile a statistiche e si conforma alle previsioni che egli stesso elabora. Il contesto attuale nel quale vive l’impresa è imprevedibile e gli unici veri “tecnici” sono quelli che si confrontano ogni giorno con la realtà, che la esplorano e che sanno operare attraverso la costruzione di una solida rete di relazioni che si configura a seconda del progetto.

GENERARE SINAPSI SEMPRE NUOVE
Il ruolo degli specialisti anche nell’impresa è entrato in crisi, oggi i decision maker efficaci sono quelli che accettano i limiti della propria competenza. Non si presentano come esperti, bensì come sperimentatori. Gli sperimentatori hanno la capacità di attivare nuove sinapsi che generano nuovo valore per l’impresa.

Secondo Joseph LeDoux, neurobiologo e scrittore, l’individuo nasce dalle connessioni sinaptiche del nostro cervello. Le sinapsi sono gli spazi tra le cellule cerebrali che costituiscono i canali di comunicazione attraverso i quali il nostro cervello funziona. Noi siamo le nostre sinapsi o meglio la conformazione delle nostre sinapsi ci determina. Apprendere significa generare continuamente nuove sinapsi, ovvero nuovi collegamenti tra le parti che compongono il sistema, mettendo in relazione nuove aree cerebrali.

La messa in relazione di nuove aree cerebrali crea nuova linfa e nuova innovazione per l’impresa. Gli sperimentatori ibridano le competenze, generano nuova progettualità e lavorano in versione beta determinando nuove reti di scopo per l’impresa, nuove collaborazioni.

LE RETI DI SCOPO COME NUOVA SPECIALIZZAZIONE
Se in passato la verticalità gerarchica era la forma di organizzazione più efficiente, oggi il contesto ha radicalmente cambiato la situazione rendendo molto più convenienti le forme di coordinamento reticolari. Come continua Giuliano da Empoli: “…anziché essere immobile, la struttura interna aziendale si riconfigura di continuo sulla base dei progetti in corso, che diventano un’unità costitutiva dell’organizzazione interna, al posto delle vecchie gerarchie”

La collaborazione in questo caso è determinata dal progetto. Quindi i team, le reti che si vengono a creare sono determinate da uno scopo comune. La specializzazione diventa un valore se messa in rete e condivisa per raggiungere un obiettivo comune. Le reti di scopo guidano e coinvolgono competenze, pensieri, azioni verso un obiettivo comune che crea senso per l’impresa.

Come dice Marco Minghetti (Webooks. Verso la social organization) «Condividere, comunicare, collaborare», un movimento bidirezionale interno/esterno l’impresa, deve caratterizzarsi innanzitutto come scambio di conoscenza, prima ancora che di tecniche specifiche. Lo scambio di conoscenza tra attori caratterizza una rete di scopo accomunata dal progetto. Il progetto guida l’innovazione all’interno dell’impresa e genera nuove competenze ibride che nascono per rispondere a una nuova esigenza. La messa in comune di queste nuove competenze crea valore e conoscenza per l’azienda.

Concludendo, da Empoli descrive con efficacia il cambiamento di ruolo dei soggetti aziendali che da specialisti diventano decision maker sperimentatori capaci di generare reti di scopo per interpretare il mercato e generare nuova progettualità. Tanto più sperimentatori quanto più creano relazioni e collaborazioni legati alla nascita di nuovi progetti d’impresa.

(Immagine di copertina di Andrew Moore sotto licenza Creative Commons)

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