L’energia di un no, cosa c’è dietro a ogni rifiuto

| February 16, 2015

È il rifiuto per eccellenza, più netto e definitivo.

Il ’no’ ha una sua efficacia indispensabile, certo, ma in realtà, a pensarci bene, è l’espressione insoddisfacente per definizione. Un ‘no’ infatti non accade mai da solo. O almeno non dovrebbe. Presuppone sempre qualcosa. Già per il solo fatto che pone fine a qualcosa, di breve o di lungo.

Poche espressioni hanno la medesima efficacia di un ‘no!’. In se stesso un ‘no!’ sembra chiarissimo. Eppure, quanti dissidi, malumori o insoddisfazioni!

La maggior parte delle volte però il problema non è il rifiuto in se stesso che riceviamo, o la strada che viene sbarrata, ma la carenza (o addirittura l’assenza) di ragioni: mancano ‘perché’ sufficienti. Il nostro vero disagio di fronte ai ‘no’ (nelle loro più varie forme) deriva dal fatto che siamo esseri che esigono ragioni, cioè dei perché adeguati, e che cercano creativamente una soddisfazione ai propri bisogni. Persone cioè che, in ultima analisi, non accettano l’inerzia delle cose. Ne abbiamo parlato recentemente anche in questo post. Un ‘no!’ non blocca solo una catena di eventi che accadono, ma dichiara l’insufficienza o l’errore di una serie di giudizi e di valutazioni. Un ‘no!’, cioè, accade sempre dentro ad una trama in cui siamo legati assieme.

Pensiamo al caso in cui un nostro progetto viene cassato. Può essere assolutamente necessario — nessuno può metterlo in dubbio –, ma ci basta il rifiuto? Se ci basta, c’è qualcosa che non va. Non in chi ci sta sopra, ma in noi stessi. Non siamo adeguati alla posta in gioco. La posta in gioco è sempre innanzitutto una questione di ragioni adeguate, di ‘perché’ all’altezza delle sfide che affrontiamo. Se ci pensiamo bene, infatti, ci troviamo spesso a stimare le persone con cui lavoriamo anche per i no! che sono capaci di dire.

Ma questo avviene perché il loro rifiuto è sempre ragionevole, ossia è una parola o un gesto che giudica i passi fatti illuminandoli di un senso. E così facendo apre altre vie, potenzialmente migliori. Quanti errori derivano da strade lasciate irragionevolmente aperte, da ‘no!’ che non si è avuto il coraggio di dire, spesso per paura?

Proprio da questo punto di vista c’è un ‘no!’ del tutto particolare. Quello dell’errore. In un certo senso si tratta di un ‘no!’ che è la realtà stessa ad infliggerci. Possiamo scandalizzarci oppure possiamo esserne consapevoli e cercarne il significato. In questo caso non c’è niente di meccanico, ci vuole una buona dose di creatività. Ma scenari diversi e ‘giusti’ possono apparire solo a chi è capace di vedere delle strade prima e dopo gli stop.

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