Dalla società dell’io a quella del noi

| May 13, 2013

Tra le mille costellazioni della galassia della weconomy, quella che “in tempi di crisi” sta naturalmente emergendo con maggiore visibilità nell’opinione pubblica è senz’altro quella dei consumi collaborativi (“collaborative consumption”, per seguire il titolo del noto libro/movimento di Rachel Botsman o “sharing economy” secondo un’altra diffusa dicitura). Sul nostro libro scrivevamo:

… un’esplosione del condividere, del barattare, del prestare, del commerciare, del noleggiare, del donare e dello scambiare. Dagli enormi mercati come eBay e Craiglist a settori emergenti come il prestito peer-to-peer (Zopa) [mutato nel frattempo in Smartika], lo swap trading (Swaptree) [oggi Swap.com] e il car sharing (Zipcar), il Consumo Collaborativo sta scardinando i modelli di business più datati e reinventando non solo ciò che consumiamo ma anche come lo consumiamo.

Non è un caso, quindi, che nell’ambito delle numerose attività del Festival della Cultura in corso in queste settimane a Bergamo (dal 4 al 19 maggio) ci sia stato posto anche per un momento di riflessione e dibattito su questi temi: lo scorso venerdì 10, il nostro progetto Weconomy ha partecipato all’incontro “We share: dalla società dell’io a quella del noi”, condotto dalla giornalista di Radio 24 Maria Luisa Pezzali.

Il nostro chief editor Matteo Pozzi ha presentato diversi casi ed esempi di pratiche e business models che già abbiamo esplorato sul blog e sui Quaderni Making Weconomy, dalle piattaforme di “social renting” come Airbnb a quelle di car sharing come RelayRides; ma, senza andare troppo lontano, anche nel nostro Paese stanno nascendo interessanti progetti d’impresa che si inseriscono in questo filone, come il network di “tir sharing” Sendilo, il cui fondatore Francesco Murru era presente in qualità di relatore proprio all’evento di Bergamo.

L’incontro con Francesco è stata l’occasione per scoprire qualcosa di più su questa bella storia “in progress” di startup 100% made in Italy o, meglio ancora, “made in Sardegna” (a riprova di come, pur tra mille difficoltà, sia possibile “fare weconomy” anche dalle presunte “periferie” senza fuggire a tutti i costi in Silicon Valley). Un’idea, quella del tir sharing, vincente nella sua semplicità: perché non sfruttare la disponibilità di carico di un autotrasportatore per spedire merci a costo inferiore, anziché lasciare che camion mezzi vuoti solchino le nostre strade? Il modello, in fondo, è quello comune a tante altre esperienze nazionali e internazionali: le cosiddette “3 P”, un’articolazione più collaborativa e sostenibile dell’economia non più nel solo nome del “Profitto” ma anche del “Pianeta” (risparmio in termini ambientali) e delle “Persone” (benefici socio-economici).


L’innovazione sostenibile (“3P”) in un’animazione a cura di Dassault Systemes

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