La weconomy? È sempre più mainstream

| May 28, 2015

Economia collaborativa, sharing economy… weconomy. Apparentemente, solo apparentemente (e forse anche superficialmente) sinonimi, e invece se si scava più a fondo, sono parole diverse che rimandano ad aspetti diversi di un mondo che fa del suffisso –co (collaborazione, condivisione, coprogettazione ma anche coworking solo per citarne alcuni) uno dei cavalli su cui puntare o meglio uno delle sue caratteristiche imprescindibili.

Ed è così che la weconomy – che è anche il nome di questo blog, di nostri Quaderni (in divenire visto che si chiamano “Making Weconomy”), insomma di tutto il progetto che Logotel ha avviato al 2010 con il libro “Weconomy – l’economia riparte dal noi”  che potete scaricare quidiventa sempre più “mainstream”.
Alla weconomy e allo “stato dell’arte” dell’economia del noi – neologismo che creammo qualche anno fa – è dedicato il lo speciale del numero di maggio del Dirigibile (inserto mensile del Dirigente 5/2015), realizzato da ManagerItalia (sul quale abbiamo una rubrica) e CFMT

Un numero curato da Thomas Bialas, che oltre ad essere autore dei Quaderni Weconomy, è uno dei fondatori del progetto oltre che scenario architect e book editor del libro che affronta il tema da più punti di vista.

Si inizia con il cosiddetto “stato dell’arte” nel quale si parla anche di Weconomy definito “fonte di ispirazione sull’organizzazione e le tecnologie collaborative” e del nostro ultimo Quaderno, si continua con i “Future We” e una critica alla collaborazione pura per poi individuare i 5 driver secondo cui tutti siamo obbligati a collaborare.

Spazio poi anche all’estetica e all’identità collaborativa per concludere con i collaborative robots.
Scarica qui il numero del Dirigibile

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