È online il nostro Quaderno #8 sul Ne(x)twork!

| April 16, 2015 | 1 Commento

Esagero se dico che continuo a sorprendermi che gli strumenti basati su Internet continuano a generare e moltiplicare nuove forme di utilizzo?
A me piace guardare un po’ avanti, e posso dire di averlo fatto anche molti e molti anni fa, come quando nel 1986 ho realizzato una startup che ha creato in Italia la prima struttura per la realizzazione di Digital Private Networks per le grandi aziende.

Dico questo per dare un po’ di sostegno ad alcune mie considerazioni per il lancio del Quaderno n°8 del Making Together, su Ne(x)twork.

La prendo larga, apparentemente. L’attività fatta in questi ultimi 20 anni con Logotel mi ha creato delle convinzioni, cose in cui credo.

Credo che la Persona, che lavora al giorno d’oggi in un’Azienda di qualsiasi dimensione, sia sempre più disponibile a “collavorare” trasferendo anche alcune sue caratteristiche personali – cosa che tanti anni fa era quasi impossibile – come il coraggio, la determinazione, la passione, la curiosità. Tanti anni fa erano prioritarie, infatti, la competenza specifica, l’esperienza acquisita, la capacità professionale, ora sempre meno. L’essere bravo, l’aver avuto successi, dava una credibilità che, col passare del tempo, subiva attacchi se non si riusciva a dimostrare che non si viveva solo o prevalentemente di quei successi. Vent’anni fa Michael Hammer ci ha sfidati dicendo “Se pensi di essere bravo sei morto”, e come aveva ragione! Quella frase vent’anni fa era una provocazione, ora è una legge. Certamente non condivisa da tutti.

In questi vent’anni le Organizzazioni che hanno capito che la Verità non sta solo nel vertice, che la Vision non è una frase che dura molto e che serve appesa ai muri, queste Organizzazioni, magari non moltissime, hanno messo in piedi sistemi di “collavorazione”, di condivisione con le proprie Persone. Sistemi, non editti, dove i flussi sono in tutte le direzioni e non solo dall’alto; sistemi fatti di esperimenti, di tentativi per coinvolgere le Persone, perché il cambiamento è forte: e sappiamo che il cambiamento è contro la nostra filosofia di vita basata sulla abitudinarietà.

Quante volte abbiamo parlato e discusso di motivazione dei nostri collaboratori (oggi spesso si usa ancora il termine dipendenti!). Abbiamo cominciato a capire che motivazione può voler anche dire dare dei motivi per una azione diversa. Dare dei motivi, dei perché, non solo dei cosa. Se io per primo ho un’idea, una proposta, mi conviene trovare anzitutto il perché fare una certa cosa, prima del cosa fare, e i perché devono essere tanto più forti tanto più la cosa è diversa, strana, inconsueta. Ecco che se ho perlomeno il sospetto di non essere perfetto, mi serve la condivisione per avere collavorazione, per trovare una soluzione ancora migliore di quella che ho pensato.

C’è un problema: “collavorazione”e condivisione non sono ancora realtà acquisite e diffuse, né si può pensare di stimolarle con modalità direttive o azioni autarchiche. Ed è anche un problema di tempo, magari non ancora per tutti, ma certamente per i molti che stanno credendo o credono già in queste due esigenze, ripeto, la “collavorazione” e la condivisione. È un problema di tempo perché da un lato c’è un’urgenza crescente di avere degli ambienti dove si operi in questo modo, e dall’altro c’è bisogno di tempo, e spesso non poco, per motivare le persone a cambiare il proprio modo “storico” di lavorare.

Un’ultima considerazione: facciamo mente locale a chi nelle aziende sta nella vendita. Questa “funzione” è stata storicamente una funzione aziendale non primaria, non prioritaria (proviamo a far mente locale a quanti top manager vengono dalla vendita, pochini vero?). La Vendita diventerà sempre più una funzione chiave per la sopravvivenza, o sostenibilità, delle aziende. Come faccio a far “collavorare” e condividere i miei venditori, che tra l’altro non stanno nella mia sede? Come faccio a fornir loro la motivazione a cambiare il loro modo di vendere, ma anche il loro modo di dare feedback, di dare suggerimenti che vengono dal loro rapporto con i Clienti, loro che hanno in mano (o vorremmo che avessero in mano) il rapporto e la relazione col nostro Cliente?

Il Quaderno n°8 sul Ne(x)tworking va in quella direzione, non solo per la Vendita. E’ scritto da chi da più di dieci anni in “collavorazione” coi propri Clienti realizza delle business community, per Persone che appartengono ad uno stesso perimetro significativo di attività (come per chi fa parte di una rete di vendita, ma anche per altri perimetri aziendali). E dove la piattaforma che permette l’attività quotidiana per la business community non è il fatto principale e prioritario, qual è invece la consapevolezza che chi la gestisce deve avere per essere capace di produrre utilità professionale (e personale) al singolo partecipante, come per dargli occasioni di crearsi la propria visibilità, istanza personale. Solo con un’accurata e non comune capacità di gestione si ottengono risultati molto utili per il singolo, e quindi per l’Azienda che ha scelto di dotarsi di una business community.

Una volta avrei detto: “provare per credere”. No, lo dico anche oggi. Ma provare dopo aver letto e acquisito una serie di cose che possiamo trovare nell’8° Quaderno. Curiosi di leggerlo? Basta un click qui

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  • Che bello leggere queste cose.
    Per chi, come Logotel e la nostra realtà, fa questo mestiere, il nostro obiettivo è e sarà sempre di più far capire alle organizzazioni che servono modalità efficaci per abbattere i confini interni ed essere permeabili da/verso l’esterno. Solo così si creano innovazione e sostenibilità.