Cosa significa essere manager al giorno d’oggi

| June 3, 2015

“Il pesce puzza sempre dalla testa” è un monito della saggezza popolare che spesso ho sentito utilizzare anche in ambito organizzativo, per significare che molto spesso management e direzioni aziendali sono spesso causa delle inefficienze e disfunzionalità di cui poi si lamentano.

E il pesce “puzza”, ricordando un dato allarmante già sottolineato in precedenti post, ma non si limita all’odore bensì produce un bassissimo tasso di engagement che caratterizza le moderne organizzazioni, limitandone fortemente la produttività. E allora proviamo a guardarla da vicino la testa di questo pesce, interroghiamoci sul significato e sulla funzione del management.

Cosa significa oggi essere manager? È una domanda non da poco, lavorando nelle Risorse Umane ho visto molte persone preoccuparsi tanto di avere questa etichetta, senza chiedersi cosa comportasse essere un manager, o se si fosse all’altezza di esserlo. Questo perché nelle organizzazioni gerarchiche che hanno caratterizzato fino ad oggi il tessuto economico, essere manager ti dà potere, il potere che la gerarchia dà. E il potere è una scorciatoia relazionale molto potente: “Si fa così perché sono il capo e decido io”, è una comoda ma inefficace soluzione di molte conversazioni aziendali.

Il manager superuomo decide, dispone, organizza, comanda, impone, gestisce. Questi i verbi associati al management nell’immaginario, ma anche nell’esperienza di molti di noi. E che hanno avuto come conseguenza lo sviluppo di modelli organizzativi inefficaci. Perché se parliamo del principale asset di ogni organizzazione, le Persone, le Persone non hanno bisogno di essere disposte, comandate, gestite, non hanno bisogno di decisioni che non condividono. Le Persone per essere motivate hanno bisogno di essere coinvolte, incoraggiate, ascoltate, guidate.  Manager, usiamo questi “nuovi” verbi per favore.

Una recente ricerca di Zenger Folkman, ha individuato le aree di maggiori debolezza dei senior managers, attraverso 16 differenti paesi analizzando la situazione di 545 manager. Cos’è che questi manager non sanno proprio fare?

  1. Favorire lo sviluppo di altre persone
  2. Collaborare e lavorare in Team
  3. Ispirare e motivare altri
  4. Creare relazioni
  5. Praticare percorsi di crescita personale

E guardatevi le percentuali bulgare  di questi punti (solo per fare un esempio la prima voce riguarda il 37% degli intervistati). Da questi manager, così inadeguati dal punto di vista dell’empatia, della condivisione, della relazione…che tipo di organizzazione può svilupparsi?

Basta con il mito del manager (che si illude di essere) infallibile, autoritario, decisionista. Basta manager. To manage = gestire. No grazie, non mi serve, non ci serve.

Le organizzazioni hanno bisogno di leader. Di Persone che siano seguite e rispettate non in virtù della loro job title, ma della loro competenza, della loro umanità, della loro capacità di ascolto, di innovazione, di far succedere le cose.

L’esempio, non dimentichiamolo, è una delle più efficaci forme di insegnamento e influenzamento. La leadership deve riscoprire una dimensione etica, una dimensione collettiva che il concetto di manager superuomo (o superdonna) ha fatto dimenticare. L’high performer, l’eccellenza individuale, il talento…hanno prodotto organizzazioni, ma l’effetto si vede anche nella società, egoiste, individualistiche e intrensicamente improduttive (di valore soprattutto).

È del mese scorso la storia di Dan Price, l’AD di una società americana che si è ridotto lo stipendio del 90% per sostenere lo stipendio minimo dei propri dipendenti. I cinici diranno che ha già abbastanza soldi. Io dico che tanti hanno già abbastanza soldi, eppure non fanno niente del genere. I non cinici, chi crede che ci sia un valore che non si esprime in dollari e euro, hanno fatto la fila per candidarsi, per lavorare per una persona così, migliaia in poche ore.

Basta Manager, o almeno come li abbiamo conosciuti fino adesso. La Leadership che crea e produce Valore è servizio.

Al management e alla sua evoluzione abbiamo dedicato il nostro Quaderno 7 “Management: Cross, Self, Content”.

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