Gen-Z e aziende: intraprendenza e rivoluzione

| September 30, 2016

WECONOMY_generazioni_LogotelUna recente ricerca pubblicata da Monster si è concentrata sulla Gen-Z statunitense mettendo in evidenza alcuni temi che distingueranno (ma già distinguono) la generazione dei nati dopo il 1998 dai loro predecessori, i più famosi Millennials.
Certo ci sono una competenza ed una attenzione nell’uso delle tecnologie che ormai sono strutturali. Si tratta pur sempre di una generazione che non ha mai neanche visto il mondo prima di internet e degli smartphone. Ma sono alcune altre caratteristiche, convinzioni e pretese di questi (attualmente) neodiciottenni che colpiscono.
Innanzitutto il fatto che si tratti di una generazione già di suo, in un certo senso, imprenditoriale. Goldman Sachs, in una sua ricerca (qui un breve video riassuntivo) ha ripreso dalla HBR questo aspetto particolarmente interessante: circa il 70% di loro è già stato in un certo senso ‘imprenditore di se stesso’. Ha dato lezioni di qualcosa o ha messo in vendita su Ebay… Non solo.

Altri due tratti sono interessanti. In primo luogo la convinzione che l’ingresso sulla scena del mondo, e quindi del lavoro avvenga per lasciare un segno. Questo aspetto è particolarmente interessante. Molti rimarcano come questa generazione arrivi in un contesto sicuramente rivoluzionato e agevolato dalle nuove tecnologie ma anche segnato in maniera indelebile dalla recessione. Ecco allora i refrain sulla generazione della disillusione, della contestazione, dei no-sistema etc. Sembra però, a leggere le ricerche, che un futuro ci sia eccome nell’immaginazione dei giovanissimi di adesso. Un futuro che ci sarà, perché ci sarò io a darmi da fare. Un futuro di successi e soddisfazioni non si apre con un tap del dito o non è fatto solo di start-up genialmente concepite (e finanziate) in un lampo. Quindi sembra proprio che questa generazione avrà un’ampia disponibilità a darsi da fare. Già questo prefigura un interessante terreno di scontro con i Millennials, la generazione precedente, la generazione dei Work Martyrs, secondo quanto descrive un’altra ricerca. Uno scontro il cui campo di battaglia forse sarà proprio l’azienda.

Nel prossimo post proveremo a capirne di più. Anche di quello che nel nostro paese stiamo scoprendo delle nostre nuove (e nuovissime) generazioni.

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