I di Info: contenuti di valore

| November 19, 2013

Il Quaderno #5 di Making Weconomy è online da poco più di un mese, e sarà disponibile in versione cartacea tra pochi giorni. Chi ha seguito l’evento Exponential Innovation” di TEDxBologna lo scorso 12 ottobre, saprà già che stavolta sotto la nostra “lente d’ingrandimento” c’è la lettera I, declinata nei tre prefissi INFO, INDIE, INTER: tre attitudini della Weconomy da allenare sia individualmente sia collettivamente, per catalizzare l’innovazione partecipativa.

Uno dei messaggi centrali del Quaderno #5 è che queste tre “I” possono fungere da chiave di lettura per l’ampissimo concetto di innovazione dal quale siamo oggi costantemente e pesantemente bombardati attraverso il sovraccarico informativo presente in rete. Per mettere quindi dei paletti rispetto all’ambito del nostro approfondimento, abbiamo scelto di concentrarci sulla “altra faccia” dell’innovazione: non tanto quella tecnologica, quanto bensì quella “attitudinale”. A partire, quindi, dal ruolo del contenuto (INFO), oggi.

Secondo Wikipedia, per informazione (dal latino “in-formare”, dare forma), si intende quella “conoscenza comunicata o ricevuta in merito a un particolare fatto o circostanza, capace di risolverne l’incertezza (…); quanto più è incerto un evento, tanta più informazione è richiesta”.

Info, insomma, come contenuto di valore: nuove storie che non siano ancora state raccontate, e che per questo richiedono nuove e diverse modalità di storytelling, da condividere con il proprio Cliente per intercettare il suo cosiddetto surplus cognitivo: quella mole di contenuti, esplosa in coincidenza con la diffusione dei social network, che produciamo e condividiamo senza costrizioni di alcun tipo,in quanto frutto della nostra intrinseca auto-motivazione.

Questo video di Clay Shirky, scrittore e studioso dell’impatto e degli effetti di Internet sulla nostra economia e società, chiarisce – attraverso un esperimento tratto dal mondo scolastico – la differenza tra il progettare considerando anche il valore sociale condiviso piuttosto che il solo valore economico, segnando così una cesura tra il fenomeno dell’information overload e quello, appunto, del surplus cognitivo.

Negli scenari collaborativi della weconomy, il contenuto (di valore) viene pertanto rimesso al centro, ed è necessario che nuovi strumenti e discipline ci vengano in aiuto nella sua comunicazione. L’infodesign si sta dimostrando il tool che per eccellenza aiuta a semplificare concetti qualitativamente o quantitativamente complessi nelle discipline più disparate; ed è uno strumento molto utile nei contesti collaborativi perché permette a team o gruppi di persone con professionalità ed esperienze diverse di condividere valore e conoscenza e comunicare con un linguaggio comune.

Infografica dunque (vedi questo tool semplice e pratico per crearle), ma non solo: anche mappe mentali e storyboard sono e saranno sempre più necessari nella gestione della complessità della conoscenza. La web page “Thirteen reasons why your Brain Craves Infographics” spiega, proprio attraverso una semplice infografica, come l’80% delle persone ricorda ciò che vede e fa, il 20% ciò che legge e solo il 10% ciò che ascolta, e conclude spiegando che le infografiche sono semplici da assimilare, divertenti da condividere ed estremamente ingaggianti.

C’è chi attraverso le potenzialità dell’infografica si è inventato un nuovo mestiere: Anna Vital ad esempio, autrice di infografiche e “startup evangelist” di San Francisco, ha fondato il visual blog Funders and Founders” dedicato al mondo delle startup. Contenuti impegnativi come l’angel investing, lo startup system, le acquisizioni, il mondo del crowdfunding, trovano una propria semplificazione espositiva e razionalizzazione attraverso una rielaborazione in chiave sintetica, illustrativa ed ingaggiante (vedi anche questo nostro post sulla gamification).

Anche il mondo dell’editoria “tradizionale” non può esimersi dall’intraprendere la via dell’information design: da questo articolo di Doppiozero, rivista online di analisi dell’industria culturale, emerge l’esigenza di dover ripensare/riprogettare le testate giornalistiche, e non semplicemente di “ridisegnarle”. Per far sì che ciò accada, è necessario che giornalisti e grafici lavorino fianco a fianco e che non esistano più confini netti tra le due professionalità, anche perché (ricordiamocelo), l’innovazione nasce spesso (sempre?) dalla combinazione di competenze ed esperienze eterogenee tra loro.

Forma e contenuto in un continuo “ping pong” tra loro: è il tema della content curation, efficacemente riassunto in questa – non più nuovissima ma sempre attuale – illustrazione:

E nelle nostre imprese? Quali sono le nuove modalità di stoytelling con cui comunichiamo i nostri contenuti?

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