Il Flusso come guida progettuale collaborativa

| June 19, 2015

copertina_jessicaL’articolo di Jessica Aroni tratto dal nostro ultimo quaderno sul Ne(x)tworking.

Sempre di più come Clienti cerchiamo significati non solo nei prodotti e nei servizi che compriamo, ma anche e soprattutto nei brand che scegliamo. Per questo èvitale per le imprese essere ed essere riconosciute come organismi portatori di un’identità forte, generatori di storie di cui i Clienti vogliono far parte.

In questo contesto l’attivazione di “flow” permette all’impresa di fare quel passaggio da organizzazione a organismo indispensabile per progettare le risposteai “need”, ai bisogni emergenti dei propri Clienti e dell’impresa stessa, in coerenza con la propria identità.

Un flusso ben progettato si differenzia da un processo aziendale, in fase iniziale, per la definizione di un obiettivo basato sui “perché” e questo arricchisce il “flow” di un principio vivente: quello del senso condiviso. In una fase avanzata il flusso si differenzia per la modalità di coinvolgimento e il livello di collaborazione delle persone che lo animano, per la consapevolezza che ogni azione dei singoli mette in gioco una “posta” che è globale.

Progettare il “flow” è fondamentale ogni volta che si vuole lanciare una “call to action” su una nuova sfida da affrontare a livello di impresa, su nuovi prodotti e servizi da raccontare ai propri Clienti, su nuove abilità da allenare. Il “flow” permette di amplificare il messaggio e allo stesso tempo lo arricchisce di contributi, di punti di vista, di esperienze concrete, accompagna la realizzazione della “call to action” attraverso lo sviluppo delle individualità, le amplified identity, che sono parte del flusso.

In un progetto focalizzato, per esempio, sulla riprogettazione della Customer Experience, il Flow permette di creare team trasversali all’interno dell’impresa per cogliere al meglio sia i need dei Clienti sia ciò che il brand vuole comunicare, permette poi di ampliare il coinvolgimento e accompagnare lo sviluppo delle competenze di tutte le figure coinvolte nella relazione con il Cliente perché ogni momento di contatto sia coerente ed efficace con la progettualità sviluppata.

Come generare un “flow”?

Si parte dal disegnare le arterie vitali del flusso individuando con la stakeholder map il nucleo di partenza, il team di progetto in senso stretto, e le logiche di coinvolgimento da attivare nelle fasi successive di sviluppo. Poi si passa all’analisi dei “need” e dell’obiettivo iniziale di progetto per strutturare il “why” che guiderà il “flow”, che ne costituirà la linfa vitale. Infine si definiscono le fasi di realizzazione fatte di metodo, ambienti e contenuti da accompagnare con percorsi formativi per allenare la capacità dei singoli di fare parte del flusso arricchendosi e arricchendolo allo stesso tempo.

Come mantenere vivo il “flow”?

Proprio perché è organico, il flusso deve essere alimentato costantemente e in questo giocano un ruolo fondamentale le persone. Stimolare all’autoformazione, generare autonomia, creare la sensibilità necessaria per cogliere le evoluzioni dei bisogni, progettare e realizzare ambienti, i common environment, che creino il giusto contesto e stimolino le giuste dinamiche di interazione, sono passaggi fondamentali per mantenere vivo il “flow”.

 

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