Il futuro, il trend forecaster e le reti collaborative

| September 21, 2015

covSu questo blog parliamo spesso di futuro. È inevitabile. È una sorta di by-product delle discussioni sull’innovazione. Ma che cos’è il futuro per un’impresa?

Diversi sono i post nei quali abbiamo provato a trovare i confini della dimensione dell’avvenire. In questo articolo abbiamo iniziato ad accennare al ruolo dello Scenario Planner; qui abbiamo parlato del ruolo del design per lo sviluppo di un pensiero critico rispetto all’innovazione. E in questo articolo ci spingeremo oltre e parleremo anche dei Trend Forecaster, persone che immaginano i futuri possibili.

In questo video, creato da Motorola per il CeBit del 2001, nonostante un look&feel marcatamente fine anni ’80 primi anni ’90, si può vedere come i temi esplorati allora dall’azienda (wearable tech, smart/connected cities, connection everywhere, work/life balance, smart assistant, connected geolocalized review systems) non fossero ancora concetti diffusi, buzz words che comparivano quasi quotidianamente sui giornali. Forse qualche ricercatore o qualche artista ne parlava, produceva contenuti a riguardo, ma in generale il pubblico non era ancora a conoscenza di questi argomenti.

Quindi quello che Motorola ha fatto in questo video è stato provare a studiare il futuro, con qualche anno di anticipo. A voler essere pignoli il futuro non lo si può studiare, però. Come ci ricorda Jim Dator “il futuro non può essere studiato perché il futuro non esiste” e non può essere predetto perché una predizione intende descrivere un’immagine vera e accurata di una realtà che ancora non esiste. Il tempo segue un’unica direzione (dobbiamo ringraziare l’entropia per questo, anche se il discorso è ancora aperto), e questo vuol dire che è possibile studiare il passato e osservare il presente ma vuole anche dire che il futuro non è predeterminato. Questo concetto è stato rafforzato nel 1927, almeno concettualmente, da Werner Heisenberg con il suo principio di indeterminazione. Questo principio, riassunto in poche parole, sostiene che, a livello subatomico, non è possibile conoscere la posizione di una particella ma solo un range di possibilità della sua posizione; solo l’osservazione e la misurazione possono permetterci di scoprirne l’effettivo punto in cui si trova. Quindi, Heisenberg, andando contro la fisica classica, che sosteneva l’idea che tutto esiste e funziona alla stessa maniera sia che si stia osservando il sistema o meno, afferma che: “The ‘path’ comes into existence only when we observe it”.

Ed è per questo che, di solito, il passato viene rappresentato da una linea che si conclude in un punto, il presente, adimensionale che esemplifica un momento di zero possibilità e di realtà assolutamente invariabile. Ciò che viene dopo è, di solito, raffigurato da un cono che mostra come più ci si allontana dal presente, più si amplia di possibilità, un cono popolato di idee di futuro. Il termine idea non è casuale in questo contesto. L’etimologia della parola (dal Greco (εἶδος) eidos= forma, pattern,  (ἰδεῖν) idein =vedere) ci conduce al concetto di visione di qualcosa che non è presente, qualcosa che non c’è o non c’è ancora.  Questo quello che Motorola ha fatto nel video. Ha unito idea e futuro e ha immaginato un cambiamento di direzione nel cono di possibilità che diverge dalla norma.

È qui che entrano in gioco i Trend Forecaster, coloro i quali dalla lettura del presente ipotizzano il futuro. Il loro ruolo è quello di identificare anomalie che potrebbero, in qualche punto del futuro, portare ad un cambiamento in ciò che facciamo, che ci piace, che usiamo… Forecast, che viene tradotto in italiano con predizione, è inteso come un’affermazione logica e utile rispetto a qualcosa che crediamo possa succedere.

Ma non tutte le idee sono rilevanti per un Trend Forecaster. Captare segnali più o meno deboli nella società significa scandagliare tutti gli aspetti culturali, etici, ambientali, politici, tecnologici, etc. per definire dei pattern che potrebbero influenzare i bisogni degli individui o di gruppi di individui. Significa, quindi, anche guardare Ritorno al futuro 2 e cercare poi di creare un hoverboard o delle scarpe con gli autolacci (entrambi in tempo per l’arrivo di Marty McFly, il 21/10/2015).
È però vero che son stati gli autori del film ad immaginare un possibile futuro dall’identificazione di un trend o è stato, invece, qualche “specialista” del marketing a vedere un’opportunità di mercato nel successo di quel film?
Per altri film o libri il discorso è diverso. Pensiamo ad esempio all’anno 2019 e al fatto che il test di Voight-Kampff dovrebbe soppiantare il test di Turing per scoprire i replicanti ribelli.
Probabilmente non succederà, come invece descritto nel film Blade Runner, in fondo di replicanti non ne esistono ancora. È però notizia di non più di qualche mese fa che alcune tra le menti più eccellenti nel mondo della scienza e della tecnologia robotica hanno firmato una lettera che esprime perplessità e timori rispetto allo sviluppo di intelligenza artificiale, perplessità che viene riconfermata in una successiva lettera sull’utilizzo di AI nello sviluppo di armi (qui viene in mente Terminator o il più recente Ex Machina).
Quindi sia Philip K. Dick (che ha scritto il libro Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche) che Ridley Scott (che ha adattato il libro in film spingendo la data dell’avvento degli androidi ai nostri giorni) sono stati sensibili abbastanza da identificare qualcosa nella rivoluzione elettronica, sono stati, a loro modo, futurologi, predittori di un trend, quello dell’AI, che oggi è ormai mainstream  (ne abbiamo parlato anche noi, sia sul quaderno #8 con Thomas Bialas, che in questi articoli #1 #2).

Ma quello del Trend Forecaster non è un lavoro solitario. Più si vuole essere ‘collegati col mondo’, più si deve essere in grado di collaborare, creare reti che fungano da radar, da imbuto, da filtro che raccoglie ciò che è utile, ciò che è nuovo, ciò che è rilevante.

Di reti ne esistono principalmente di tre tipi; il livello di collaborazione cambia a seconda del modello utilizzato.

hnLa prima categoria di reti è chiamata gerarchica, è quella più spesso utilizzata nelle agenzie perché veloce e facile da stabilire. Tutti i membri della rete fanno rapporto a un singolo nodo, che interpreta i risultati e che crea una previsione di trend. In questo modo i singoli collaboratori possono fornire al manager una serie di spunti e contenuti spot senza dover approfondirne dettagli, sarà poi il nodo centrale a collegare gli elementi e svilupparne una visione d’insieme. Il livello di collaborazione di questo tipo di rete è evidentemente basso e questo implica limitata innovazione visto che la sintesi del trend viene sviluppata dal punto di vista dell’unico nodo.

cnIl secondo modello è quello di rete collaborativa. Principalmente sviluppata tramite internet, la rete è composta da tanti piccoli gruppi di diversi settori, senza gruppo di controllo principale. Utilizzato da squadre che prendono decisioni comuni tra di loro basandosi su informazioni a loro date da altri gruppi della rete, consentendo un elevato livello di innovazione dal giudizio condiviso. Consente la scomposizione, il riassemblamento e il trasferimento di idee da un settore all’altro.

dnIl terzo e ultimo tipo di rete è quello distributivo che viene principalmente usato da Scenario Planner o Think Tank. I partecipanti alla rete ricevono tutti le stesse informazioni e costruiscono insight derivati da contenuti forniti da altri esperti della rete.

E quindi, se è vero che ci sono tanti numeri, ricerche e statistiche che vanno analizzate e studiate in solitudine, compito del Trend Forecaster è anche quello di andare al cinema o leggere un bel libro, percepire il contesto e identificare i segnali deboli che risuonano nella società e che, in un futuro, porteranno ad un cambiamento significativo nel cono di possibilità. Parlandone e collaborando con gli altri nodi della rete!

 

Risorse: Trend Forecaster’s Handbook, Martin Raymond

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