Il paradosso della scelta continua: pillola rossa o pillola blu

| December 17, 2015

Dopo l’uscita del Quaderno #9, proponiamo sul blog l’articolo di Cristina Favini che approfondisce i temi trattati nel nuovo Weconomy Making Together.

Giusto o sbagliato? Errore o opportunità? Funzionerà o non funzionerà?

Scegliere è anche preferire, prediligere, prendere, preporre, anteporre, optare, separare, dividere, selezionare, vagliare, setacciare, distinguere, discernere, cernere, decidere, spogliare. scelta

Scegliere è un’attività che ci accompagna da sempre e scandisce la metrica delle nostre vite e dei nostri progetti, ma mai come oggi è continua, il “passo” tra una scelta e l’altra è sempre più corto e rapido.

Non solo crisi evidenti, imprevisti eclatanti quelli che ci portano a dover scegliere, ma anche una normalità che continua a durare pur non funzionando più come una volta, “Oops” può anche essere lo strappo di un’accelerazione che lascia spazi che non si sa se coprire o saltare. Ma possiamo saltare? Difficile, siamo chiamati a scegliere.

Scegliere è scomodo. Non può che essere così vista la fatica che facciamo tutti i giorni a rincorrere la scelta su progetti grandi e piccoli, personali, aziendali, collettivi, nostri e di altri.

La scelta è un atto di solitudine e non della moltitudine, anche se chiediamo collaborazione, conforto o l’opinione di molti: è un atto di responsabilità. Decidere senza avere chiaro il “paesaggio” in cui viviamo e operiamo, prendersi dei rischi nello scegliere quale possibilità, compresa quella di sbagliare, richiede l’energia di abbandonare altre possibilità. Non c’è inizio senza scelta e, direi, senza qualcuno capace di fare la scelta.

C’è chi è responsabilizzato a prendere scelte continue

Abbiamo conversato e riflettuto con manager e imprenditori in aziende in forte trasformazione, un chirurgo direttore di un Trauma Center e un astronauta prossimo a una missione spaziale. Tutte persone che si trovano a scegliere in contesti incerti, instabili e a collaborare con gruppi estesi per portare a casa la “pelle”, la missione dell’impresa e delle persone stesse.

Quando il rischio diventa routine, quando l’emergenza diventa ordinaria c’è nell’organizzazione/organismo chi è scelto a scegliere.

Primo: il problema della gestione del rischio è la scelta di persone competenti e di investire sulla loro competenza. Secondo: essere preparati, non andare in panico, sviluppare visione periferica per non perdere di vista le priorità richiede allenamento.
Terzo: essere consapevoli che è il contesto incerto in cui operiamo che ci porta a scegliere “continuamente al volo” la sperimentazione della scelta e la prototipizzazione è una variabile indispensabile per sopravvivere.
Quarto: “durante un imprevisto devi essere pronto ad accettare un rischio maggiore”, in certe situazioni devi quindi accettare consciamente un rischio più grande per risolvere un problema e qui entra in gioco l’allenamento psicologico necessario.
Quinto, non meno importante degli altri “numeri”: chi è scelto a scegliere si deve assumere rischi e responsabilità ma è solo grazie al supporto dei suoi collaboratori che è possibile dar seguito alla scelta, agirla. Scegliere è un atto di solitudine, ma si deve avere la capacità di delegare, affidarsi e fidarsi degli altri. Sesto e ultimo aspetto che mi viene in mente: organizzare la gestione dell’emergenza continua, investendo sulla conoscenza e competenza delle persone. Questa non è una scelta ma una realtà.

PS: siamo tornati al punto “uno” di questo blocco!

C’è chi è a supporto delle scelte continue di altri

Ogni cambiamento inizia con un attimo di rottura, l’OOPS, che si traduce in necessità di sviluppare alterna- tive rispetto al passato al presente, l’OR, per arrivare poi alla scelta finale di perseguire un’opzione piuttosto che un’altra, e poi l’OK: la scelta è presa.

Abbiamo conversato con uno scenarista, un futurologo, un formatore, un coach, designer, Community Manager: tutte persone che collaborano per aiutare a visualizzare e prendere consapevolezza della rottura, a immaginare e rappresentare (io preferisco disegnare) le opzioni della scelta, a imparare a schiacciare l’OK con più velocità, a prototipare e ad agire la scelta.

L’impegno a partecipare per trasformare gli “or” in “oro” per avere degli OK e non dei KO. Il terreno di gioco sono le alternative, possibili storie verso probabili orizzonti temporali. Siamo nella dimensione della possibilità. Disegnare nuovi flussi, partendo dalla dimensione dell’incertezza, per esplorare modelli futuri all’interno del cono di possibilità. Continuamente allenare persone, organizzazioni-organismi con dinamiche interrogative, per tracciare percorsi diversi grazie ad approcci design oriented, addentrandosi nel regno della scenaristica speculativa e non solo.

Una volta definito il ventaglio delle possibilità il supporto si concentra nel gestire la “tirannia della scelta”, la fatica del decidere che richiede attenzione, tempo, energia. Lo stress necessario a scegliere aumenta proporzionalmente all’aumentare del numero di opzioni possibili con il rischio di incorrere nel blocco conosciuto anche come “paralisi delle opzioni”.

La scelta presa diventa prototipo continuo, il new black. Dietro le scelte che rappresentano una svolta a seguire ci sono le piccole scelte continue che danno forma al vettore del cambiamento e sono quelle che tutte le persone coinvolte nel progetto devono prendere in autonomia, interpretando e sviluppando preferenze. Il supporto cruciale è anche in questa dimensione, ovvero nell’aiutare comunità di persone a collaborare alla scelta, gestendo microcrisi da relazione e fiducia, potenzialmente devastanti in termini di mercato. Diventa cruciale per gestire le micro scelte che danno forma alla macro scelta aiutare le persone a collaborare in continuazione, a far crescere un linguaggio comune per essere pronti nei momenti di stress a prendere scelte in velocità in modo coeso sviluppando un “cuore e un fiuto collettivo”.

C’è chi le scelte continue o non le vede o pensa di non doverle prendere

Quante volte ci sentiamo dire “tanto non sono io che scelgo”? E anche quando sottoponiamo a qualcuno una scelta, non abbiamo forse messo in quello che sottoponiamo la nostra preferenza e quindi influenzato la scelta?

Il concetto di scelta è strettamente saldato a quello di possibilità. Si sceglie là dove ci sono alternative, vie diverse, possibilità appunto. Interessante è anche il fatto che vale il contrario. Ossia: ci sono possibilità là dove c’è una persona capace di scelte. Solo costui è capace di tentare di leggere la realtà, esperienza ed azione popolate da possibilità. E quindi non solo da fatti necessari ed ineluttabili e fuori controllo. In questo senso “scelta” è legata a “libertà”, alla possibilità di imprimere un proprio corso alle cose.

Scegliere poi non è volere, si possono volere anche cose impossibili. Ma queste non si possono scegliere…

Una “scelta” esprime una preferenza. O meglio presuppone e mette in evidenza una (o più) preferenze (tanto è vero che i due verbi — scegliere e preferire — possono talvolta essere usati l’uno per l’altro). Questo è un versante altrettanto interessante della faccenda perché credo che costituisca una sfida importante, quella dell’allenamento alle preferenze, soprattutto in contesti nei quali il preferire sembra un tabù da evitare in nome dell’oggettività e dell’equidistanza.

A chi pensa che non stia a lui scegliere rispondo di avere il coraggio di “scegliersi” per non restare immobile e subire gli eventi.

Se siete sopravvissuti alla lettura fino a qui, avrete capito che questo tema mi ha, ci ha, appassionato ed è il motivo per cui abbiamo deciso di dedicare alla lettera “O“ di Weconomy OOPS, Or, OK.

Sono tre passaggi consequenziali che costituiscono la struttura portante del prendere una scelta: ogni cambiamento inizia con un attimo di rottura, l’OOPS, che si traduce in necessità di sviluppare alternative rispetto al passato al presente, l’Or, per arrivare poi alla scelta finale di perseguire un’opzione piuttosto che un’altra, l’OK.

Non posso che ringraziare tutti gli Attori e Autori di questo percorso, che speriamo sia un utile innesco per le vostre riflessioni. Ora sta a voi decidere, come ha fatto Neo in Matrix, se prendere la pillola rossa o la pillola blu.

Buona lettura.

 

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