Il riscatto dei MOOC, sempre più utili anche per le aziende

| October 15, 2014 | 1 Commento

Ci sono parole difficili da ricordare, vuoi perché sono di difficile pronuncia, vuoi perché di per sé non dicono granché. Eppure, dietro, nascondono un mondo fatto di innovazione e collaborazione o per meglio dirla di…innovazione collaborativa. La parola MOOC, acronimo che indica i Massive Online Open Course, è sicuramente una di queste. Forse di primo acchito non vi dirà niente, eppure  rappresenta un vero e proprio trend che le aziende seguiranno nel 2015. Ma cosa sono i MOOC – di cui di recente si è occupato anche il MIT – e perché fanno innovazione?

Un esempio di MOOC è Coursera che di per sé non è una novità (anche se in Italia ancora poco noto), ma è una novità il fatto che solo di recente le università italiane (Bocconi e Sapienza e a breve anche LUISS) lo hanno scelto come piattaforma per diffondere i loro corsi e che sempre più siano le persone che accedono a questa piattaforma.

COURSERA MA ANCHE CANVAS NETWORK E IVERSITY

Ma procediamo per ordine. Cos’è Coursera? Una piattaforma online pensata per la formazione a distanza che, come dice l’inglese massive, ha l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre più elevato di persone cui consente di fare corsi specifici, purché abbiano un computer (ma anche tablet e smartphone) e una connessione a Internet. Da qualsiasi posto ci si connetta e qualsiasi ora.  E gratis, a meno che non si voglia usufruire di una certificazione valida ai fini di legge (costo 50 dollari) per la quale, e solo in quel caso, la piattaforma chiede un pagamento, altrimenti dopo avere frequentato il corso, si ottiene un attestato di frequentazione.

Fondata da due americani, Andrew Ng e Daphne Koller, che hanno iniziato con una collaborazione con l’università di Stanford, è tra le più famose piattaforme di MOOC e i numeri lo confermano: oltre 5 milioni gli utenti, provenienti da 190 Paesi. Iscriversi a un corso di Coursera vuol dire… entrare in una classe, con tutto quello che ne consegue: video-lezioni, compiti da fare, attività previste per quella settimana, anche in base al tempo a disposizione. Le principali informazioni vengono date o dalla piattaforma ogni volta che ci si connette con il proprio account (bisogna dunque registrarsi) ma soprattutto via mail. I corsi, offerti da università prestigiose come Yale, Columbia, Stanford, sono i più svariati e si possono frequentare in base alla disponibilità di tempo che si ha (settimanalmente arrivano indicazioni in merito con suggerimenti su cosa si può fare se si hanno 2 ore, 3 ore…). Da non sottovalutare l’anima “social” che è la vera forza di Coursera, soprattutto per ovviare all’alta percentuale di abbandono: intense le attività di community che favoriscono gli scambi (come ad esempio il forum), le tavole rotonde, i quiz e tanto altro ancora.

Ma non esiste solo Coursera. Un altro esempio molto interessante è sicuramente Canvas Network con un linguaggio più giovanile e corsi di durata inferiore nel tempo. O ancora Iversity di matrice tedesca e con corsi appunto nella lingua di Berlino e in inglese. A differenza degli altri due, in questo caso i corsi sono organizzati, tramite la piattaforma, da singoli professori e non università. Anche l’Expo si è affidato ai MOOC utilizzandoli per avvicinare gli studenti alle aree tematiche dell’Esposizione Universale.

MOOC PER BRAND REPUTATION…

Quelli citati sono solo alcuni esempi di MOOC che, come dicevamo sopra, stanno diventano sempre più di rilievo anche per le aziende e organizzazioni. Le prospettive sono infatti molteplici, uno dei risultati più tangibili è che un’organizzazione potrebbe usare la propria expertise in un determinato settore e comunicarlo alla propria comunità, in maniera molto più ampia di come ad esempio si fa con un webinar, in ottica quindi di employer branding. ma soprattutto di brand reputation. Oppure suggerire corsi di interesse su piattaforma come Coursera ai propri collaboratori, ma converrete con noi che questo approccio è alquanto “limitativo”.

I MOOC infatti, hanno un ruolo molto importante e portano vera innovazione se inseriti in un contesto strutturato, con una metodologia adeguata che affianca strumenti di condivisione (social ma non solo), in cui la formazione dei propri dipendenti e collaboratori ha l’obiettivo di coinvolgerli in un processo continuo, con obiettivi ben definiti, con chiaro sensemaking. Si affiancano alla formazione in aula e la integrano.

MA SOPRATTUTTO PER FARE INFORMAZIONE IN UN CONTESTO STRUTTURATO

Un esempio concreto è quello di McAfee, nota azienda americana che si occupa di sicurezza, che grazie ai MOOC ha innovato il processo di inserimento dei nuovi lavoratori in azienda che prima durava 80 ore, 40 di preparazione pre-ingresso, 40 in sede oltre a lavoro extra. Per alcuni un processo di apprendimento lento, per altri fin troppo veloce. Così per favorire lo scambio tra i nuovi entrati e “sfruttare” le capacità di quei manager più propensi a “trasmettere” sono stati usati dei MOOC che, accanto a lezioni in aula (comunque diminuite) davano la possibilità ai nuovi entrati di condividere e socializzare (cosa che ad esempio fanno le business community con video formativi) e ai manager di discutere su casi reali.

Secondo un sondaggio di Future Workplace pubblicato su Forbes,  il 70% dei responsabili della formazione aziendale vorrebbe integrare i propri programmi formativi con i MOOC avvantaggiandosi di contenuti specifici e puntando sulla gamification (di cui abbiamo tanto parlato qui). Fondamentali, per altro, per evitare la diserzione dei corsi online che, come abbiamo detto su, sono innovativi, ma che soffrono della sindrome di abbandono: a iniziare un corso e lasciarlo a metà, come riportato su Internazionale, è l’85% degli iscritti.

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