I talenti? Si trovano in “casa”

| July 21, 2014 | 1 Commento

Henri Frederic Amiel disse: “Fare agevolmente ciò che riesce difficile agli altri, ecco questo va chiamato talento.
Nell’accezione corrente con “ talento” si definisce un’abilità dai tratti straordinari, che connota in maniera singolare un individuo. Si ritiene che a un grande talento debba seguire una carriera garantita e sia caratteristica esclusiva di personalità famose, artisti, pittori, cantanti, manager con aloni catarifrangenti protagonisti su teatri di grandi aziende e industrie multinazionali ecc.Vi è poi nell’immaginario collettivo la convinzione che il talento “dote” speciale, debba essere scoperto in giovane età per coltivarlo con impegno facendolo germogliare nei tempi utili al successo di chi lo possiede.
Dal punto di vista di persone di buon senso, il talento è piuttosto un’energia creativa che vive dentro di ognuno di noi che se lasciata libera, e poi canalizzata verso obiettivi individuati, porta ogni persona alla sua piena e spontanea realizzazione.

Il talento è quindi da ritenersi un patrimonio alla portata di tutti che non riguarda capacità speciali ma l’attitudine a seguire il proprio vero saper essere e saper fare, portando l’individuo alla piena auto-realizzazione.

In molte culture antiche il talento coincideva con il “daimon” (il demone), il destino o il genio ispiratore, cioè una capacità innata che forniva all’uomo l’intuizione, il coraggio, la determinazione a espletare compiti che altri non volevano prendere in attenzione per paura o per umiltà.
Nello scenario di oggi in  molti convegni, seminari, spesso in televisione, sentiamo parlare  di come sia giusto individuare talenti e  trattenerli in Italia per non subire la cosiddetta “fuga di cervelli”. Il tema, conseguente a queste riflessioni con altre valutazioni, porta  all’attenzione delle Aziende del nostro Paese quel concetto che si definisce l’“employer branding”.

Oggi il discorso sui talenti si dibatte fra talentismo o talentuosità con poca chiarezza dando origine a puerili generalizzazioni… Tuttavia, proviamo ad approfondire: chi è o chi possiamo considerare un “talento”? Il talento è proprio di chi è capace di produrre valore, un valore che garantisca eccellenza, soluzioni distintive, creative, capaci di stupire, una sorta di deus ex machina che comprende in poco tempo la situazione ed interviene in modo risolutivo.

E da qui sorge il dubbio: un talentuoso può essere  considerato anche  geniale? Sono convinta che ci siano persone dotate di talento e geniali… impressionanti nel loro agire e l’azienda che le possiede può assistere al miracolo di vederle concentrate a riportare al successo, con velocità, intuizione e valore aggiunto, situazioni passive, critiche, fallimentari.

Nella quotidianità secondo me i talenti sono un’altra cosa. Possiamo definire talento chi è capace di raggiungere, nel suo lavoro, gli obiettivi assegnati, nei tempi e nei modi concordati. Il talento è della persona che lavora con serenità, dimostrandosi affidabile appassionata coinvolta sempre da un’eticità indiscutibile che regola il suo stare con gli altri e con gli altri condivide il suo talento. È talentuosa la persona che ha voglia di crescere, che è ambiziosa ma non arrivista, che è disponibile senza chiedere in cambio particolari riconoscimenti. Una volta compreso chi possiamo considerare un talento, poniamoci un’altra domanda: i talenti in azienda servono a renderla e a mantenerla, competitiva nel tempo? E se le Aziende non possiedono talenti?

Le Aziende hanno molti più talenti di quanto il management a volte possa pensare, sono già in azienda, basta soltanto cercarli, individuarli, scoprirli, offrirgli le giuste opportunità. Come? Colui che si pone l’obiettivo di portare alla luce i Talenti nella sua azienda, dovrà coinvolgerli, colloquiare con loro, ascoltarli e in un certo senso anche spiarli da lontano, studiarli in diverse dinamiche del loro operare. Così facendo si renderà conto che quello che andava  faticosamente e dispendiosamente cercando all’esterno, è già dentro  “in casa” con il valore differenziale che quelle persone dotate  con talenti non ancora conclamati, conoscono molto bene  la  sua  Azienda e magari ci hanno speso i migliori anni della loro vita  senza che nessuno se ne accorgesse…

Articolo pubblicato sul Quaderno #6 di Weconomy.
Per scaricarlo basta un click qui

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  • Buongiorno laura,

    il problema con i talenti che si hanno in casa e che non si “sanno risconoscere” è grande. Questo capita un pò in tutti i paesi (personalmente sto vivendo in Spagna che è un paese “del sud” come mentalità come l’Italia).

    gli imprenditori molte volte non si rendono conto che i dipendenti poi si stancano e se ne vanno.. che è anche il mio caso poi….

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