Il viaggio come somma degli Io

| November 23, 2016

WECONOMY_Logotel_AlfonsoMolina_quaderno10Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale e già professore di Strategie delle Tecnologie alla Università di Edimburgo, nella sua attività di ricerca pone particolare attenzione alla mappatura e governance (multisettoriale) dell’innovazione sociale, alle organizzazioni non profit orientate alla conoscenza, alla personalizzazione e collaborazione nella didattica e all’innovazione nell’educazione.

 

In una sua precedente presentazione a cui noi abbiamo assistito, lei ha detto che la vita è un viaggio: come la persona si reinterpreta “viaggiatore”?

Quando le persone viaggiano, normalmente sanno dove vogliono andare. Ma il percorso che le persone intraprendono nel viaggio della vita determina la scoperta o riscoperta della persona stessa. Questa è la natura del viaggio: mentre una persona cammina, costruisce il suo cammino; è nel momento del viaggio in cui la persona si confronta con altre persone, impara ad interagire con l’ecosistema circostante, e scopre gli aspetti che veramente la interessano. Alla fine la persona scopre se stessa. Il viaggio della vita è un viaggio di scoperta, che identifica appieno la persona, le sue emozioni e le sue performance.


Come le persone, tanti IO imparano a collaborare? E come si insegna a collaborare?

La collaborazione si può insegnare. Bisogna identificare le condizioni, le situazioni in cui la collaborazione sia essenziale per il successo di un lavoro. La collaborazione si trasmette se le persone sono motivate perché capiscono che l’unione fa la forza. La persona è l’artefice del processo collaborativo, soprattutto quando parliamo di innovazione aperta, democratica, di open-source. La collaborazione implica il saper riconoscere i differenti ruoli delle persone. Solo se si identificano le giuste skill e motivazioni si creano dinamiche collaborative efficienti. Quindi i diversi ruoli dei singoli sono indispensabili per integrare e sviluppare processi collaborativi efficaci.
Cambiano i modelli di apprendimento: cambia anche il modo di collaborare? Il modo di collaborare oggi è anche mediato dalla tecnologia. C’è un estremo tra una collaborazione totalmente fisica e una collaborazione online, virtuale, mediata dalla tecnologia. Una persona oggi può lavorare semplicemente usando strumenti di comunicazione e collaborazione digitale, dall’altra parte, in ambito fisico, è importante lo “strumento” di relazione umana, dove l’empatia e le competenze interpersonali sono il fattore determinante per la riuscita della sfida. Tra questi due estremi si possono creare infinite nuove forme di collaborazione che devono essere disegnate a seconda del progetto, problema, situazione su cui ci si confronta. Non c’è un unico modo di collaborare, dipende dal progetto, ma dipende soprattutto dalle persone.

C’è un’ “età della collaborazione”?

La collaborazione c’è da sempre perché le persone sono esseri sociali. Comincia nella sala parto, quando paziente e medico collaborano per far nascere una nuova vita, poi all’interno della famiglia, a scuola, in ogni situazione… l’apprendimento continuo ci permette di attivare le connessioni neuronali del cervello, la plasticità; imparare è una costante da stimolare coscientemente, continuamente e in ogni situazione.
Si “impara” meglio in gruppo, oppure l’apprendimento è essenzialmente un processo individuale? Dipende da cosa si impara. Ci sono momenti che ci richiedono concentrazione, riflessione, scoperta personale che hanno bisogno di una dimensione individuale. Ci sono momenti dove bisogna scambiare, richiedere confronto e in questo caso entra in gioco la modalità di interazione, collaborazione. L’educazione esperienziale deve nutrire la nostra multi-dimensionalità umana. Innovazione sociale: possiamo considerarla come il risultato della somma di innovazioni individuali? L’innovazione sociale è un’innovazione che intende migliorare le problematiche della società che si focalizza su problemi che appartengo- no a tutti o a settori più svantaggiati della società. Sono problemi che richiedono una collaborazione intersettoriale, non solo collaborazione tra persone, ma anche tra organizzazioni di differenti settori (pubblico, privato, sociale…).

Collaborativi si nasce, o si diventa?

La collaborazione si crea se le persone sviluppano empatia. L’empatia è una componente base, un substrato neuronale insito nelle persone che si amplifica con la pratica grazie alla plasticità del nostro cervello che si modella e impara, tramite i comportamenti, le attività, e l’esperienza.

 

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