Internazionalizzazione: scelta obbligata? La parola all’economista Alberto Forchielli

| January 4, 2016

Per il Quaderno #9 abbiamo voluto guardar fuori dai nostri confini, per cercare di capire come macrotemi legati alle scelte possono essere vissuti. Di seguito pubblichiamo l’articolo uscito sull’ultimo quaderno del 2015, un’intervista con l’economista Alberto Forchielli.

internazionalizzazione o no?

Milano h. 10 am – Hong Kong h. 5 pm

30’ di conversazione con Alberto Forchielli su una scelta cruciale per le imprese: internazionalizzazione, scelta opzionale o obbligata?

Prima di tutto dobbiamo capire di quali imprese stiamo parlando, le scelte dipendono da tanti fattori, non possiamo generalizzare.

Partiamo dalle Multinazionali. Ormai non ci sono più confini per queste imprese.
La scelta è obbligata: essere leader nei tre principali mercati (Nord America, Europa e Cina). Per esserlo bisogna lavorare su due fattori:

  • avere una strategia completa su questi mercati, che implica un portafoglio corretto, contenuti validi, approccio digitale, network consistente (un continuo comprare-vendere per avere knowhow vincente);
  • avere sempre sotto controllo gli utili trimestrali per monitorare il mercato.

In sintesi, da una parte la scelta è un “comprare e vendere” business e dall’altra è un controllo sul budget.

Continuiamo con le PMI. Oggi, la media impresa italiana si trova a internazionalizzarsi molto rapidamente.
Mentre prima un’impresa poteva scegliere il mercato nel quale investire, oggi in un contesto italiano e europeo dove la crescita è lenta, quasi inesistente, le PMI si vedono costrette ad assumere una dimensione internazionale quando ancora sono in fasce.

Questa oggi è la grande difficoltà dell’impresa italiana, dover affrontare scelte drammatiche all’inizio del percorso con mezzi finanziari non adeguati, investimenti risicati e mancanza di tempo per approfondire le attività, le opportunità, etc. Si giocano subito il loro destino e questo determina un continuo susseguirsi di decisioni prese “al volo”, dove la sperimentazione e la prototipazione continua sono variabili indispensabili per sopravvivere.

Infine, parliamo di Startup. Di Startup italiane ne vedo tante, me le sottopongono perché pensano che faccia il Venture Capital (in realtà no). Le Startup italiane soffrono perché non hanno alle spalle un sistema strutturato di finanziamenti, politiche specifiche, università, centri di ricerca, etc. che supportano la nascita e la crescita dell’impresa.
La scelta, anche in questo caso, sta all’inizio: impostare una Startup che non eroghi solo strumenti ma processi di cambiamento. Per fare un esempio: dalle Startup con basi solide nascono molecole, da Startup dove non ci sono basi solide arrivano App.

Un’ultima considerazione sul futuro dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro.
I nostri giovani in Italia sono condannati a fare una scelta impossibile. Devono essere consapevoli che nel mondo oggi la conoscenza è un fattore cruciale e devono scegliere se costruire una competenza per il mercato italiano o per un mercato internazionale. Questa la prima scelta. La seconda è essere pronti ad andare dove sono richieste le competenze, per costruire la propria crescita personale e professionale. E oggi la richiesta di competenza viene da un mercato internazionale. Poi si fa sempre in tempo a tornare!

Quindi, la scelta di internazionalizzare nelle diverse scale è una scelta obbligata per rimanere a galla dove, oggi, il mondo è un unico contesto globale. Non è più una scelta, è una realtà.

Per leggere gli altri articoli del Quaderno #9 scaricalo qui.


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