La nostra vita e i nostri schermi

| July 21, 2017

Da questo momento, dal momento in cui inizio a scrivere quest’articolo, fino all’ultimo punto che metterò alla fine dell’ultima parola, in media avrò preso in mano il mio smartphone 110 volte. Questo non è certo perché io soffra di un deficit dell’attenzione non diagnosticato (nonostante la mia ipocondria mi possa portare a pensarlo). È più semplicemente un dato statistico che accomuna tutti noi e che ci fa riflettere sull’influenza che questi schermi connessi e portatili hanno sulle nostre vite.

Su Weconomy abbiamo spesso detto che la tecnologia non deve essere usata come un fine ma come un mezzo e che, per produrre reale valore, deve essere sfruttata come facilitatore di collaborazione piuttosto che come elemento che isola.

Nella TED talk che propiniamo qui sotto, lo psicologo Adam Alter spiega quanto gli schermi nella nostra vita ci rubino tempo e cosa possiamo fare per riconquistarci tempo personale e di qualità. Adam cita anche gli stopping cues, momenti che ci inducono a cambiare attività e a non fissarci su di un’unica azione, momenti che sono stati cancellati dall’esperienze digitali contemporanee, ma che potrebbero servire a ristabilire un equilibrio tra la vita reale e quella virtuale. Sono due gli esempi interessanti di stopping cues che due aziende, una olandese e una tedesca, hanno introdotto nel loro approccio lavorativo. Per scoprirli e capire meglio come gestire tutti gli schermi della nostra vita, cliccate play sul video qui sotto.

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