La solidarietà non è mai sola

| March 23, 2011 | 4 Commenti

Stringersi attorno a un progetto comune può significare molte cose. E molte persone. E persino molte intenzioni. Ma, soprattutto molta, molta solidarietà.

E la solidarietà siamo noi, noi tutti. Che, a dispetto del genere e del numero; delle espressioni e delle impressioni; dei caratteri e delle difficoltà – in particolare delle difficoltà – ci stringiamo attorno al progetto stesso, quale che esso sia.

E ci lavoriamo; comprendendo che non potremmo riuscire a farcela, nonostante le qualità e i difetti di ciascuno di noi, senza il “tutti insieme” che siamo. Senza la solidarietà – appunto – che esprimiamo.

E questa solidarietà non è la cipria compassionevole delle dame di carità: è il solido che ci fa essere uniti e attivi; complementari e implementari. Il solidus, il solido, “il soldo” concreto che ci fa ri-uscire, noi tutti assieme, da qualunque difficoltà personale, plurale e aziendale.

Il noi che fa la nostra forza. Il noi delle nostre dispari abilità. Il noi che rinforza le fragilità di ciascuno con le abilità di ciascun altro.

È il noi della partecipazione e della condivisione, prima ancora che della somma dei diversi e dei differenti che siamo: io, tu, lui, l’altro.

La minaccia di non riuscire a farcela non deve indurci alla paura perché essa stessa è minacciata dalla nostra unità, impaurita dal nostro numero e dal non riuscire a dividerci.

Una minaccia vinta, dunque, che permette a tutti noi di correre assieme: concorrere e vincere.

Dialogo, relazione e iniziativa interpersonale diventano così strumenti che ci accompagnano verso il successo attraverso il necessario cambiamento e l’indispensabile responsabilità.

Il dialogo e la corresponsabilizzazione solidale rappresentano, dunque, itinerario educativo e momento etico fondamentale per valorizzare sia l’esperienza dell’altro che la differenza da lui, come costitutiva dell’identità personale.

Impresa e organizzazione si rivelano l’ambiente più adatto per promuovere il dialogo, lo scambio e l’arricchimento tra i caratteri e le particolarità della persona e del gruppo, consentendo al tempo stesso di raggiungere migliori livelli di collaborazione e di lavoro comune.

Valori, idee ed esperienze delle persone si devono incontrare, dunque, non solo per far conoscere le peculiarità di ciascuno, le capacità e le aspirazioni; ma anche per costruire una cross-fertilization tra le persone stesse.

Così si generano valore aggiunto, varietà e ricchezza di modi di interpretare il lavoro, trovando insieme quei punti in comune che, al di sopra di ogni differenza, danno i risultati migliori per tutti.

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  • Francesca

    Bravo che hai parlato anche di corresponsabilizzazione. Essere solidali è facile, fa bene, anche a noi stessi; essere responsabili meno: ma per il bene del progetto (qualunque esso sia) occorrono sia solidarietà che responsabilità.

  • Girolamo

    Ciao Antonello, mi piace molto quello che hai scritto e mi piacerebbe che questi concetti entrassero davvero in circolo, non rimanessero cioè mere enunciazioni di immagine. Purtroppo, invece, le Imprese non hanno ancora la forza, forse la capacità o il coraggio, di abbracciare una mentalità di questo tipo. La famosa e abusata parola “condividere” è una delle più equivocate e strumentalizzate, in base a punti di vista, personali tornaconti o semplicemente ignoranza e addirittura paura. Vivo questa situazione in modo costante lavorando in aziende che riescono solo ad essere concentrate sul proprio “paradigma” (di logoteliana memoria…), convinte di essere assolutamente legittimate. Per quanto mi riguarda, da un po’ di tempo a questa parte sono riuscito a dare una risposta a uno dei miei riferimenti (Bandler) quando chiede: “Tu vuoi avere ragione o essere felice?”. Il ragionamento espresso nel tuo articolo mi sembra vada nella direzione di una creazione se non di felicità, di serenità e supporto reciproco, in tutti gli ambiti. Concordo con te quando accenni al fatto che la parola solidarietà non può essere appannaggio esclusivo di certi ambiti quali quello tipicamente caritatevole o filantropico. Sarebbe davvero importante e produttivo se si riuscisse ad innestare in modo strutturale, nell’ambito dei meccanismi di business, l’insieme dei concetti espressi nel tuo articolo e ti ringrazio per questa azioni divulgativa concreta che, conoscendoti, sono sicuro faccia  parte anche del tuo modo di operare nel tuo contesto professionale e di vita. Un abbraccio, Girolamo Asta

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