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Thinking, connecting, cooperating, collaborating, participating, peering, trusting, swarming, empowering, democratizing, futurizing, sharing: il futuro è già cambiato. Non occorrono altri segnali il XXI secolo è il secolo dell'impresa collaborativa.
Weconomy esplora i nuovi paradigmi e le nuove opportunità della nascente economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione.
Grazie al mash-up di contributi internazionali e alla partecipazione di oltre 40 co-autori (pensatori, imprenditori, sognatori, manager, giornalisti, designer), Weconomy è un serbatoio di energia, pensieri, teorie, storie, pratiche e strumenti che ruotano attorno al tema del talento collettivo.
Un incubatore informale e aperto al contributo di tutti, per immaginare, creare e innovare il futuro dell'economia.

core team>

Gli autori>

  • Leandro Agrò
    Interaction Designer e Innovation Manager
    Le città intelligenti, usate spesso come manifesto del futuro prossimo, saranno l’apoteosi del WE. La loro intelligenza sarà quella dei cittadini in Rete insieme ai loro strumenti.
  • Laura Bartolini
    Responsabile Formazione Logotel
    Essere o divenire imprese creative significa governare la creatività e gestire l’emergente libertà di spazio e di intervento delle persone, attraverso un approccio di up & down-framing continuo.
  • Roberto Battaglia
    Responsabile Formazione Gruppo Intesa Sanpaolo
    Le limitazioni sono una grande ricchezza per scatenare quella che chiamo l’immaginazione applicata. Quella dimensione che sta fra il sogno e la realizzazione compiuta.
  • Ellen Bermann
    Consulente e attivista nell'ambito della sostenibilità
    Progettiamo percorsi di resilienza che possano individuare dove siamo più vulnerabili, insegnarci nuovamente a collaborare, convivere e progettare la nostra comunità.
  • Thomas Bialas
    Futurist
    La weconomy non è, parafrasando Clausewitz, la continuazione del comunismo con altri mezzi, ma la dissoluzione della dicotomia capitalismo vs comunismo. Nella weconomy c’è più individualismo e più collettivismo. Suona come un ossimoro, ma solo per orecchie vecchie e sorde alla metamorfosi (digitale) in corso.
  • Franco Bolelli
    Filosofo pop
    Il WE di adesso è estremamente diverso dal WE delle tradizionali appartenenze identitarie: (…) un WE potenzialmente infinito e performativamente istantaneo, come un vero enzimatico organismo vivente.
  • Roberto Bonzio
    Giornalista Reuters
    Interazione e condivisione sono le parole d’ordine per guardare oggi al domani (…) nella convinzione che, con WE, il pensiero libero dagli stereotipi non serva solo a innovare o a far marciare un’azienda, ma anche a essere cittadini migliori.
  • Stefano Bottura
    Designer, Art Director, Direttore di Rockit e ideatore del MI AMI Festival
    Ci vogliono forme nuove, significati profondi e potenti da trasmettere e condividere, onestà e sincerità. E diffidare sempre del potere e dell’autorità costituita. In tre parole: mettere in discussione, sempre.
  • Michele Corcione
    Responsabile Sales Channel Management Telecom Italia Business
    Il WE è la forza capace di interpretare le dinamiche, dando senso, presente e futuro, ai numeri principali; il WE consente all'azienda di superare strategie distributive teoriche.
  • Mario Cucinella
    Architetto
    La combinazione tra nuove tecnologie, sistemi industrializzati più flessibili, una comprensione più ampia del tessuto sociale e l’attenzione all’efficienza energetica disegnano un nuovo scenario: quello di una filiera organica delle costruzioni.
  • Luca De Biase
    Responsabile Nòva24
    Già assistiamo a salti antropologici molto significativi: si direbbe, per esempio, che Internet nel suo insieme favorisca l'orientamento alla continua ricerca di innovazioni, sottolineando con la sua stessa morfologia l'enorme insieme di opportunità che offre.
  • Nevio Di Giusto
    AD Centro Ricerche Fiat
    Disponibilità al dialogo, rispetto reciproco delle professionalità (il cuore del cosiddetto “lavorare in team”), curiosità e capacità di abbattere i limiti esistenti e di trasformare i vincoli in opportunità, coraggio: queste le caratteristiche dell’innovatore-tipo.
  • Cristina Favini
    Responsabile Sales Design Logotel
    L’innovazione è un atto che coinvolge tutti gli attori dell’impresa-avventura (…), è un processo collettivo da accompagnare con coraggio in tutte le sue fasi, trasformando, se necessario, anche la stessa organizzazione. Questo approccio ha una forma e un nome preciso: “WE design process”.
  • Giuliano Favini
    AD Logotel
    L’impresa del futuro è un’impresa che democratizza i processi gestionali. Si basa sulla co-progettazione. Coinvolge Clienti, dipendenti, fornitori, concorrenti. Il futuro ci chiede di stimolare e governare la circolazione di questo talento collettivo.
  • Nicola Favini
    DG Logotel
    Immaginare richiede di osare, individuare nuovi scenari, dare forma al futuro, fare il design del futuro. Il futuro è della impresa che immagina collettivamente.
  • Andrea Fontana
    Esperto di corporate storytelling
    Quella che fa storytelling è un’impresa sensibile che non vuole solo essere attenta alla share of wallet, ma anche e soprattutto desidera conquistare lo share of heart, una quota di spazio nella memoria affettiva dei propri interlocutori fuori e dentro di sé.
  • Josephine Green
    Futurist
    Stiamo passando dalla “technomarket era”, che ha caratterizzato il XX secolo, alla “social-ecological era” che caratterizzerà il XXI secolo.
  • Andreas Haderlein
    Futurist
    Social commerce non è un trend pompato o una montatura dei media che scadrà a breve. È piuttosto un modus operandi che ha già trasformato in profondità la cultura dei consumatori.
  • Carlo Infante
    Libero Docente di Performing Media e Managing Director di Urban Experience
    Il geoblogging è una pratica emblematica per scrivere “storie sulle geografie”, dando forma ai flussi della mobilità, creando un ulteriore format partecipativo secondo i principi del Web 2.0.
  • Nicola Lanzetta
    Sales Director Enel
    Per la rete degli stakeholders, la soluzione è quella di realizzare per ognuno un luogo di incontro dedicato, dove poter discutere con l’azienda e, soprattutto, condividere linguaggi ed esperienze.
  • Roberto La Rosa
    Direttore Ipermercato Auchan Mestre
    Il progetto di remodelling dell’ipermercato Auchan di Mestre è stato il primo caso in Italia (l’idea risale al 2004) di applicazione delle logiche bottom-up tipiche del mondo community in un ambito retail.
  • Vincenzo Linarello
    Attivista e Presidente del Consorzio Sociale Goel
    Non si può affrontare il sistema della 'ndrangheta come singoli o con una cooperativa, perché questo macinerebbe e stritolerebbe tutti: lo si deve affrontare con un altro sistema.
  • Pier Luigi Luisi
    Biologo, biochimico e fondatore della Settimana Internazionale di Cortona
    Sarebbe importante armonizzare le “forze-guida” della scienza e della spiritualità per arrivare a creare scienziati che, rimanendo altamente professionali, abbiano anche una visione più olistica del mondo.
  • Luigi Macchiola
    DG Monte dei Paschi di Siena Leasing & Factoring
    Credo fermamente nell'innovazione del “sentire”. Far emergere nelle persone un concreto orgoglio di affermazione aziendale. Mettere insieme soggetti eterogenei (...) e lasciare loro la totale libertà di confronto.
  • Guido Martinetti
    Co-fondatore con Federico Grom della catena di gelaterie Grom
    C’è una terza dimensione del WE nella nostra esperienza: la natura. Il mondo è uno solo, e ce lo stiamo mangiando da sotto i piedi giorno dopo giorno. (...) È venuto il momento di smettere di parlarne e di iniziare a fare.
  • Alberto Masetti-Zannini
    Co-fondatore con Nicolò Borghi e Federica Scaringella di The Hub Milano
    Stanno apparendo nuove figure, che riescono a mescolare la passione di un “attivista umanitario” con il pragmatismo di un imprenditore. Nelle loro teste e nelle loro mani sono racchiuse molte delle risposte che stiamo cercando per costruire un futuro migliore. In inglese li chiamiamo “social entrepreneurs”.
  • Klaus Æ. Mogensen
    Futurist
    L'anarconomy sfida e mina i modelli di business consolidati da secoli. Nuovi modelli sono all’orizzonte. In futuro l’anarconomy si muoverà dal mondo virtuale per contaminare radicalmente l’economia del mondo fisico.
  • Francesco Morace
    Sociologo
    L’espressione “WE Imagine” racchiude un messaggio importante: un futuro potrà essere immaginato solo insieme, all’insegna di valori universali e intramontabili come bellezza e verità.
  • Salvatore Nappi
    Responsabile Pre-Sales Telecom Italia Business
    Ora le imprese si devono domandare prima di tutto “Come convincerò un potenziale Cliente a spendere tempo per ascoltare proprio me?”. Il focus si sposta sul “customer catching”.
  • Paolo Odolini
    Imprenditore Gruppo Italmark con Alessandro, Riccardo, Marco e Alberto Odolini
    Se interpellato, il territorio risponde con entusiasmo e creatività alle iniziative, dimostrando che dare spazio alle idee delle persone è, in fondo, l’idea migliore che ci sia.
  • Elena Pacenti
    Architetto, Designer, Direttore Service Design Domus Academy
    La prima rivoluzione arriva con l’inclusione dell’utente nel processo: (…) si assiste alla nascita di approcci partecipativi (participatory design) che tentano di colmare la distanza tra le funzionalità del sistema e le pratiche sociali che queste dovrebbero supportare.
  • Marco Rottigni
    Responsabile Direzione Mid Corporate Intesa Sanpaolo
    Il WE è un posto dove non puoi nasconderti. Al contrario, è qui che si mette la faccia (e la testa, e il cuore), si diventa protagonisti, si creano e si colgono opportunità. È un luogo etico, senza alibi, un paesaggio di responsabilità collettiva.
  • Luigi Rubinelli
    Direttore Responsabile Mark Up (Il Sole 24 Ore)
    Il mercato, l'economia non saranno mai governati dal popolo, ma la partecipazione dei consumatori alle azioni, grandi e piccole, delle imprese rende possibile l'uso e l'avvicinamento di due termini apparentemente antitetici: mercato democratico.
  • Enzo Rullani
    Professore di Economia della Conoscenza, Direttore t.Lab CFMT
    La weconomy non è un’onda che sommerge le differenze tra persone, luoghi, storie e racconti, ma che le intreccia in un circuito pulsante capace di combinare le tre forze produttive che daranno forma al nostro futuro: il senso, il legame e il valore.
  • Francesco Zurlo
    Direttore del Master in Design Strategico Politecnico di Milano
    Un nodo WE è quello del clima generale in cui opera la comunità. Clima è percezione, sentimenti diffusi, aspettative: non c’è “discorso progettuale” senza un ragionevole ottimismo, una profezia credibile. (…) È necessario lavorare sul “senso”.