L’umano come differenziale competitivo

| May 31, 2016

Weconomy_ESPERIENZESarà vero che le macchine ci ruberanno il lavoro (a giudicare da questa fattoria in Australia sta già succedendo) e che l’intelligenza artificiale sostituirà i colletti bianchi? Se è vero, molto probabilmente non succederà in un prossimo futuro. Certo è però che stiamo assistendo ad una crescita esponenziale di bot (tanto che stanno nascendo già siti del genere) che fanno di tutto, dal ricordarci appuntamenti, all’aiutarci a gestire i nostri progetti al lavoro fino a trovare per noi un posto per prendere un caffè.

E se la collaborazione tra uomo e macchina e tra macchina e macchina è un argomento che dovremo affrontare sempre più spesso (lo abbiamo già toccato in questi due articoli 1 2 e con la future story di Thomas Bialas nell’ottavo quaderno), è confortante (in quanto umani) vedere che ci sono casi in cui servizi che potrebbero essere tranquillamente affidati ad algoritmi vengono ora gestiti da uomini in carne ed ossa. Si pensi ad esempio ad Apple Music e alle sue playlist curate da esperti musicali. In un panorama ormai affollato di servizi di streaming, l’elemento umano di curatela, la sensibilità di un’altra persona in grado di decifrare i gusti e le emozioni degli utenti, diventa un differenziale competitivo sul quale puntare.

L’interazione umano-umano, per quanto tecnologicamente mediata, trova terreno fertile in particolar modo nel mondo culturale, un mondo nel quale la staticità di wikipedia non è abbastanza coinvolgente e i bot non sono ancora sufficientemente sofisticati per conversare con una persona di arte, ad esempio. Per questo motivo il Brooklyn Museum ha lanciato Ask Brookyln Museum, un’app che permette ai suoi utenti di fare domande sulle opere esposte e conversare con un team di storici d’arte ed educatori che possono anche fornire consigli su cosa andare a visitare successivamente. Degli assistenti digitali-umani per soddisfare tutte le tue curiosità su storie, tecniche e processi artistici e per sentirsi meno soli nel silenzio di una mostra.

La componente umana torna quindi ad essere centrale anche nel mondo dell’hi-tech, trasformandosi in un elemento con il quale differenziarsi dalla competizione algoritmo-guidata. Possiamo quindi continuare, almeno per un po’, a parlare anche di collaborazione e interazione tra umani.

Qui sotto un intervento di Shelley Bernstein, Vice Director of Digital Engagement & Technology del Brooklyn Museum, che spiega il progetto Ask Brooklyn Museum.

Tags: , , , ,