Management FAQS: dialogo immaginario sul management

| November 13, 2014

Quali sono i 3 assi attraverso cui si esplica il management oggi? Le abbiamo ripercorse nel dialogo immaginario che introduce il nostro Quaderno #7 “Management: cross, content, self”. Per leggerlo online basta un click qui, se intanto volete esplorare con noi le 3 dimensioni, ecco le nostre Management FAQS

D. Management. Parliamo di capi, quindi?
R. Fino a qualche tempo fa, sì, avremmo parlato di capi. Adesso è un po’ diverso. Adesso, vista la complessità del mondo in cui viviamo, il management e i manager non si occupano più solo di gestire persone per raggiungere obiettivi. Non sono più solo capi che dicono cosa fare.

D. E quindi cosa fanno?
R. Quando prima si parlava di strutture, obiettivi, risorse, i manager si occupavano di gestire processi con strumenti precisi e dinamiche dalle traiettorie tracciabili… Sebbene queste parole non siano completamente scomparse dal dizionario manageriale, l’incertezza che regola (o deregola) il mondo ha di molto ridotto il valore di quei vocaboli. Adesso, parafrasando Yves Morieux, non è più lo scheletro, la parte interessante del corpo

del management, ma sono i nervi, le sinapsi.

D. Manager-neurologi?

R. Beh, sì. Come le sinapsi, i manager devono essere in grado di connettere sinergicamente diverse parti, percependo e reagendo al mondo circostante in tempo reale, offrendo adattabilità a tutto il sistema. La rigida struttura che prima governava il mondo manageriale, sul terreno accidentato e incerto del contemporaneo aumenta il rischio di fratturarsi qualche osso… Management che, quindi, unisce e crea connessioni e incroci. Non a caso una delle tre sezioni di questo Quaderno è intitolata proprio Cross Management.

D. Cross Management?

R. Sì, Cross Management. Le traiettorie lineari e prevedibili di un tempo non esistono più. Contrariamente a quanto postulato dalla geometria euclidea, nel management A e B non identificano una ed un’unica retta. Le risorse, gli obiettivi,, ecc… sono punti sfocati. Il manager deve quindi indossare gli occhiali giusti e tracciare linee tra i punti, saper collegare e creare incroci tra discipline e persone, tra input e output, tessendo una maglia di senso. Mettere a fuoco significa avere visione d’insieme, essere in grado di cambiare in corsa, saltando da un collegamento all’altro con l’equilibrio di un funambulo.


D. Manager-acrobati, insomma…

R. Esatto. Le altre due sezioni invece sono Self-Management e Content Management, che sono due conseguenze quasi inevitabili del Cross management.

D. Self-Management? Quello che aiuta le persone ad essere più efficienti nella propria vita?

R. Non proprio. Il Self-Management come lo intendiamo noi è un po’ diverso. Abbiamo detto che il Cross Management è una risposta alla crescente complessità del contesto. E se i manager devono essere in grado di operare e progettare nel punto di intersezione di temi, problemi, opportunità e padroneggiare la progettazione di opzioni, è anche vero che diventa difficile essere in grado di coprire ciascuna intersezione della maglia. Visto il grado di complessità, delegare però non basta più. Si deve essere in grado di abilitare il proprio staff a lavorare in ciascun punto di intersezione della rete. Ogni persona è unica e autosufficiente e in grado di abilitare gli altri in quanto parte di un sistema più grande. Si parla di autonomia coordinata. Il Self-Management crea nuovi equilibri e gestisce con nuove abilità l’operatività quotidiana, che significa aumentare la quantità di potere, ma in maniera flat e non accentrandola in singoli centri di gravità gerarchica.


D. E il Content cosa c’entra?

R. Il Content è il risultato di tutto il processo di cambiamento. Le connessioni sinergiche del Cross e l’autonomia coordinata del Self hanno cancellato, di fatto, la dipendenza da percorsi conosciuti, portando le imprese a esplorare nuovi universi cognitivi che generano nuovi contenuti e nuove storie.

D. E cosa si fa con questi nuovi contenuti?

R. Questi contenuti offrono una soluzione all’entropia comunicativa che è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni. Le imprese non possono più permettersi di offrire il solo binomio prodotto/servizio-messaggio pubblicitario ma devono introdurre una componente di storytelling all’interno del proprio spazio. Questo non significa avere semplicemente il proprio marchio associato ad un determinato lifestyle ma vuol dire creare veri e propri eventi e soluzioni di senso per i Clienti, integrando informazioni, storie e sapere all’interno della propria offerta. Il contenuto diventa protagonista e il valore aggiunto per il manager e per le imprese è saperlo progettare e raccontare.

DUna vera e propria rivoluzione…

R. Esatto! Una rivoluzione descritta in tutto il nostro quaderno!


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