Nell’era digitale i manager necessitano di restare umani

| July 13, 2015

Cos’è un azienda? Partiamo da qui per la nostra riflessione.

Sfruttiamo il sapere condiviso di Wikipedia che ci informa che un’azienda è “un’organizzazione di persone e mezzi finalizzata alla soddisfazione di bisogni umani attraverso la produzione, la distribuzione o il consumo di beni economici e servizi verso clienti”.
È proprio il fatto che l’azienda sia un’organizzazione di Persone che ne ha storicamente reso complessa la gestione. Le Persone sono una variabile aleatoria, ed essendo ogni persona diversa, è sempre stato impossibile trovare un algoritmo, una formula che ne rendesse una volta per tutte semplice la gestione.

Poi è arrivata la tecnologia, e la promessa (mantenuta) di soluzioni efficacissime per comunicare, condividere, connettere le Persone. Le tecnologie di collaborazione e comunicazione si stanno rivelando davvero strumenti molto efficaci, l’informazione circola in tempo reale, la capacità di interagire e condividere è massima ma… la tecnologia resta solo uno strumento. folla_home

Nel frattempo anche le persone sono cambiate: dopo la generazione dei baby boomer, definiti “me generation” e per questo portatori di istanze individuali difficilmente digeribili dalla rigida struttura gerarchica aziendale, ora sono arrivati i Millenials la “me me me generation” (vedi Time del 20 maggio 2013), un Me al cubo dunque.

E vengono definiti così in senso dispregiativo, come se fosse un peccato mortale che una persona pensi a se stessa, a quello che la rende felice e dà senso alla sua vita.

Potenzialità tecnologiche e cambiamenti sociali e ideologici hanno messo presto alla frusta i modelli ingegneristici e ipertecnologici di gestione della Persona, mostrandone la pochezza. La pochezza in termini di efficacia e di risultati economici, perché, anche se Wikipedia non lo ricorda nella sua definizione, un’azienda deve produrre valore per esistere.

Allora? Se non è la tecnologia, non è la schematizzazione, qual è la soluzione per gestire tale complessità? Semplice…le Persone stesse. O meglio, la Leadership che delle Persone si prende cura. Ne parla un recente articolo dell’Harvard Business Review, dal significativo titolo di “Managers in the Digital Age Need to Stay Human”, che fa il punto sulla stretta correlazione tra engagement e leadership.
E non ci sono algoritmi o procedure da seguire, ma qualche buon consiglio per i leader del presente e del futuro:

Bisogna ripensare il concetto di leadership. Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre avuto. I nuovi leader non stanno su un trono ma devono buttarsi nella mischia, devono trasmettere e costruire senso, investendo sulle persone senza lasciare nessuno indietro. In sintesi, autenticità, credibilità, empatia. Non è poco.

L’engagement parte dall’alto. Ti possono raccontare quello che vuoi, ma se alzi la testa e vedi il tuo capo che fa il contrario di quello che predica, be’, difficile crederci. L’esempio è sempre uno strumento efficace per coinvolgere.

Coinvolgere è un fatto personale. Nessuna formula, l’unica ricetta è che ti deve importare veramente delle tue Persone, gli devi dedicare tempo ed energia. Comincia ad ascoltarle, sarai già a metà strada.

Tutti possono essere coinvolti. Non esistono cause perse, seguire o non seguire, essere coinvolti o non esserlo è una scelta che tutti possono fare. Cerchiamo di dare a tutti un motivo per farla.
Per cui paradossalmente, nell’epoca in cui la digitalizzazione e la tecnologia sono imprescindibili per il lavoro, (ri)scopriamo quello che è davvero fondamentale perché un lavoro produca valore: l’essere umano.
Essere un manager efficace e credibile non sarà possibile se non si fa i conti con la propria capacità di essere Umani.

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