Mappare la conoscenza, un’evoluzione collaborativa

| October 9, 2015
In Silence (2008) - Chiharu Shiota

In Silence (2008) – Chiharu Shiota

Per cercare di comprendere ciò che ci circonda, per avere una visione d’insieme, per osservare e capire le corrispondenze tra i diversi elementi del sistema serve tracciare una mappa del sapere che disegni le relazioni di scambio tra i diversi attori.

Dell’importanza delle mappe ne avevamo già parlato in questo post mentre qui avevamo descritto la visione d’insieme come reale vantaggio competitivo di un’impresa collaborativa.

Ma, come vediamo in questo post, è dall’osservazione di come l’organizzazione della conoscenza e la sua rappresentazione si sono evolute nel tempo che si possono ripercorrere le trasformazioni non solo nella sua struttura ma anche nel suo processo generativo. Manuel Lima in questo TED Talk ci parla proprio di questo.

 

 

L’autore/designer ci ricorda che, all’inizio, la prima vera struttura epistemologica è stata quella basata sulla concezione platonica dell’universo, un universo razionale in cui tutti gli organismi sono in relazione tra loro in una grande catena, la grande catena dell’essere. L’evoluzione della sua rappresentazione è cambiata col cambiare dell’organizzazione mentale dell’uomo ma questa idea ha avuto un impatto su molti aspetti del sistema intellettuale occidentale. La scala, di per sé, non obbedisce ad una logica ‘dal basso all’alto’ (in fondo, Platone osservava, anche le creature meno importanti erano perfettamente ‘adattate’ ai loro ambienti) ma ad una gerarchia che andava dal nulla, passava attraverso il mondo inanimato, le piante, gli animali e gli umani e arrivava agli angeli e ad altre entità immateriali e intellettuali. All’ultimo livello si raggiungeva l’essere supremo, dell’Assoluto. Arthur O. Lovejoy nel ciclo di lezioni William James Lectures per la Johns Hopkins Univeristy definì questo concetto il più “potente e  persistente presupposto” nel pensiero occidentale.

Effettivamente quest’organizzazione della conoscenza, oltre a implicare il concetto di bene assoluto e ultraterreno, ripreso anche dai neoplatonici di matrice cristiana per spiegare l’associazione del concetto di Dio (l’Assoluto) con quello di perfezione, implica il concetto di impercettibile, nel senso di idea, di anima. Ripreso per centinaia e centinai di anni da molti studiosi (per esempio da Rousseau nell’Émile o Kant che parlò di “famosa legge della scala continua degli esseri creati…”), è stato utilizzato anche durante la nascita delle scienze biologiche.

Manuel Lima nella sua talk mostra un’interessante evoluzione nella rappresentazione della scala che, proprio nel primo periodo neoplatonico (grazie al filosofo e logico Porfirio), evolve in un albero del sapere (Albero di Porfirio). La grande catena dell’essere non ha, però, avuto successo nel mondo contemporaneo, secondo Lovejoy, perché implicava il concetto di staticità, elemento evidentemente inadatto a descrivere la generazione di idee nel mondo. La metafora dell’albero è stata comunque utilizzata da allora per organizzare la conoscenza in numerosi campi, dalla zoologia alla legge. Il problema che rende questa rappresentazione datata al giorno d’oggi non è, però, dissimile da quello che ha determinato il fallimento del sistema platonico. Nonostante le dimensioni di forte unità, ordine, equilibrio, gerarchia, autorità e simmetria che costituiscono lo schema ad albero, la fluidità e la complessità del mondo contemporaneo necessitano una nuova metafora rappresentativa.

In questo video (già pubblicato da noi qui) Steven Johnson parla della natura delle idee, della loro origine. Secondo l’autore statunitense, un’idea è un network, un sistema d’elementi collegati tra loro che derivano da luoghi e situazioni più o meno vicine; gli ambienti influenzano la generazione di idee influenzando la rete di risorse che alimentano il processo generativo. Questa rete Johnson la chiama Liquid Network. Di questo ci era capitato di parlarne in un intero numero dei quaderni Making Weconomy, l’ultimo, al concetto di network e flow e di come gli ambienti lo influenzino (si può trovare qui).

Non è un caso allora che, come vediamo nel video in questo post, le forme per organizzare e visualizzare le informazioni siano evolute in intricati network dai tanti nodi e dai tanti link. Sia l’avanzamento tecnologico che quello culturale hanno necessariamente alzato il livello di complessità degli scambi, aumentando la difficoltà di rappresentazione ma anche aumentandone la dimensione collaborativa. Il modo in cui comunichiamo ciò che creiamo, il sapere che accumuliamo rispecchia in qualche modo lo stesso processo generativo. La rete può infatti essere considerata un approccio caratterizzato da un intrinseca non-linearità, decentralizzazione, interconnessione, interdipendenza e molteplicità.

Del resto il nostro cervello non è altro che una rete di cellule molto particolari, i neuroni, che, comunicando e collaborando tra loro, arrivano alla generazione di idee incredibili. Idee che, come dice Johnson, varrebbe la pena connettere e non solo proteggere!

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