Missione spazio: la gestione del rischio

| July 11, 2017

Baikonur, 20 novembre 2015

Missione spaziale: dall’organizzazione del team alla preparazione per la gestione del rischio.

La Struttura sulla ISS non è una struttura militare. Viene identificato prima della missione un comandante e gli altri astronauti sono ingegneri di bordo. Il Comandante si fa carico di tre emergenze specifiche: il fuoco sulla ISS, una perdita di ossigeno e una contaminazione dell’aria, per esempio di ammoniaca, per cui non si riesce più a respirare. A fronte di queste emergenze, il Comandante ‘prende il comando’ e interviene.

Normalmente il focus invece è sul lavoro che sta svolgendo l’astronauta e delle risorse di cui ha bisogno. Se l’astronauta deve muovere il braccio meccanico, tutti sono attenti a questa attività, pronti a collaborare. La ISS è gestita in modo democratico. Le attività sulla Stazione spaziale sono gestite da Terra dal Flight Director (il Direttore di Volo), è lui che decide. Reale punto di riferimento e comando è il centro di Houston, dove si definiscono priorità, risorse etc. Quasi sempre a bordo della ISS per la maggior parte gli astronauti svolgono lavori individuali; non sempre quindi si lavora in team. Il ruolo di un astronauta è determinato dall’importanza del lavoro che sta svolgendo. Se a muovere il braccio meccanico è l’astronauta più giovane, gli altri sono al suo ‘servizio’.

A bordo della Stazione spaziale ci sono pochissimi conflitti personali e questo perché tutti sono coscienti di svolgere un’attività speciale, un lavoro importante per la società e per l’umanità. Tutti gli astronauti lavorano per avere il maggiore e migliore risultato possibile. Anche su questi aspetti siamo addestrati e preparati. Prima di una missione, a Terra si svolgono test di convivenza con l’equipaggio in luoghi estremi del nostro pianeta, in pieno isolamento, riproducendo condizioni simili a quelle che si trovano nello spazio. Un aspetto molto importante che riduce i conflitti personali è il dialogo. Nello spazio c’è l’obbligo di parlarsi subito se qualcosa non va. Non si aspetta che la tensione cresca e diventi estrema per poi perdere la pazienza. Se il dialogo avviene da subito si evitano i conflitti.

Quali sono le cinque cose più importanti da dover tenere assolutamente sotto controllo?

Innanzitutto non andare mai in panico, riuscire a distaccarsi cioè dalla situazione dell’imprevisto.

Seconda cosa, essere sempre preparati: prima di avere un imprevisto, occorre fare analisi approfondite di ciò che potrebbe accadere e di ciò che ti potrebbe servire. Quando si è in macchina, per esempio, si deve essere consapevoli e preparati al fatto che si potrebbe bucare una ruota. In questo caso occorre saper cambiare la ruota e avere gli strumenti per far fronte a questa emergenza. In altre parole, per andare nello spazio serve un grosso bagaglio di conoscenze.

Terzo, il saper gestire le risorse disponibili in modo efficace. La NASA, per esempio, per ogni aspetto di una missione organizza riunioni con anche 100 partecipanti, tutti con la stessa possibilità e capacità di proporre soluzioni, nonostante i diversi ruoli e gradi.

Quarta cosa, durante un imprevisto devi essere pronto ad accettare un rischio maggiore. Nella prima missione Shuttle si è rotto un pannello solare e, per ripararlo, è stata pianificata una passeggiata spaziale extra. In questo caso, ad esempio, la NASA e l’equipaggio hanno accettato un rischio maggiore del previsto ma che avrebbe risolto il problema e così è stato. In certe situazioni devi quindi accettare consciamente un rischio maggiore per risolvere un problema e qui entra in gioco il duro addestramento psicologico effettuato in vista di missioni spaziali.

Infine, usare le risorse del team. Tutti devono lavorare efficacemente e efficientemente per raggiungere gli obiettivi preposti.

Come astronauti siamo addestrati tecnicamente a tutto, ma la prima volta non siamo comunque consapevoli di come vivremo l’esperienza di vita in un ambiente estremo, quale quello della microgravità. Quando arrivi nello spazio devi re-imparare tutto: a mangiare, a camminare-volando, ad andare in bagno, poiché tutto è estremamente diverso da come si è abituati sulla Terra. Serve infatti un mese, un mese e mezzo per adattarsi e diventare ‘extraterrestre’.

Le agenzie spaziali sono consapevoli di mandare gli astronauti in un luogo ostile. Per questo motivo, c’è innanzitutto un’analisi estremamente dettagliata delle situazioni che possono verificarsi per avere un’altissima valutazione dei rischi. Durante l’addestramento, infatti, si analizzano tutti gli aspetti di una missione, l’astronauta è addestrato a risolvere tutti i problemi che si trova a dover affrontare.

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