Partire dai perché per ispirare collaboratori e clienti

| November 26, 2014

Ogni storia convincente è una storia che ci soddisfa. Può essere a lieto fine o meno. Una fine può non averla ancora. Il suo finale cioè può non ancora essere stato scritto e, forse, il motivo per cui ci è stata raccontata è che in qualche modo in tale finale dobbiamo entrare noi. C’è però una causa interessante di questa soddisfazione, che merita di essere messa in evidenza.
Ogni storia soddisfacente, infatti, è tale perché offre ragioni, motivi, perché. Simon Sinek nel libro Partire dal perché. Come tutti i grandi leader sanno ispirare collaboratori e clienti parla di «cerchio magico», e di «chiarezza». In effetti non c’è coinvolgimento senza perché chiari e intriganti alla base del nostro racconto o meglio storytelling.

Il perché svela — Non solo i dettagli, l’ordine degli avvenimenti e delle parole, ma anche la ‘pasta’ di colui che dichiara le proprie ragioni. Di fronte ai perché capiamo (finalmente) che dietro a ciò che vediamo non ci sono semplici processi, ma scelte. E questo non significa solo colpe o meriti, ma criteri, valutazioni e visioni. Qualcosa di più di quello che (forse) ci farebbe comodo. Sicuramente qualcosa di meglio, di più adeguato ad una posta in gioco veramente interessante e redditizia. Esigere motivi, ragioni — perché — quindi, dev’essere la prima mossa. Non è una perdita di tempo, men che meno è insubordinazione. È la domanda di chi non vuole tirare a campare senza maneggiare qualcosa di consistente.

Il perché coinvolge — Cioè mette insieme e ispira. Le persone convergono veramente solo attorno a ragioni, ai perché. Questo perché trafficare le ragioni di ciò che si fa è sinonimo di conoscersi. E le persone si mettono veramente insieme solo conoscendosi, ossia trafficando ragioni. Certo, ci si può accordare su uno strumento o su un obiettivo. Ma persone che condividono tra loro le ragioni di ciò che fanno non possono che battere chi è insieme solo sui strategie e strumenti.
Cercare ispirazioni, quindi, tenendo ben presente che non di sole emozioni si tratta. E che di sicuro ciò che prenderà forma si chiamerà anche vera collaborazione.

Il perché rilancia — Cioè muove ad una azione che è sempre in qualche modo creativa. Sinek fa una domanda che è tanto semplice quanto giusta. Perché nelle nostre bacheche usiamo i sostantivi: «Onestà», «Integrità» o «Innovazione»? Un vero ingaggio è invece sul piano delle azioni, quindi dei verbi: «innovare!».
Che cos’ha di diverso? Tutto, perché un invito di questo tipo non chiede che si immaginino concetti, parole o slogan (e tutto finisca su una bacheca!), ma che si metta in campo un pensiero in azione. E questo ha due ingredienti di base: 1) un’attitudine alla profondità, quella profondità che è in grado di cogliere e trafficare solo chi, innanzitutto, è sintonizzato sulle ragioni delle cose; 2) un’agevole dimestichezza con quella forma particolarissima e semplicissima di pensiero laterale e concreto che è una collaborazione ibrida. Le ragioni di una vera collaborazione non ammettono specialisti.

La varietà di strade che si apre davanti può però richiedere talenti diversi e molto spesso sguardi radicalmente ‘laterali’. Convergere sul ‘perché’ eviterà che la varietà ibrida delle competenze significhi ‘caos’, rendendola la potenziale fucina di qualcosa di nuovo.

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