Per collaborare serve curiosità

| June 29, 2017

A tutti è capitato di essere catturati da un vortice su wikipedia. Si inizia cercando qualcosa di innocuo come la data di nascita di Benedict Cumberbatch (19 luglio 1976) e due ore dopo si scopre che Guy de Maupassant era contrario alla costruzione della Tour Eiffel. E sul percorso sì è anche appreso dell’esistenza del Castello Frankenstein che ha ispirato Shelly per l’omonimo romanzo e che in Giappone la sesta macchia del test di Rorschach è frequentemente associata ad uno strumento musicale.

I motivi di queste parentesi culturali nella nostra giornata sono diversi, dal piacere della procrastinazione alla volontà innata di ciascun individuo di scoprire qualcosa nuovo. Ognuno di quei link blu nasconde un mondo. Ogni volta che se ne clicca uno si allargano i confini della propria conoscenza, aumentando la superficie di scambio con ciò che non si conosce. Una dimostrazione pratica del concetto socratico del ‘so di non sapere’, un’ignoranza che è spinta fondamentale al desiderio di conoscere. Parliamo di curiosità.

La curiosità ha sempre avuto ruoli contrastanti nell’immaginario umano. Da quella di Eva nel provare la mela, a quella che ha spinto l’Ulisse di Dante ad attraversare le colonne d’Ercole, perché se è vero che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, sempre meglio non esagerare (almeno di quei tempi). Curiosity è però anche il nome del rover della NASA che sta esplorando Marte e che sta aiutando a definire alcune delle questioni fondamentali sul nostro posto nell’universo e sulla storia del nostro sistema solare.

Esistono diversi tipi di curiosità secondo Mario Livio, autore del libro di prossima uscita Why? What Makes Us Curious e della TEDx Talk che riportiamo qui sotto. C’è per esempio la curiosità scatenata dalla novità, dalla sorpresa o dalla perplessità (definita come curiosità percettiva), ma c’è anche quella stimolata semplicemente dal nostro amore per la conoscenza (curiosità epistemica). Indipendentemente dal tipo, il cervello reagisce al desiderio di conoscenza nello stesso modo; le regioni attivate sono le stesse che regolano lo stimolo alla fame e alla sete. Una volta soddisfatta la curiosità il cervello reagisce producendo un senso di reward.

Alcuni studi mostrano come questa ricompensa interna che percepiamo non si limita all’appagamento della sete di conoscenza, ma al desiderio stesso di conoscere. Inoltre, se la curiosità viene stimolata durante i processi di apprendimento si impara più velocemente, trattenendo più informazioni. Ed è per questo che la curiosità è una dote fondamentale per stimolare una collaborazione proficua.

Scoprire cose che non fanno necessariamente parte del nostro mondo (come abbiamo visto nel quaderno #10 quando parlavamo di automanutenzione) o conoscere e condividere nuovi approcci e nuove persone diventa più efficace e più rewarding se si desidera veramente farlo, se si è mossi dalla curiosità che ha spinto gli esploratori a scoprire il nostro mondo e che tutt’ora anima gli scienziati a scoprire il nostro universo o i bambini crescere ed imparare.

Perché fatti non fummo a viver come bruti.

 

 

 

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