Presenza e automanutenzione

| September 23, 2016

Weconomy_Sandra_Corradi_formazioneEssere nella presenza significa ‘stare con quello che c’è’ nel qui e ora in modo ‘consistente’, ben radicati nella propria posizione percettiva (io) e, allo stesso tempo, aperti all’esperienza che stiamo vivendo (gli altri, il contesto), capaci per questo di sfruttare tutte le risorse disponibili per prendere decisioni e orientare efficacemente attenzione, energia, azioni. La consistenza evoca un’idea di spessore, di ciò che tiene insieme (io, gli altri, il contesto), e allo stesso tempo un’idea di molteplicità, l’essere costituito di tanti elementi, di contaminazione, del saper far convivere elementi eterogenei. La consistenza richiede impegno e automanutenzione dell’io, sviluppo di quel potenziale che possiamo liberare solo ampliando la nostra mappa di riferimento, includendo (e-e) non escludendo (o-o) scelte possibili, per decidere liberamente, senza i limiti auto-imposti dalla nostra soggettiva e parziale percezione del mondo. Quando sperimentiamo la presenza siamo dunque in totale armonia con il delicato rapporto tra ciò che accade e ciò che sta per accadere, dentro e fuori di noi, attenti al processo oltre che al contenuto, in grado di prevedere, senza aspettative o pregiudizi, di riconoscere i segnali deboli, anticipare le azioni e stupire, di essere generosi e allo stesso tempo grati. La presenza implica la capacità di ‘essere’ in attenzione (significato di attentiveness vs attention), un’abilità questa profondamente legata all’arte del servire. Come dice Mrs Wilson in Gosford Park: ‘Io so di cosa hanno bisogno prima che lo sappiano loro stessi’. ‘L’attenzione è la più rara e pura forma di generosità’ scriveva Simone Weil (filosofa, mistica e scrittrice francese, 1909-1943).

L’Attenzione, che deriva dal latino attentio -onis (da ad-tendĕre, tendere verso, applicarsi a, rivolgere l’animo), implica uno sforzo di concentrazione, un costo in tempo ed energia, tanto che da oltre dieci anni Thomas Davenport parla di ‘economia dell’attenzione’, definendola una risorsa cruciale per affrontare il nuovo corso del business. Quando l’attenzione incontra la ‘presenza’ il costo si trasforma in ‘investimento’, il tempo subito in tempo agito, lo sforzo in focus e efficacia dell’agire. La presenza è un livello di intensità dell’attenzione che possiamo raggiungere attraverso l’automanutenzione dell’io, cura e allenamento costanti che ci permettono di esprimere il potenziale e migliorare la performance mettendo in sinergia le nostre tre menti: cognitiva, somatica e di campo.

La mente somatica è quella del corpo, la mente principale dell’uomo, una vasta rete di connessioni in grado di guidare i nostri comportamenti attraverso l’istinto, l’intelligenza naturale e la saggezza accumulata dall’essere umano nella sua evoluzione.
La mente cognitiva, è quella che abbiamo nella testa, la mente logica e analitica, del pensiero razionale.
La mente di campo è relativa alla coscienza di tutto ciò che è intorno a noi, lo spazio dell’interazione, la posizione percettiva del noi, quella che favorisce il pensiero sistemico e ci rende capaci di osservare la relazione tra gli elementi presenti nel contesto di cui noi stessi siamo parte. Presenza per un manager che, ad esempio, gestisce un colloquio di valutazione, significa ascoltare con il corpo e con la mente, osservare e cogliere gli stimoli presenti in quel momento di relazione, fare domande potenti, riconoscere le convinzioni che limitano il cambiamento cosi come i segnali, magari deboli, di un cambiamento in atto, quelle differenze che possono ‘fare la differenza’. Per un venditore vuol dire cogliere il momento giusto per fare una domanda, anticipare un bisogno e sorprendere, potenziare il valore della customer experience.
Nella gestione di un team la presenza potenzia la capacità di favorire lo scambio, di vedere il contributo di tutti, riconoscere e connettere le risorse presenti. Cosa limita la presenza? Automatismi, abitudini, dialogo interno, pregiudizi e convinzioni, aspettative non realistiche, osservazione e un ascolto superficiali. Cosa la potenzia? Agire consapevolmente, auto-apprendimento, processi creativi, desiderio di entrare in connessione con il qui e ora “dove sono, cosa faccio, come mi sento, cosa acca- de intorno a me…’; lasciar fluire i pensieri e liberare la mente, pratiche di respirazione consapevole e di meditazione, ascolto attivo, stupore autoimposto…

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