Project Ara, con Google la materia diventa app

| January 23, 2015

Ci sono molte domande che hanno risposte contro intuitive o che rompono gli schemi.

Perché 0! = 1 ? Come posso saltare più in alto? Cosa succederebbe se lanciassi una palla da baseball a 90% la velocità della luce? Quale sarà il futuro degli smartphones?

A questa domanda alla quale Google ha provato a dare (almeno in parte) una risposta settimana scorsa.

Se i cellulari sono nati con l’unico obiettivo di comunicare telefonicamente while on the go, si sono, però, presto evoluti acquisendo sempre più funzioni.

Era il 1992 quando IBM presentava Simon, il prototipo di un cellulare con touchscreen che poteva spedire anche fax, email e fungere anche da PDA. Il precursore degli smartphones insomma. Un oggetto con diversi circuiti integrati dedicati a diverse funzioni.

iOS e Android dal 2007/2008 hanno avuto il merito di spiritualizzare il mercato degli smartphones consolidando e sistematizzando piattaforme per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni. Le apps, le infinite anime dei nostri devices, una volta lanciate, regalano nuove e virtualmente infinite possibilità ai loro utilizzatori. Vuoi essere svegliato da uno sconosciuto ogni mattina? There’s an app for that. Siete particolarmente attratti da persone con la barba? Vorreste un servizio di dating che raccolga solo bearded men? There’s an app (and social network) for that. Vi sentite un po’ antisociali e volete assolutamente evitare i vostri ‘amici’ socialmente attivi? There’s an app for that.

Adesso Google, con il Project ARA, sta parzialmente cambiando il paradigma.

La divisione del colosso di Mountain View ATAP (Advanced Technology and Projects) sta sviluppando una serie di smartphones a cui è possibile aggiungere diversi moduli dalle diverse funzioni. A essere più precisi, dall’inizio dell’anno prossimo, Google lancerà/lancerebbe sul mercato degli scheletri base sui quali e possibile inserire diverse componenti aggiornabili o modificabili in base alla situazione. Si potrà quindi decidere di avere una batteria dalla grossa capacità e una fotocamera ad alta risoluzione quando si parte per un weekend in the wild oppure avere un modulo per la raccolta di dati biometrici e un sensore UV per quando si va a fare sport all’aperto.

Google sta sostanzialmente appizzando la materia. Ogni modulo avrà una sua funzione specifica, ogni modulo modificherà in una direzione piuttosto che in un’altra l’uso dello smartphone. Quello che adesso fanno principalmente le apps.

Si potranno quindi avere smartphones ‘coltellino svizzero’ con diversi moduli dalle più disparate funzioni o avere smartphones iperspecializzati con moduli destinati tutti ad uno stesso scopo (ad esempio un cellulare i cui moduli raccolgono diversi dati sulla salute del possessore-paziente). La cosa bella è che in realtà questi due tipi di smartphones saranno lo stesso smartphone. Basterà cambiare uno o due moduli per avere un oggetto diverso.

I moduli saranno anche sostituibili una volta che diventano obsoleti, rendendo così l’ARA un prodotto dalla vita molto lunga.

Oltre al concetto di appizzazione della materia, un altro aspetto interessante è l’ecosistema che si potrà creare attorno al prodotto. Google all’inizio produrrà solo l’esoscheletro al quale vanno aggiunti i moduli. I diversi componenti verranno invece sviluppati da produttori esterni. Sarà quindi interessante vedere sia che idee avranno i produttori di componenti per quanto riguarda le funzioni, sia osservare le diverse piattaforme che si svilupperanno incentivando lo scambio di moduli o la vendita di moduli di seconda mano.

Che modelli di business nasceranno dalla produzione, fruizione e scambio di ‘funzioni’ dei cellulari di nuova generazione? E in che modo l’appizzazione della materia influirà su questi modelli?
Tra poco più di un anno avremo la risposta.

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