Quando la “persona al centro” è una questione vitale

| January 12, 2016

coverLa produzione del Quaderno #9, centrato sul tema della scelta, ci ha spinto a esplorare mondi non necessariamente vicini a quelli più tradizionalmente visitati da Weconomy, ma che quotidianamente hanno a che fare con scelte importanti, difficili e improvvise. Pubblichiamo di seguito l’articolo uscito sull’ultimo quaderno frutto di una conversazione con il Dottor Osvaldo Chiara – Direttore del Trauma Center A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano  che ci parla  della gestione delle emergenze.

Quando il rischio diventa routine, quando l’emergenza diventa ordinaria.

Il Trauma Team (TT) dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano gestisce ogni anno una media di 650 pazienti traumatizzati che vengono portati in ospedale con un codice di priorità “emergenza-urgenza”. Il TT è composto da chirurghi, anestesisti, ortopedici, neurochirurghi, radiologi, infermieri, operatoti sanitari, attivi h24.

Il primo problema della gestione del rischio è la scelta delle persone”, ci dice il Dottor Osvaldo Chiara, che coordina e gestisce il Trauma Center di Niguarda. “È fondamentale per chi organizza una struttura come il TT selezionare persone in grado di mantenere 24/7 lo stesso livello di performance (efficacia ed efficienza), sia in termini di gestione del paziente e dei traumi, sia nella percezione di quelle che sono le priorità da gestire. Per questo servono professionisti estremamente preparati e capaci di interagire con gli altri membri del TT.

Lavoriamo secondo sequenze di priorità ben precise, identificate dalle lettere dell’alfabeto:

– A, airway: via aerea

– B, breathing: respirazione

– C, circulation: pressione e cuore che pompa sangue

– D, disability: eventuali problematiche neurologiche che mettono a rischio la sopravvivenza del cervello

– E, exposure: svestizione del paziente per un esame obiettivo delle lesioni

– F, family: comunicazione alla famiglia

Questo schema di priorità nasce intorno agli anni ’70/’80 da studi sull’arresto cardiaco e oltre a guidare il nostro protocollo di intervento, ha portato nel tempo un importantissimo cambio di approccio. Infatti, il trauma è una lesione multidistrettuale, che può coinvolgere ad esempio la testa, il torace, l’addome, gli arti e così via. È necessario quindi che intervengano diversi professionisti specializzati, dall’ortopedico al chirurgo, contemporaneamente e in tempi ristrettissimi. Una volta cosa succedeva? Che ciascun specialista riteneva l’urgenza principale da gestire quella di sua competenza. L’approccio del Trauma Center è totalmente diverso: il Trauma Center ha messo al centro il paziente, non più lo specialista. Ora tutti lavorano sul traumatizzato, ognuno con le sue competenze, e il Team Leader dirige e gestisce le priorità. Tutti i membri del TT hanno la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo, tenendo sempre presente il quadro generale e il ruolo degli altri. Il Trauma Center è proprio la palestra più bella per vedere il lavoro di una squadra ed è un modello organizzativo importato in Italia da noi del Niguarda.

La preparazione di un medico che lavora nel nostro Trauma Center prevede una parte teorica e un’esposizione a un determinato numero di casi, in affiancamento a un medico esperto. Questa figura di Traumatologo a 360° viene solitamente ricoperta in questa struttura dai chirurghi generali. L’esperienza sul campo è fondamentale per ottenere un’expertise specifica. Un Trauma Center può essere implementato in un contesto territoriale che richieda un volume sufficiente di interventi tali da giustificarne la presenza, e che possa centralizzare tutti i traumi maggiori di una vasta area territoriale. Nella nostra struttura vengono centralizzati i traumi di circa due milioni di abitanti e gestiamo circa 650 traumi maggiori all’anno: questo ci consente di esporre i nostri Team Leader a non meno di 80/90 traumi maggiori annui. Considerando che la letteratura internazionale identifica un volume minimo di casi trattati per singolo Team di 50 all’anno, possiamo dire di operare in un contesto significativo che garantisce la crescita di una expertise locale.

Il modello territoriale è dunque fondamentale per il funzionamento dei sistemi di emergenza ospedaliera, vale la cosiddetta regola delle 3 R: the right patient in the right hospital at the right time. In Lombardia, ad esempio, ci sono 6 Trauma Center che gestiscono i traumi maggiori. Ma il nostro non è solo un ruolo “operativo”. Come un’azienda si presenta con una brochure o strumenti simili, così un ospedale riveste anche un ruolo importante di presentazione di un Paese. Pensiamo alla situazione in cui una persona straniera subisce un trauma grave, magari un incidente sulla strada, e si trova affidata a una struttura come la nostra, una struttura che non ha scelto volontariamente. Nel nostro caso, “l’utente” non ci sceglie ma “viene scelto” dal sistema che gli deve offrire il massimo dell’assistenza per permettergli il massimo guadagno in termini di salute. L’emergenza sanitaria diviene quindi un biglietto da visita del funzionamento della nostra società. Un biglietto da visita che deve funzionare, che parla della struttura ospedaliera ma, in un senso più allargato, di un sistema sanitario e di un Paese.”

“La preparazione e le competenze delle nostre persone, unite alla conoscenza precisa delle priorità – conclude il Dottor Osvaldo Chiara – ci consentono di gestire il rischio e l’emergenza in maniera ordinata. Sì, questa è la nostra sfida: organizzare la gestione dell’emergenza.”

Osvaldo Chiara ricopre il ruolo di Direttore del Trauma Center A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano. Laureato in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano con specializzazione in chirurgia generale e in chirurgia toracica, ha perfezionato la sua preparazione negli Stati Uniti portando in Italia l’esperienza americana del Maryland Trauma Center di Baltimora. È istruttore Advanced Trauma Life Support dell’American College of Surgeons ed è stato componente del Consiglio Superiore di Sanità presso il Ministero della Salute 2003 – 2005. Partecipa a numerosi convegni internazionali ed è autore di articoli e pubblicazioni scientifiche in ambito internazionale.

Un estratto dalla conversazione con il dottor Osvaldo Chiara, che ha dato origine a quest’articolo.

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