Volete avere successo? Considerate le anomalie

| October 1, 2014

Negli anni ’60 uno storico della scienza americano — Thomas S. Kuhn — scriveva che la storia della scienza non avviene per progressi o evoluzioni, ma rotture, rivoluzioni. Paradigmi scientifici dominanti — il geocentrismo di Tolomeo, la teoria dell’etere — non sono stati semplicemente superati da nuove concezioni, ma vinti da nuovi paradigmi alternativi. Da modelli di spiegazione, cioè, che finalmente riuscivano a spiegare quelle anomalie che davano scandalo ai precedenti e tradizionali modelli di spiegazione. Il ruolo dell’anomalia è dunque decisivo.

Ma che cos’è un’anomalia? L’anomalia non è una semplice stranezza. Di cose strane ne vediamo tante e almeno altrettante ce ne capitano. L’anomalia, invece, è un fatto ben preciso, inspiegabile secondo i criteri in vigore, ma ostinatamente inaggirabile. Un rompicapo, lo chiama anche Kuhn. Qualcosa che, in base alle nostre mappe, non dovrebbe esserci, invece c’è. Probabilmente faremmo di tutto per rimuoverlo. Con le mille stranezze che incontriamo ce la facciamo tranquillamente. Le mettiamo tra parentesi e poi le dimentichiamo, travolti da altro.

Una vera anomalia, però, non si lascia trattare così. Perché? Spesso per un motivo molto concreto. È un intralcio esattamente nel punto in cui siamo obbligati a passare. E se è così, mettere fuori asse il proprio modo di pensare e farci veramente i conti diventa una necessità.

Kuhn vedeva nelle anomalie le premesse di periodi di crisi dai quali sono emersi nuove stagioni per la scienza. Le anomalie/rompicapi, cioè, si rivelano inneschi di un positivo prendere sul serio ciò che altri volentieri mettono sotto il tappeto guardando da un’altra parte. Bisogna dunque farci i conti con questi rompicapi, non si può scappare.

Farci i conti esige però di usare approcci ‘divergenti’. Non sguardi che si alzano al cielo perdendosi in chimere, ma ipotesi nuove, generate ed animate, innanzitutto, dal credito dato al fatto che l’ostacolo sulla nostra strada non sia semplicemente qualcosa da adattare al pensiero di sempre, ma il segnale per una via nuova e diversa. Una via che può esigere di alimentarsi con risorse nuove, ibride ed impreviste. La mossa vincente non è quindi divergere, nel senso di deviare lo sguardo dall’ostacolo – bypassarlo –, ma dalla propria griglia di soluzione ordinaria.

Frans Johansson nel suo Effetto Medici. Innovare all’intersezione tra idee, concetti e culture (ETAS) cita il caso del cifrario RSA sulla base del quale avvengono gli acquisti in Rete. È stato messo a punto da persone che hanno risolto il problema di sicurezza nelle comunicazioni cifrate comprendendo che la transazione sicura non poteva avvenire secondo la logica di sempre: attraverso uno scambio o una copia di ‘chiavi’. Provarono così a far ‘viaggiare’ particolari ‘lucchetti’. Johansson nel suo libro propone una strategia di spiazzamento dei presupposti che eleva il loro rovesciamento sistematico a regola per il successo. Non sembra esserci neppure bisogno di anomalie sulla propria strada. Volete avere successo? Iniziate a progettare spiazzando in partenza ogni logica ed intersecando tra loro gli ambiti più diversi. Volete fare un ristorante? Provate a farne uno senza menù! O che non venda cibo!

Si può forse essere un po’ meno radicali e riconoscere che lo spiazzamento e l’incrocio di saperi diversi è una necessità di sopravvivenza in una realtà come quella dell’impresa umana dove la complessità – una vera e propria ‘foresta’ di rompicapi — resta positivamente il fattore di costante messa alla prova di ogni progetto e di ogni successo.

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