Come sfruttare la Rete per allargare la nostra “prossimità”

| March 3, 2015 | 2 Commenti

La nostra ordinaria immagine di Rete è fatta di connessioni, di intrecci quindi di possibilità che si moltiplicano esponenzialmente. Non solo per i fili numerosissimi che ormai si annodano, ma anche per la loro lunghezza. La Rete sembra ormai arrivare dappertutto, coprire ogni cosa. Lega tra loro persone, esperienze o cose che fino a quel momento non avevano niente a che fare tra loro. Per questo è frequente farsi incantare dall’ebbrezza dei salti che la Rete consente. Solo a guardare il variegato mondo delle app, non si ha che l’imbarazzo della scelta: da SnapSwap ad Accidental News Explorer.

È però un’immagine astratta quella che descrive la Rete come una maglia trapuntata di nodi stesa davanti ai nostri occhi, come un foglio su una parete, come una gigantesca mappa in perenne espansione. Se questa immagine è adeguata, l’effetto che ne risulterebbe sarebbe quello della paralisi: qualsiasi punto occupiamo, è destinato all’irrilevanza. Non a caso un grande filosofo del nostro tempo, Jürgen Habermas, ha recentemente paragonato le «comunità comunicative» di Internet ad «arcipelaghi dispersi» cui manca un collante. La creazione di questo collante esige innanzitutto di vivere la prossimità in un modo ricco e consistente.

Per quanto possiamo essere trasportati lontano dalle crescenti possibilità di connessione, il fatto di riconoscere e di distinguere una prossimità ‘familiare’ da qualcosa che invece è distante ci è essenziale. È infatti in questo spazio di cui siamo sempre il centro che maturiamo i criteri fondamentali che plasmano i nostri giudizi e le nostre azioni. Noi molto spesso usiamo la Rete per mettere in movimento questo nostro punto di osservazione, per ‘spiazzarlo’, per metterlo fuori gioco. Il punto è che possiamo agire per allargare la nostra prossimità – e la rete è uno strumento per questo –, ma non possiamo azzerarla.

Assumere positivamente (ed anche creativamente) questa condizione ci consente, invece, di guardare alla Rete ed a tutti i potenziamenti che essa consente – strumentali, collaborativi, informativi etc. – in un modo diverso. E questo perché le reti offrono una possibilità (e quindi una risorsa) imperdibile per chi è già all’erta su ciò che lo circonda: l’esperienza della densità.

È vero, la geometria ci insegna che l’orizzonte al nostro sguardo appare come una semplice linea. Sappiamo bene però che quella linea non esiste come tale. Concretamente essa dice la profondità del nostro sguardo e quindi, innanzitutto, la ricchezza delle cose, delle persone e degli eventi che ci circondano qui ed ora.

Con le sue incredibili capacità di ramificazione la Rete agisce innanzitutto rendendo più densa questa nostra prospettiva ordinaria. Ossia la nostra prossimità. La crescente espansione della Rete può allora insegnarci proprio il (crescente) spessore e profondità di ciò di cui facciamo esperienza qui ed ora. Che il nostro paesaggio ordinario, prossimo, cioè, è molto più ricco e significante di quanto sia visibile ad occhio nudo.

Viviamo solo in un punto di vista – è vero – ma il nostro movimento e lo sguardo che gettiamo fuori da esso è necessario perché ciò che ha significato possa apparire.

In proposito date un’occhiata a questo video:


  • Antonio Merlo
  • Antonio Merlo

    trovo molto interessante questo articolo, occupandomi di web, motori di ricerca e social media, credo però non approfondisca la tematica sociale della rete, che se da un lato da ai suoi internauti l’opportunità immensa di allargare i propri confini, i propri orizzonti culturali e mentali, cosa impensabile fino a solo un decennio fa, non risolve quegli aspetti sociali aggregativi e di conoscenza interpersonale che solo appunto questa possono dare. Spesso l’illusione delle facili “conoscenze” dei social e del web si tramutano in un “amico di tutti amico di nessuno” che crea una profonda distanza fra le persone, e vuoti relazionali che un tempo la vita aggregativa delle comunità invece offriva. Forse si dovrebbe utilizzare meno la rete allo scopo socializzante per darvi un utilizzo maggiormente culturale e formativo.
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