Meno tweet, più messaggi istantanei?

| June 13, 2014

Shared Futures è il titolo di una nuova rubrica di Weconomy in cui, così come un radar che ascolta l’universo, cerchiamo di captare interferenze, dinamiche e spunti non ancora codificati all’interno dell’economia collaborativa (pensate a come erano le cose 10 anni fa, chi l’avrebbe mai detto?), ma che prima o poi, potrebbero diventare “punti cardinali” di questo mondo.
Cose del futuro. Un futuro (sempre più) condiviso.

In questo momento, a oltre 19 miliardi di km dalla Terra, sulla sonda NASA Voyager 1, si trova il Voyager Golden Record, un disco per grammofono di rame placcato in oro che contiene suoni ed immagini utili a raccontare il nostro pianeta a chiunque dovesse trovarlo in futuro (nell’immagine una parte della copertina del disco con informazioni che ne spiegano l’utilizzo).
Questo messaggio, creato da pochi scienziati e virtualmente destinato a tutto l’universo, spera di aprire un dialogo con qualcuno, prima o poi. Assomiglia, insomma, a un denso post su Facebook, scritto nella speranza di generare una lunga conversazione di commenti e like. Similmente, per par condicio social, citiamo anche la placca sulle sonde Pioneer che, per quantità di informazioni, è una sorta di tweet cosmico.

Intanto, sulla più famigliare Terra, mentre Facebook e Twitter continuano a crescere tra dibattiti se siano più o meno finiti (un professore di Princeton ad esempio sostiene che entro il 2017 Facebook perderà l’80% degli utenti), un altro fenomeno sta cambiando il modo in cui interagiamo con altre persone attraverso la tecnologia.

L’accesso ad Internet e ai social network è sempre più mobile e, anzi, sempre più piattaforme sociali nascono e prosperano mobile-only (consideriamo ad esempio Line che in soli due anni di vita ha raccolto più di 300m di utenti o Snapchat, valutata da Facebook $3 miliardi lo scorso novembre). Se pensiamo poi a come l’accesso che le social app hanno ai nostri contatti sul cellulare abbia annullato i tempi di costruzione di una rete strutturata di friend capiamo come sia adesso molto più facile avere tutti gli amici che si hanno su Facebook su di un social network appena nato. Come ha detto David Sacks in un suo tweet, ripreso poi da Mary Meeker sul famoso report annuale Internet Trend – KPCB, “Sia Whatsapp che Secret rappresentano l’ascesa della rubrica telefonica sul friend graph. È ritorno al futuro“.

Quindi adesso si è tornati a “messaggiare”, più che a postare e twittare, non mandiamo più lunghi (o brevi) messaggi nello spazio, nella speranza che qualcuno lo legga e ci risponda. Comunicare a tutti un contenuto che può interessare pochi non sempre funziona. Ora si manda un alto numero di messaggi ad un ristretto numero di persone, elevata frequenza con un modello di sharing selettivo. Scegliamo allora strumenti che ci permettono di selezionare accuratamente cosa dire e a chi dirlo, senza l’ansia di vedere (e, soprattutto, far vedere) che nessuno ci risponde.

E le dinamiche collaborative? Siamo sempre stati abituati a pensare che più cervelli si è, meglio è. Più persone partecipano alla conversazione, più alta sarà la qualità dei contenuti. Aggiungi un posto a tavola, insomma. E forse è davvero così. Ma quindi la domanda è: adesso che l’idea di social network si è diffusa (anche all’interno delle aziende) come strumento di collaborazione dove l’interazione tra diversi individui può produrre qualcosa di utile e inaspettato, questa nuova dinamica di scambio più focalizzato e frequente, come potrebbe mutare i processi collaborativi tra persone e tra aziende?

Ma soprattutto, quale sarà la versione NASA di Snapchat?

Per approfondire:

Ricerca dell’università di Princeton sulla fine di Facebook

Elogio funebre a Twitter

Facebook voleva acquistare Snapchat per $3 miliardi

Il caso di Line

FriendsGraph vs Phone Book

Giorgio De Marco
Twitter @giorgiodemarco

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