Troppe regole fanno male alla collaborazione

| May 19, 2016

cover_yves_wcnmySpesso per comprendere meglio dinamiche astratte è necessario ricorrere a metafore e ad esempi. Per parlare di collaborazione Yves Morieux – direttore dell’Institute for Organization del BCG che avevamo già citato nel dialogo immaginario comparso quaderno #7 – utilizza in questo suo TED talk la vittoria nel campionato mondiale 2003 del team femminile francese nella staffetta 4×100. Lasciando la spiegazione della metafora al video, vediamo in quest’articolo quali sono le considerazioni del consulente francese sulla collaborazione.

Secondo Yves Morieux tre sono i principali pilastri ereditati da un vecchio modo di fare management che generano problemi nella produttività aziendale al giorno d’oggi e che ostacolano la collaborazione: un’eccessiva richiesta di chiarezza, accountability e misurabilità.

Per ottenere maggiore chiarezza nei processi si rischia di creare troppe regole (in questo articolo avevamo già detto che l’eccesso di regole può portare alla generazione di inefficienze), deresponsabilizzando chi lavora, facendo concentrare l’attenzione e gli sforzi sul seguire le regole piuttosto che sull’ottenere risultati. Per ovviare a questo ci appoggiamo all’accountability. Le persone devono essere responsabili di quello che fanno, dei successi e dei fallimenti. Il problema è che spesso spendiamo più energie per sapere chi incolpare quando si fallisce, piuttosto che cercare di creare le condizioni per aver successo. Ed è più facile trovare i colpevoli se si hanno degli elementi misurabili rispetto ai quali valutare i fallimenti.

Collaborazione vuol dire però fare di più con meno, vuol dire essere in grado di iniettare energia anche nel lavoro degli altri affinchè il risultato finale sia di maggior valore. Ma se il task del proprio collega avrà successo, come si farà a misurare quanto di quel successo è dovuto all’energia (motivazionale, intellettuale, emotiva, etc) iniettata da altri nella sua missione? Ma soprattutto, conta davvero saperlo?

Inoltre, come dice Yves Morieux, se premiamo le persone unicamente rispetto a valori misurabili, le persone si concentreranno unicamente sugli aspetti misurabili del loro lavoro, tralasciando altri elementi altrettanto o addirittura più importanti che possono favorire la collaborazione. Cooperare non è tanto (o non solo) la quantità misurabile di impegno, ma anche e soprattutto come questo impegno viene allocato.

Collaborando si sacrifica la sicurezza di una preformance valuata persona per persona secondo metriche chiare e misurabili a favore di un valore maggiore nella performance di altri. Ha, quindi,  senso collaborare? Yves Morieux (e noi con lui) sostiene di sì. L’aumento di complessità nel mondo del lavoro ha reso i pilastri sopracitati (chiarezza, accountability e misurabilità) irrilevanti e addirittura pericolosi inquanto rischiano, il più delle volte, di aumentare ulteriormente la macchinosità del sistema e lo spreco di risorse, moltiplicando strutture, processi, interfacce e creando così un circolo vizioso dal quale è difficile riprendersi. Si rischia di lavorare sempre più tempo ad attività a sempre meno valore aggiunto.

Quando vuole creare collaborazione in azienda non si deve quindi unicamente cercare di cambiare la mentalità dei team ma si deve anche (e soprattutto) abilitare l’ambiente di lavoro alla collaborazione, si deve verificare che vengano create le condizioni perchè i processi collaborativi possano aver luogo, creare un sistema manageriale che premi la cooperazione interpersonale. Abbiamo, insomma, bisogno di creare imprese nelle quali generare collaborazione è utile sia all’impresa stessa che ad ogni suo individuo.

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