Una visione d’insieme: l’osservazione collaborativa

| December 19, 2014

Proviamo ad immaginarci attorno ad una statua. Non a un’opera qualsiasi, ma a quella che è reputata un capolavoro del suo genere. Poniamo il Laocoonte dei Musei Vaticani. A debita distanza possiamo apprezzare molto di quell’opera. La scoperta dei suoi dettagli, quindi un’esperienza più completa della sua forma, richiede però che iniziamo a muoverci. Non solo per adeguare noi stessi al drammatico dinamismo della scena, ma innanzitutto per capirla meglio, per arricchire la nostra percezione cercando di far nostra la totalità della scena. Ai nostri occhi, in definitiva, non basta vedere. Attraverso i nostri occhi noi vogliamo abbracciare. Per questo dobbiamo metterci in moto. Girare attorno alla scultura.

Il vantaggio competitivo di ogni impresa collaborativa sta in definitiva qui.

Nella pluralità di sguardi e di azioni che ogni vera collaborazione dev’essere capace di attivare e di tenere insieme si gioca innanzitutto la possibilità di uno sguardo più potente ed integrale sugli scenari che abitiamo (o che abiteremo) e sulle loro forme. Ma non ci sono solo le forme attuali. Ci sono anche quelle possibili. Quelle che vediamo ed attorno alle quali giriamo con la nostra mente e/o il nostro desiderio.

Quelle forme che attraggono, convocano attorno a sé abilità e competenze diverse e possono iniziare a risuonare armonicamente assieme. Steven Johnson ne dà un saggio molto efficace nel suo discorso al TEDx di qualche anno fa e nel suo recentissimo intervento al World Business Forum di Milano.

La collaborazione diventa così un comune seguire il contorno di un’idea. Una collaborazione necessaria. Proviamo a tornare di fronte al Laocoonte: non è forse vero che girandoci attorno da soli, per ogni tratto di pietra che guadagniamo con lo sguardo muovendoci, ne perdiamo altrettanto? La nostra memoria, certo, ci aiuta a tenere insieme la forma. Ma solo la collaborazione tra sguardi diversi è in grado di scatenare interpretazioni veramente nuove. Non vediamo tutti allo stesso modo e questa è una risorsa da non lasciarsi sfuggire. La posta in gioco, poi, non è solo quella di agganciare, abbracciare vie e forme veramente nuove, ma anche quella di una feconda selezione dei nostri compagni di viaggio. D’altra parte i talenti delle persone non si misurano innanzitutto su ciò che sono in grado di vedere prima che non fare?

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