WeBooks #2: What’s mine is yours

| February 21, 2014

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Come è possibile che domanda e offerta smettano di abitare piani differenti e comincino a collocarsi alla stessa altezza, in una relazione orizzontale capace di armonizzare l’interesse individuale con il progresso della comunità? Basta seguire (e capire) il crescente successo del collaborative consumption. Questa è l’idea che Rachel Botsman e Roo Rogers hanno messo in movimento nel loro What’s mine is yours (Collins, 2011).
Non si tratta di utopia, ma di un dato di fatto. Il consumo collaborativo affonda le proprie radici nelle comunità peer-to-peer nate su Internet e non chiede di rinunciare al proprio individualismo, anzi lo completa risvegliando un “innato” istinto alla condivisione. La storia recente dell’economia di consumo – sostengono gli autori – è una storia di manipolazione della nostra brama di proprietà, di propaganda e di dipendenze create ad hoc. Il consumo collaborativo si offre come un nuovo e promettente meccanismo economico e sociale nel quale un l’impulso alla condivisione bilancia bisogni (e brame) individuali rendendoli più sostenibili per le comunità e per lo stesso pianeta.
Botsman & Rogers sono convinti che non si tratti solo di un nuovo modo di fare impresa ma di una nuova consapevolezza, di una maggiore intelligenza nelle scelte: un sapere “che cosa è importante e cosa non lo è”, secondo le parole di Chris Hughes, cofondatore di Facebook e uno dei guru della campagna elettorale di Barack Obama.

Dal Design al Brand, dai modelli di rete alla creazione di valore, il futuro che il collaborative consumption ha iniziato a spalancare è un futuro che vorrà far vivere il globale degli stessi moventi e protagonisti che animano il locale.

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