WeBooks #10: L’istinto di narrare. Non solo storytelling

| October 10, 2014

Lo storytelling è, come noto, pratica nota e diffusa. Ma il tema della narrazione è tema che sembra avere ancora molto da offrire. Il narrare (così come il subire il fascino del racconto) è qualcosa che sembra sfuggire dalla ‘pianificazione strategica’ di ciò che è strettamente indispensabile alla nostra sopravvivenza (biologica, sociale, lavorativa). Raccontare (e farsi raccontare) storie più che un abile stratagemma di persuasione sembra un’esigenza tanto profonda quanto impellente. Qualche spunto dal libro di Jonathan Gottschall (L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso uomini, Bollati Boringhieri 2014) può aiutare a capirne la posta in gioco.

La narrazione è una dimensione che avvolge persone e comunità ben al di là di quanto ne siano consapevoli. Non ci sono solo libri, giornali, televisione, cinema. Ci sono anche tutti quei racconti con i quali ci raccontiamo la realtà (o la sua trasformazione) fin negli interstizi di tempo più impensabili (il dormiveglia, il sonno/sogno…).

Narrazioni, storie. Ma di che cosa si tratta? Qual è l’enigma del raccontare? Gottschall lascia in sospeso la risposta per molte pagine. Sembra però che il nostro ammaliamento per i racconti abbia a che fare con il nostro strutturale bisogno di epica. Di immergerci, cioè, in una trama che non è solo un riparo dai pericoli della vita reale (dettaglio su cui l’autore insiste non poco), ma il luogo in cui i nostri progetti e le nostre imprese reali tornano a chiarirsi ed a rilanciarsi. Epica non è solo eroi, mondi da salvare, cappe e spade. Gottschall mette bene in evidenza che la semplice struttura di quasi ogni narrazione prevede un protagonista, un ostacolo ed un tentativo di superamento. Vi è dunque un realismo al fondo anche delle narrazioni più artificiali. La nostra vita non è forse la stessa cosa? Non si dispiega in un tempo ricco di prove? Non sente il bisogno di risorse, di ‘armi’ ma soprattutto di un sostegno condiviso di fronte alle sfide incessanti che ci chiamano all’impresa?
Certo, in un racconto ci si può perdere. Spesso anzi ‘evadiamo’ ben contenti di farlo. Ma questo fascino è presto vinto dal fuoco e sangue del ‘qui ed ora’. Il fascino che proviamo di fronte alle storie, però, potrebbe anche avere una radice ed una verità più profonda e consistente. Potrebbe, cioè, corrispondere al fatto forte ed inaggirabile che siamo esseri che fanno parte di una storia che non si lascia scansare e che attraverso certi racconti possiamo (tornare a) riconoscere che una parte di essa dipende da noi.

Qui l’intervento di Gottschall al Tedx FhumanU

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