La nuova economia comincia per W

| February 20, 2011 | 1 Commento

Segnaliamo l’uscita del nuovo libro di Ralph Hababou, presidente della società di consulenza e formazione PB RH Conseil e già autore dei volumi “Service Compris” e “Service Gagnant”: questa volta il tema è la “Génération W”.

La “W”, come spiega il sottotitolo, è quella di “Web” (ovvio) ma anche di “Woman” e “Weather” (e, aggiungiamo noi, di “WE”).

La questione femminile e quella climatica come macro-trend emergenti, “scommesse condivise”, che la cultura d’impresa globale ha il dovere (per sé, per funzionare meglio, per non farsi sfuggire clienti e opportunità) di tenere in considerazione.

Dalla prefazione (scaricabile free qui – al momento solo in lingua francese): “Al fine di fronteggiare la complessità del mondo di domani, più sottile e meno binaria, e meglio rispondere alla diversità dei mercati, le donne hanno una lunghezza di vantaggio”.
È così? Quali sono gli impulsi positivi che una cultura d’impresa, oltre che più partecipativa, anche “più femminile” può scatenare?

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  • CC3318

    La domanda, espressa in questi termini, è mal interpretabile. Detta così, sembra quasi che si possano ottenere impulsi positivi nell’assumere forza lavoro femminile nella propria area di business. Non so se mi spiego, è come dire “quali sono gli impulsi positivi che si possono scatenare nel assumere degli omosessuali nella propria azienda?” (o qualsiasi altra minoranza). La domanda dovrebbe essere riformulata. Non credo che si voglia una cultura d’imprese più femminile (o più omosessuale, più multirazziale, etc etc) portando avanti gli stessi errori di genere compiuti fino ad oggi, ma piuttosto una cultura di pari opportunità. Quali sarebbero invece gli impulsi positivi di una cultura di impresa se alle donne fossero date le stesse opportunità degli uomini? Possiamo nasconderci dietro tutte le W del caso, ma resta sempre e solo una certezza: le donne sono le generatrici della prole e per questo, lavorativamente parlando, si investe meno su di loro. E purtroppo non è solo una questione di figli. Lo stesso fatto di essere “meno aggressive” e “più docili” fa spesso giocare loro un ruolo di direzione “dietro le quinte”. La “gestione” è insita nella natura femminile eppure i ruoli manageriali, di formazione, di educazione, di dirigenza etc etc sono percentualmente a conduzione maschile. Il miglior esempio è la figura dello Chef, alla quale si associa subito il volto di un uomo, quando in realtà è quanto di più domestico e praticato nella vita di una donna. Io stessa, donna e designer, sul mio sito ho deciso di firmarmi solo con il cognome per non innescare quegli stereotipi di genere purtroppo subiti in passato. Non voglio che il mio lavoro sia giudicato in base al mio sesso. Bisognerebbe ripartire dal modello “base” per formulare una nuova cultura d’impresa. Ad esempio dalla famiglia e dagli allineamento dei ruoli genitoriali. Dal fatto che “bene o male” “prima o poi” “più o meno” tutti vorrebbero costruirsene una, sia la donna sia l’uomo, e che quindi nella nuova cultura d’impresa questo valore deve essere considerato, analizzato, progettato. Non vogliamo donne che fanno figli per lasciarli soli a casa (ma neanche uomini), non vogliamo donne “con le palle” (perchè semplicemente non ce le hanno), non vogliamo donne che devono abbandonare le proprie ambizioni e gli anni di studi investiti in formazione per “mettere su famiglia” (e passare il resto della loro vita depresse) (ad aspettare a casa i compagni che intanto avanzano di carriera e che si sobbarcano di responsabilità che potrebbero essere semplicemente condivise)(apro e chiudo una parentesi dicendo che gli uomini si suicidano 4 volte più delle donne anche a causa del forte stress e aspettative che la società pone sulla loro figura in caso di perdita del lavoro)(riapro e richiudo la parentesi nuovamente, oggi giorno è assolutamente impossibile gestire una famiglia con un solo stipendio. La donna deve necessariamente contribuire alle entrate anche se si è una coppia senza figli a carico). La cultura d’impresa deve prendersi cura di queste disparità, non per dare più spazio alle donne, ma per alleggerire “i ruoli” dettati da dogmi e ideologie. L’abbattimento degli sterotipi di genere attraverso un nuovo sistema d’impresa darebbe vita a una società più armonica e sinergica, fondata sulla serenità di poter essere ciò che si è.