Goodbye, Sapiens!

Future Goodbye, Sapiens!

Cosa diranno gli archeologi quando studieranno i primi 13 anni del Terzo Millennio?

sintesi

E già. Tra mille anni archeologi e antropologi vorranno pur capirci qualcosa degli eventi che portarono all’estinzione del Sapiens. Vorranno sicuramente indagare su come e perché all’improvviso, molto probabilmente senza accorgersene, l’Homo Sapiens si sia evoluto - anche se non biologicamente - in qualcosa di diverso, più adatto all’ambiente e al contesto che egli stesso aveva plasmato nei precedenti 200 mila anni di vita. A furia di studiare, intuiranno come tutti gli uomini comuni abbiano di colpo avuto accesso ad artefatti tecnologici stupefacenti che hanno permesso loro di acquisire facoltà incredibili, di avvalersi di prerogative che nemmeno la più ambiziosa cinematografia era riuscita a preannunciare. Anni che saranno descritti dai nostri bis-tris-quatris discendenti come quelli in cui l’uomo ha inziato a digitalizzarsi, a tele-trasportare non più i corpi come immaginava “la fantascienza da manuale” ma le loro emanazioni sensibili come la voce e le immagini (mai sentito parlare di Skype?), a indossare tecnologie capaci di espandere i sensi oltre i limiti anatomici e cognitivi (dicesi realtà aumentata), a dotarsi di strumenti con cui accedere in tempo reale, ovunque si trovasse, al sapere dell’intero genere umano (90 euro per uno smartphone: per tutto il resto c’è la carta di credito) a progettare e forgiare oggetti assolutamente personalizzati (stampanti 3D, prossimamente s-vendute come noccioline), a trovare, connettersi e confrontarsi con qualsiasi altra persona del pianeta che avesse qualcosa in comune con lui. Parleranno di quando, per la prima volta nella storia dell’umanità, a potersi collegare per condividere conoscenza, idee, sapere, visioni e innovazioni furono contemporaneamente un miliardo di persone di ogni cultura, religione e luogo della terra, e non più le poche, pochissime individualità separate che avevano scritto la lenta storia della civiltà umana dei millenni precedenti. Insomma, parleranno della prima grande singolarità, del momento in cui dall’Homo Sapiens, quello che pensava di saperla lunga su un sacco di cose, si scattò al nuovo passo evolutivo. Difficile immaginare oggi come chiameranno il successore del Sapiens: Homo nuovamente “Abilis”, perché re-imparò l’importanza di incidere, forgiare, modellare e ri-creare se stesso e il proprio mondo? Homo Digitalis, perché impostò una realtà parallela a quella fisica e iniziò a respirare in un mondo di bit e link tanto concreto quanto quello fatto da atomi e strade? Homo Connexus, perché oltrepassò l’idea di individualità intellettuale e creativa facendo della connessione e dell’auto-organizzazione in gruppi di scopo la leva principale per innovare ed evolversi ulteriormente? Homo Agilis perché scoprì che la flessibilità e l’adattamento a contesti in continuo mutamento potevano diventare l’asse portante della propria identità resiliente? O Homo Hybridus perché seppe mescolare, installando e rimuovendo secondo volontà, le caratteristiche di tutti gli “Homo” precedenti, Sapiens compreso? Difficile dire oggi se tutto ciò un giorno così lontano sarà davvero pensato di noi. Ma poco importa. La domanda da farsi è se noi e le persone con cui lavoriamo o ci relazioniamo possiamo ancora permetterci di essere “solo” dei Sapiens o dobbiamo evolverci adottando nuovi strumenti, metodi, atteggiamenti e punti di vista. E la cosa più bella di questa evoluzione alla quale siamo costretti è che non necessita la nascita di una nuova generazione, non ha nulla a che fare con DNA, età o caratteristica fisica: è la nostra percezione della necessità di evolverci e il volerci provare che la generano. Molto più che un telefonino low cost, diventare un Homo diverso è alla portata di tutti.

Weconomy book

  •  Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato. 18847

    Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato.

    Il primo mattone che ha dato il via al progetto Weconomy. Weconomy, L’economia riparte dal noi esplora i paradigmi e le opportunità dell’economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione. Grazie al mash-up di contributi internazionali e alla partecipazione di oltre 40 co-autori, Weconomy Book è un serbatoio di energia, pensieri, teorie, storie, pratiche e strumenti che ruotano attorno al tema del talento collettivo. Un incubatore informale e aperto al contributo di tutti, per immaginare, creare e continuare ad innovare il futuro dell’economia.

Magazine

  • Kill Skill: un non catalogo di competenze

    Kill Skill: un non catalogo di competenze

    Non esistono skill “a prova di futuro”. Perché, quando parliamo di abilità e competenze, in realtà parliamo di sviluppo delle persone.

    In questo Quaderno abbiamo affrontato il tema delle skill dal punto di vista sistemico, per esplorare ciò che ispira e motiva a imparare, a praticare nuovi comportamenti e innesca percorsi evolutivi che connettono persone e organizzazioni.

  • Robot: l'automazione è collaborativa?

    Robot: l'automazione è collaborativa?

    R come Robot - Quali sono le possibili relazioni tra umani e tecnologia? Il tema è esplorato indagando in due sezioni le trasformazioni a livello sociale e aziendale. Una sezione dedicata alla mostra Posthuman (svoltasi durante la MDW 2017) conclude il quaderno. L'obiettivo di questo numero è quello di fornire spunti, quello di avviare un dialogo, di stimolare un'ulteriore esplorazione di diversi punti di vista.

  • Quid novi? Generazioni che collaborano

    Quid novi? Generazioni che collaborano

    Q come Quid Novi – Generazioni che collaborano. Il quaderno numero 11 di Weconomy si concentra sulla condivisione di luoghi, tempi e spazi da parte di diverse generazioni con mindset differenti e sulle trasformazioni che questa convivenza implica. Autori dalle età, competenze e mestieri diversi, per assicurare un punto di vista molteplice. Perché la collaborazione tra generazioni è un’opportunità.

  • POP Collaboration: Point Of Presence

    POP Collaboration: Point Of Presence

    P come P.O.P. Collaboration. Il decimo quaderno descrive lo spettro di significati assunti dall’io nei processi di collaborazione. 12 autori dai background diversi si interrogano sul ruolo dell’individuo che si riprogramma e si trasforma (Hyperself) e che collabora in maniera diffusa e spontanea, essendo consapevole del ruolo degli altri io coinvolti (Integrated Self). L’io come particella fondamentale della collaborazione.

  • Oops, Or, Ok: il paradosso della scelta continua

    Oops, Or, Ok: il paradosso della scelta continua

    O come OOPS, OR, OK. Il Quaderno 9 indaga il paradosso della scelta continua: tra i 14 autori che esplorano le tematiche legate al “prendere decisioni”, troviamo dall'astronauta, al medico, dal designer al community manager, tutte persone che lavorano in contesti in forte trasformazione. Perché di fronte alla scelta e alle opzioni, l’unica scelta veramente sbagliata è non scegliere.

  • Ne(x)twork: flow, amplified identity, common environment

    Ne(x)twork: flow, amplified identity, common environment

    N come Ne(x)twork, neologismo che gioca sulle parole next, work e network. Il Quaderno 8 è dedicato al futuro del lavoro e alla necessità che questo sia connesso e condiviso in modo continuo. Una condivisione che porta alla creazione del Flow (Flusso) che l’Impresa collaborativa ha il bisogno di saper dirigere, coordinare, stimolare ed eventualmente modificare in itinere.

  • Management: Cross, Self, Content

    Management: Cross, Self, Content

    M come Management. Il settimo Quaderno esplora le mutevoli dinamiche e i cambiamenti che riguardano il mondo del Management: un racconto in tre atti di come intrecci tra universi diversi (Cross), propensione all’auto-organizzazione coordinata (SELF) e valorizzazione dei contenuti sull’offerta (Content) rappresentino le tre diverse dimensioni nelle quali l’Impresa collaborativa si sviluppa.

  • Local: Talent, Community, Making

    Local: Talent, Community, Making

    L di Local.Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.

  • Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata

    Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata

    I come innovazione, che è prima di tutto unaa questione di valori (e di valore). E innovare il contenuto (Info), innovare l’attitudine (Indie), innovare la relazione (Inter) sono le tre possibili scelte di valore per le Imprese.

  • HR: Human (R)evolution

    HR: Human (R)evolution

    La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.

  • Empowerment, Feedback, Gamification: c’era una volta il Retail

    Empowerment, Feedback, Gamification: c’era una volta il Retail

    C’è e soprattutto ci sarà ancora? Se ne parla in questo terzo Quaderno attraverso 3 parole chiave: Empowerment, Feedback, Gamification, aspetti fondamentali del retail collaborativo.

  • Design: (Re)shaping Business

    Design: (Re)shaping Business

    D come Design: aperto, social e collaborativo, a disposizione dell’Impresa per (ri)dare forma al business. Un quaderno che raccoglie e sviluppa spunti e contributi emersi durante l’evento Making Together.

  • Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro

    Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro

    Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.