The New Big (Data) Thing

Innovation The New Big (Data) Thing

sintesi

Nel 1989 un analista di Gartner, Howard Dresner, decise che da quel momento in poi la “business intelligence” avrebbe racchiuso tutti quei concetti e metodi per prendere decisioni sulla base di dati. Dresner immaginava non solo una nuova famiglia di software per le aziende, ma una metodologia avanzata per trattare le informazioni e trasformarle in conoscenza. Erano gli anni Novanta, le imprese sarebbero dovute diventare astronavi spaziali, i manager piloti al comando del business, e i computer dei cruscotti di navigazione per monitorare le performance aziendali. Le parole d’ordine allora erano real time, data mining e controllo di gestione. La sfida: riorganizzare i processi, recuperare gli indicatori di funzionamento e fornire una rappresentazione che fosse utile e comprensibile ai decision maker. Questi software convinsero alcune multinazionali e i grandi gruppi bancari, ma si rivelarono strumenti piuttosto complessi per gran parte del mercato. Ebbero però il merito di lavorare a fondo sui database, sulla visualizzazione e sull’archivio delle informazioni dati. Gettarono insomma le basi tecnologiche del processo di apertura dei database che ha preso piede nel 2009 quando Tim Berners Lee, uno dei padri del web, suggerì la libera circolazione dei dati sul web. In quell’anno politica e tecnologia ebbero la stessa visione. L’accesso ai database ha stimolato lo sviluppo di applicazioni in grado di portare benefici tangibili alla collettività, servizi di nuova generazione per il pubblico, nuove opportunità di business per il settore privato e una promessa di risparmi per la macchina statale. Tuttavia, l’informazione non ha avuto il tempo di apprezzare le potenzialità del dato. L’information overload nell’ultimo decennio è stata la cifra della crisi industria editoriale e il sintomo di un diverso paradigma di apprendimento. Per dirla in altro modo il sapere si è digitalizzato troppo velocemente prendendo in contropiede i mezzi di produzione. Nel 2000 il 25% delle informazioni registrate nel mondo era in bit: il 75% era analogico, su carta, pellicola, plastica magnetizzata, e così via. Nel 2013 il 98% delle informazioni registrate nel mondo è in formato digitale: i vari supporti analogici, dalla carta alla plastica, si dividono il restante 2 per cento. Mentre le aziende intuivano le potenzialità di business dei database, l’industria culturale è rimasta in trincea a combattere una battaglia di retroguardia contro il fluire anarchico delle notizie. Doveva essere l’apocalisse, o almeno così è stata raccontata. Poi è arrivato Dremel. Dremel è il titolo di un paper scientifico di Google uscito nel 2010. Chi volesse sfogliarlo lo trova in rete (tinyurl.com/c8wdacz) ma non è una lettura rilassante (almeno non per tutti): spiega come compiere ricerche su milioni di gigabytes di informazioni in frazioni di secondo. Quello studio è stato letto e analizzato da molti se non tutti i computer scientist, informatici e esperti che oggi lavorano o guidano startup attive nell’estrazione di significato e di business dai dati. Big Data deve tutto a Dremel se oggi è considerata a ragione la new big thing. Per una piccola impresa significa poter porre domande al proprio business che in passato sarebbero costate troppo. Il vantaggio nel poter interrogare più volte al giorno un mercato che cambia in tempo reale, minuto dopo minuto è stato quantificato da Gartner in una frontiera capace di stimolare una spesa mondiale di 34 miliardi di dollari. Un altro big number che ha contribuito a dare ordine e un profilo di business al caos di internet. Paradossalmente l’inzio dell’era del big data ha coinciso con la fine dell’information overload. Ha dato speranza a una industria in cerca di ordine. Ha suggerito che il caos di dati e database può essere interpretato, possiede una matrice nascosta che può generare valore. Continua su weconomy.it

Weconomy book

  •  Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato. 18896

    Thinking, connecting, cooperating, collaborating, swarming, empowering, democratizing, sharing: il futuro è già cambiato.

    Il primo mattone che ha dato il via al progetto Weconomy. Weconomy, L’economia riparte dal noi esplora i paradigmi e le opportunità dell’economia del Noi: più aperta, più partecipativa, più trasparente fatta di condivisione, reputazione e collaborazione. Grazie al mash-up di contributi internazionali e alla partecipazione di oltre 40 co-autori, Weconomy Book è un serbatoio di energia, pensieri, teorie, storie, pratiche e strumenti che ruotano attorno al tema del talento collettivo. Un incubatore informale e aperto al contributo di tutti, per immaginare, creare e continuare ad innovare il futuro dell’economia.

Magazine

  • Trash. Sconfiggiamo la vendita-spazzatura

    Trash. Sconfiggiamo la vendita-spazzatura

    In questo Quaderno indaghiamo le origini del trash. Che, per noi, nascono da quella vendita che non risolve problemi reali e concreti. L'antidoto è una vendita circolare e infinita, che trae il massimo vantaggio moltiplicando i punti di contatto con il Cliente, coinvolgendolo e generando una visione condivisa tra persone e organizzazioni.

  • Kill Skill: un non catalogo di competenze

    Kill Skill: un non catalogo di competenze

    Non esistono skill “a prova di futuro”. Perché, quando parliamo di abilità e competenze, in realtà parliamo di sviluppo delle persone.

    In questo Quaderno abbiamo affrontato il tema delle skill dal punto di vista sistemico, per esplorare ciò che ispira e motiva a imparare, a praticare nuovi comportamenti e innesca percorsi evolutivi che connettono persone e organizzazioni.

  • Robot: l'automazione è collaborativa?

    Robot: l'automazione è collaborativa?

    R come Robot - Quali sono le possibili relazioni tra umani e tecnologia? Il tema è esplorato indagando in due sezioni le trasformazioni a livello sociale e aziendale. Una sezione dedicata alla mostra Posthuman (svoltasi durante la MDW 2017) conclude il quaderno. L'obiettivo di questo numero è quello di fornire spunti, quello di avviare un dialogo, di stimolare un'ulteriore esplorazione di diversi punti di vista.

  • Quid novi? Generazioni che collaborano

    Quid novi? Generazioni che collaborano

    Q come Quid Novi – Generazioni che collaborano. Il quaderno numero 11 di Weconomy si concentra sulla condivisione di luoghi, tempi e spazi da parte di diverse generazioni con mindset differenti e sulle trasformazioni che questa convivenza implica. Autori dalle età, competenze e mestieri diversi, per assicurare un punto di vista molteplice. Perché la collaborazione tra generazioni è un’opportunità.

  • POP Collaboration: Point Of Presence

    POP Collaboration: Point Of Presence

    P come P.O.P. Collaboration. Il decimo quaderno descrive lo spettro di significati assunti dall’io nei processi di collaborazione. 12 autori dai background diversi si interrogano sul ruolo dell’individuo che si riprogramma e si trasforma (Hyperself) e che collabora in maniera diffusa e spontanea, essendo consapevole del ruolo degli altri io coinvolti (Integrated Self). L’io come particella fondamentale della collaborazione.

  • Oops, Or, Ok: il paradosso della scelta continua

    Oops, Or, Ok: il paradosso della scelta continua

    O come OOPS, OR, OK. Il Quaderno 9 indaga il paradosso della scelta continua: tra i 14 autori che esplorano le tematiche legate al “prendere decisioni”, troviamo dall'astronauta, al medico, dal designer al community manager, tutte persone che lavorano in contesti in forte trasformazione. Perché di fronte alla scelta e alle opzioni, l’unica scelta veramente sbagliata è non scegliere.

  • Ne(x)twork: flow, amplified identity, common environment

    Ne(x)twork: flow, amplified identity, common environment

    N come Ne(x)twork, neologismo che gioca sulle parole next, work e network. Il Quaderno 8 è dedicato al futuro del lavoro e alla necessità che questo sia connesso e condiviso in modo continuo. Una condivisione che porta alla creazione del Flow (Flusso) che l’Impresa collaborativa ha il bisogno di saper dirigere, coordinare, stimolare ed eventualmente modificare in itinere.

  • Management: Cross, Self, Content

    Management: Cross, Self, Content

    M come Management. Il settimo Quaderno esplora le mutevoli dinamiche e i cambiamenti che riguardano il mondo del Management: un racconto in tre atti di come intrecci tra universi diversi (Cross), propensione all’auto-organizzazione coordinata (SELF) e valorizzazione dei contenuti sull’offerta (Content) rappresentino le tre diverse dimensioni nelle quali l’Impresa collaborativa si sviluppa.

  • Local: Talent, Community, Making

    Local: Talent, Community, Making

    L di Local.Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.

  • Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata

    Info, Indie, Inter: L’Innovazione rinnovata

    I come innovazione, che è prima di tutto unaa questione di valori (e di valore). E innovare il contenuto (Info), innovare l’attitudine (Indie), innovare la relazione (Inter) sono le tre possibili scelte di valore per le Imprese.

  • HR: Human (R)evolution

    HR: Human (R)evolution

    La “Rivoluzione dell’Impresa” che mette la persona al centro del suo futuro. Una rivoluzione che trasforma la Persona umana da risorsa ad “atleta, acrobata, artigiano”.

  • Empowerment, Feedback, Gamification: c’era una volta il Retail

    Empowerment, Feedback, Gamification: c’era una volta il Retail

    C’è e soprattutto ci sarà ancora? Se ne parla in questo terzo Quaderno attraverso 3 parole chiave: Empowerment, Feedback, Gamification, aspetti fondamentali del retail collaborativo.

  • Design: (Re)shaping Business

    Design: (Re)shaping Business

    D come Design: aperto, social e collaborativo, a disposizione dell’Impresa per (ri)dare forma al business. Un quaderno che raccoglie e sviluppa spunti e contributi emersi durante l’evento Making Together.

  • Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro

    Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro

    Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.