Progettare innovazione è forse tanto difficile quanto lo è progettare un vero cambiamento di noi stessi. La sfida è quella di trovare uno spazio ed un tempo nel quale possa accadere qualcosa di imprevisto. Qualcosa il cui effetto collaterale (ma inesorabile) possa essere qualcosa di nuovo, che crei nuovo valore. Credo che una delle dimensioni in grado di regalarci oggi un contesto più lento, libero e “comodo”, un contesto nel quale nulla è chiuso o risolto, un contesto nel quale è possibile scambiare visioni, competenze ed energie per progettare il “nuovo”, sia proprio il Local. Un “ambiente” in cui esserCi. L’intreccio delle storie di vita di persone della community locale, legate da un “genius loci”, genera prospettive multiple e in potenza genera soluzioni “uniche”. Questa è l’esperienza del progetto Made in Lambrate, al quale è dedicato l’inserto speciale di questo numero di Making Weconomy, un progetto che come Logotel stiamo vivendo con gioia sulla nostra pelle insieme ad altre 30 realtà a noi vicine. Avviare un progetto di conversazione e di collaborazione con il territorio per provare a valorizzare l’anima di un’area che, altrimenti, rischia per buona parte dell’anno di essere solo un punto su Google Map: è questa la sfida (il cui risultato, in quanto sfida, non è certo né dato). Straordinario e arricchente è lo scambio che avviene durante il percorso, e questo è un risultato certo. Un percorso lungo e faticoso che richiede tempo ed energia, che parte dall’esigenza, ancora prima di conoscersi, di ascoltarsi e di avviare “cerchi” di conversazione per individuare un “centro” alla conversazione stessa. Per ricorrere a una metafora, per così dire, geometrica, ogni cerchio significa una distanza (uguale) da questo centro. La circonferenza però non è solo una equidistanza dal centro; essa è anche la linea che unisce tra loro tutti i punti (le realtà locali) che condividono quella distanza. A ben considerare, quel centro può rimanere in maniera più o meno visibile il collegamento tra i punti che si dispongono in cerchio attorno ad esso. Ma tratteggiare il più chiaramente possibile il collegamento tra i punti della circonferenza è forse l’unica via per far sì che il centro si manifesti in tutta la sua chiarezza. Local, quindi, è una parola del nostro modesto alfabeto della nuova economia estremamente importante. Non solo importante per noi come persone, per recuperare una dimensione in cui CI SIAMO, in cui abitiamo una dimensione del tempo e dello spazio “umana”, che ci aiuti a dare un senso maggiore alla nostra quotidianità, ma anche come persone/imprese e come imprese fatte di tante persone. Il Local come opportunità di creare nuove persone/imprese (start-up) è sotto gli occhi di tutti; ciò su cui mi interessa soffermarmi maggiormente è però il Local per le imprese fatte di tante persone (quelle che potremmo chiamare “growup”). L’esigenza di grandi aziende con un’identità e rete globale è sempre più quella di proporre ai propri Clienti “esperienze uniche, originali e personalizzate”. Il rischio di offerte, servizi ed esperienze standardizzate è una realtà che viviamo tutti i giorni: entrare in un albergo, come in un aeroporto o in un negozio di una grande catena a Milano, Parigi, Shanghai e vivere un’esperienza piatta, da “non luogo”, è cosa all’ordine del giorno. Se abbiamo quindi bisogno di originalità, di unicità e di personalizzazione, la chiave diventa accogliere una dimensione Local, sviluppare reale conversazione con le community locali proprio perché sono queste che ci aiuteranno a tornare a sviluppare contenuti per esperienze uniche, originali, coerenti al nostro brand ma vicine ai nostri Clienti. Dobbiamo creare “cerchi di conversazione” intorno ai nostri snodi della rete, per accorciare le distanze tra centro e periferia. E ancora: Local come opportunità per ritornare a creare valore, attraverso il valore già presente sul territorio, e restituendo valore al territorio stesso. Questa è anche una nuova e più articolata chiave di lettura del concetto di sostenibilità: investire in progetti che creano valore per noi, per le persone che lavorano con noi, per il territorio che ci ospita. Il cerchio si chiude. Ma, come sempre, il cerchio è fatto per riaprirsi: contiamo che questo “appuntamento-quaderno”, attraverso le sue 3 lenti di riflessione (Local Talent, Local Community, Local Making), e grazie al supporto di un set di punti di vista e di storie lambratesi – un quaderno realizzato con energie 100% MADE IN LAMBRATE, dalle idee alla stampa – possa essere uno strumento di supporto per incuriosire, stimolare, far accadere “nuovi cerchi”. Buona lettura!
Local: per esser-ci
Nuovi cerchi di conversazione tra centri e periferie. Un’introduzione al quaderno 6 di Weconomy.

Magazine
Local: Talent, Community, Making
L di Local. Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.
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