Collaborare con l’oracolo. Competenze di base e sfide cognitive per navigare l’era generativa
Le AI generative entrano nello studio e nel lavoro ma migliorano con deep research e RAG, riducendo le allucinazioni, rischiando di sostituirci a lavoro. Occorre quindi formarsi di più, costruendo competenze di cittadinanza digitale. Vanno usate in affiancamento, non al posto del pensiero.
Interagire con l’AI per (ri)scoprire il piacere dell’incompletezza
Con le AI generative la relazione cambia: da strumento a interlocutore. Cinque protocolli di interazione – esplorativo, verificativo, delegativo, interrogativo e dialogico – aiutano a rendere esplicite pratiche e responsabilità. In azienda servono trasparenza, cultura condivisa e leadership generativa.
Intelligenze estese al servizio di problemi reali
In un mondo frammentato le aspettative extralarge emergono da segnali e pratiche. Per le intelligenze significa uscire dalla corsa ai benchmark e radicarsi sui problemi reali, agency umane e non. Anti-problema e igiene cognitiva estesa aiutano a evitare workslop negli spazi agentici.
Cosa aspettiamo? L’immaginazione si nutre delle esperienze che sperimentiamo
In un presente “FLUX” non basta attendere il futuro: servono azioni concrete e sperimentazione. Le nuove aspettative sociali diventano una bussola per immaginare e fare insieme, ripensando metriche e uso responsabile dell’AI nelle reti.
Le monde (des affaires) diplomatique. Diplomazia come unica futura via?
La geopolitica entra nel business: non è più un tema per specialisti. Con crisi sovrapposte e nuovi blocchi, le imprese devono leggere mercati, regole e consumi come segnali politici. Quando i grandi litigano, i piccoli soffrono. Serve un’impresa “diplomatica”: capace di adattarsi, capire culture diverse e costruire collaborazione.
Orientiamo la collaborazione verso le nuove generazioni. Per uscire (finalmente) dalle logiche del 900
Sei generazioni convivono e, nelle organizzazioni si incontrano due secoli: Baby Boomer ancora al comando, Gen Z meno rappresentata ma portatrice di nuove attese. Il vantaggio competitivo nasce quando il lavoro si riprogetta con i giovani: ingaggio, riconoscimento, sperimentazione. Se no crescono stress e fuga dei talenti. La longevità allunga le carriere: servono strumenti e politiche attive che orientino scelte e trasformino idee in occupazione di qualità. Senza replicare schemi del ’900.
La demografia non è un destino. È trasformazione tangibile
Sei generazioni convivono e la longevità sposta ruoli e aspettative: non è più “a 65 sei anziano”, né si lavora come a 30 fino alla pensione. Il nodo è il tempo della cura che agisce da algoritmo culturale. Serve ridistribuire tempo e fatica e trasformare l’incontro tra generazioni in valore comune.
Lost in virtualisation
Nel secolo delle macchine, gli umani rischiano di perdersi e vagare nel nulla come semplici spettatori delle community popolate da agenti artificiali.
Networks connect, communities care
Le comunità si costruiscono nelle “esperienze all’interno dell’esperienza”. Sono una connessione più emotiva tra gli individui, che fanno parte di più comunità a seconda della propria personale “dieta di appartenenza”.
Da spettatori a spett-autori: impariamo dai videogame
Come insegna il mondo dei videogame, serve trasformare i membri di una community da spettatori a spett-autori per colmare il gap tra le aspettative degli utenti e il valore aggiunto offerto loro dall’esperienza comunitaria.
Cosa succederà dopo il virus?
Guardiamo oltre la pandemia, con un approccio pragmatico, per comprendere cosa può significare convivere con il virus.
È tempo di immaginare un altro mo(n)do
Questo numero di Weconomy nasce da un’urgenza: fermarsi a immaginare che specie di organizzazioni vogliamo essere. Dopo il Covid il lavoro è diventato ibrido, reticolare, onlife. La tecnologia connette, ma non crea relazione. Servono nuovi significati, rituali e forme di coesione per non perdere questa occasione di cambiamento.
