Quando le grandi narrazioni si dissolvono, guardiamo alle aspettative extralarge
In un mondo frammentato, dove il futuro sembra scomparso, le trasformazioni non nascono da soluzioni miracolose ma da aspettative emergenti ancorate alla realtà. Anti-problemi e micro-pratiche diventano strumenti per leggere il presente, attivare sperimentazioni e costruire nuovi orizzonti condivisi, senza negare la complessità.
Cosa aspettiamo? L’immaginazione si nutre delle esperienze che sperimentiamo
In un presente “FLUX” non basta attendere il futuro: servono azioni concrete e sperimentazione. Le nuove aspettative sociali diventano una bussola per immaginare e fare insieme, ripensando metriche e uso responsabile dell’AI nelle reti.
Viviamo tempi FLUX: strategia e leadership nell’era dell’AI
In tempi FLUX, al leader non basta descrivere l’incertezza: deve agire. Il modello propone quattro lenti – Fast, Liquid, Uncharted, Experimental – per decidere più in fretta senza perdere la rotta: Stella Polare chiara, scelte Tier 1/2, sprint e micro-esperimenti. Fiducia, valori e reti tengono insieme ritmo ed esecuzione nell’era dell’AI.
Tessere l’ignoto: ripensare l’organizzazione
Non gestiamo più “organizzazioni”: partecipiamo a processi continui di organizzare. Waycraft è la pratica per muoversi nell’ignoto con sintonia, presenza e risposta in tempo reale: ascolto, tessitura di prospettive, cessione e fermentazione. Al centro torna il significato del lavoro e una leadership meno eroica, più collaborativa guidata da valori.
Il paesaggio organizzativo che non vediamo (più)
Il paesaggio organizzativo è il contesto in cui accade il lavoro: spazi, strumenti, flussi e relazioni. I confini tra dentro e fuori si sfumano e il valore si co-crea in ecosistemi oltre organigrammi e silos. Il cambiamento si abilita con ascolto e dialogo dove anche l’HR va ripensata.
Cosa succede? Cosa succede in città?
Il cambiamento, evocato per anni, ha perso senso e oggi si impone come crisi. Organizzazioni e manager, forgiati su megatrend lineari e KPI obsoleti, faticano ad agire. Servono nuove metriche, sperimentazione diffusa, community e una leadership capace di dare senso e ritmo all’incertezza.
Raddoppiamo la prospettiva dell’esperienza
Per dar forma a esperienze d’acquisto utili e appaganti, abbiamo bisogno di una nuova prospettiva progettuale: che guardi alle relazioni, ai comportamenti e agli impatti che le persone generano all’interno di una comunità.
Quello che sappiamo e quello che crediamo di sapere
Le comunità hanno un ruolo anche nella diffusione delle conoscenze: dobbiamo essere consapevoli della nostra dipendenza dal sapere altrui.
Visione multidimensionale e spettri di partecipazione
Le comunità trasformative si estendono su più dimensioni, nelle quali le persone non agiscono come “mucchi indistinti”, ma – con un nuovo approccio progettuale – possono intervenire a diversi livelli di partecipazione.
Le esperienze che attraversano le comunità
Le comunità trasformative sono attraversate da esperienze, che nascono attivando scambi e si evolvono trasformando i partecipanti e gli ambienti che abitano.
Scalare gli impatti
Le comunità trasformative assumono forme diverse, modellandosi in base ai bisogni emergenti delle persone. Così facendo modificano l’ecosistema che abitano, per generare impatti positivi.
Per un design differente. Pensare come un brand, agire come una comunità
Per affrontare la crisi climatica serve una terza via nel design, che unisca la semplicità delle brand experience con gli aspetti aspirazionali delle community experience. E dare forma a modelli di business per le organizzazioni, al servizio delle comunità.
