Per il futuro del digitale, ripartiamo dalla materialità vivente
Internet come promessa emancipatoria è “morto”, ma resta come spettro dentro piattaforme e algoritmi. Tra fediverso, materialità di hardware e AI, il pezzo esplora un post-digitale segnato da tensioni politiche e militarizzazione.
Estetiche della diversità e della condivisione. Per tornare a generare cambiamento
Mettere in discussione l’idea che non esistano davvero alternative al branding ideologia disumanizzante che colonizza anche il no-profit. Il post-branding invoca trasparenza open-source e pratiche partecipative, mentre l’AI gestisce il prevedibile e al design resta il compito umano di creare legami.
Aspettative ed estetiche: la bellezza come collante sociale
Nel Weconomy 17 la bellezza torna bisogno collettivo e collante sociale: non ornamento, ma incontro relazionale che spiazza, ridispone le percezioni e muove al fare. In un mondo standardizzato (anche dall’AI), estetica e design diventano laboratorio di nuovi linguaggi autentici e condivisi.
Le monde (des affaires) diplomatique. Diplomazia come unica futura via?
La geopolitica entra nel business: non è più un tema per specialisti. Con crisi sovrapposte e nuovi blocchi, le imprese devono leggere mercati, regole e consumi come segnali politici. Quando i grandi litigano, i piccoli soffrono. Serve un’impresa “diplomatica”: capace di adattarsi, capire culture diverse e costruire collaborazione.
Gestione (eco)sistemica. Navigare sperimentando. Destinazione? La bellezza
Il mondo è davvero più complesso, o siamo noi ad averlo reso complicato inseguendo certezze? Rimuovere le “lenti” e attraversare la confusione è parte della transizione. Si naviga con ascolto e sense-making: esperienze, micro-narrazioni, mappe, poi esperimenti dal campo e apprendimento dagli esiti inattesi. Per non scivolare nel caos servono valori come bussola. Nella Nuova Bauhaus Europea, la bellezza, con sostenibilità e inclusione, è qualità relazionale emergente che orienta l’azione.
Usciamo dalla trappola della produttività. Le lezioni sull’AI dal Sud Globale
L’AI non è solo tecnologia ma questione sociale: fiducia, autenticità, redistribuzione del valore. In Occidente prevale un approccio difensivo, fatto di paura, regolazione e controllo. Dal Sud Globale arriva invece un ottimismo pragmatico: usare modelli per affrontare problemi reali di educazione, mobilità e servizi.
Dove tutto è iniziato
La storia di e-volution, la prima business community progettata da Logotel: un’intuizione trasformatasi in una delle piattaforme più longeve di sempre.
Come sta la tua community? Perché, con cosa e come misurarla
Una ricognizione sugli strumenti e le modalità per misurare le community. Non per estrarre, ma per generare valore.
Lasciare il segno, generare impatto
Progettiamo per modificare lo status quo e generare un impatto concreto e positivo. Le community sono la dimensione che attiva la trasformazione dei singoli, facendo emergere quelle conoscenze, energie e quei comportamenti che da soli non avrebbero potuto mettere in campo.
Quale design per le comunità trasformative?
Come il design può usare le sue capacità, strumenti e mindset per stimolare una creatività in grado di trasformare le comunità in positivo, abbinando la dimensione user centred a quella community centred
More-than-human: collaborare con nuove agentività
Per immaginare e progettare comunità, solidarietà e relazioni in un mondo more-than-human bisogna abbandonare le categorie che hanno a lungo plasmato le nostre esperienze. Imparare da chi già lo fa è un buon punto di partenza
DOT di POLI.design – Un ecosistema in evoluzione continua
DOT nasce “per tutti” e, in un anno, impara a scegliere: diventa la community degli studenti che ne hanno davvero bisogno. Si riprogetta sul ciclo di vita – arrivo in Italia, vita a Milano, placement – e si fa fisico-digitale, porosa, concreta. I pivot diventano community manager: raccolgono bisogni, accendono relazioni, autoalimentano il sistema.
