Il paesaggio attuale ci dimostra come le trasformazioni che in questi anni sembravano disegnare una realtà fluida e indeterminata, in questi ultimi mesi hanno preso invece una forma ben precisa: ci hanno cioè portato a comprendere che l’era che stiamo vivendo rappresenta per tutti noi un vero e proprio “grande salto”. Un salto che investe sia il nostro modo di essere persone e concepire la società in cui viviamo, sia nello specifico di “fare impresa”. Oggi fatichiamo perché affrontiamo la realtà nuova con schemi vecchi, che fanno riferimento alla cultura del consumismo, alla suddivisione del lavoro secondo un modello gerarchico, a strumenti statici e lineari di causa-effetto. Paradigmi troppo lenti e insostenibili per poterci traghettare nel futuro. Oggi ci è richiesto di affrontare la diversità in velocità. E, per farlo, occorre (ri) partire dall’ABC: A: per essere imprese agili dobbiamo confrontarci con modelli organizzativi diversi, che utilizzino il “senso” per guidare le persone all’Auto-attivazione, ad essere più intraprendenti (se non addirittura “imprenditoriali”), capaci di prendersi carico delle sfide e di portarle avanti. È questa un’urgenza per risvegliare e valorizzare l’intelligenza che è distribuita sul territorio, per innescare progetti in velocità tenendo alta l’asticella dell’innovazione, per accogliere progressivamente il cambiamento. Dobbiamo, tutti insieme, mettere in campo una nuova primavera manageriale. B: la rivoluzione digitale ci sta insegnando, tra le altre cose, che non possiamo più ragionare per compartimenti stagni di cui il Cliente ultimo è mero “consumatore” (prima progettare, poi sviluppare, poi misurare etc.). Tutti i giorni, invece, dobbiamo sperimentare il cambiamento in tempo reale, aprendoci all’esterno e coinvolgendoci a vicenda. Ha senso allora parlare di imprese Beta, di progetti Beta, di negozi Beta… C: se è vero che “chi divide perde”, per trovare nuovi equilibri bisogna forzare i confini. Tutti: i confini interni all’impresa, quelli tra impresa e Cliente, quelli tra grandi imprese e piccole startup, quelli tra l’impresa e ogni altro attore dell’ecosistema. La Collaborazione è una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo, un senso condiviso. Senza un senso “da provare sulla propria pelle” non c’è motivazione alla partecipazione, non c’è direzione da prendere insieme. ABC, dunque: Auto, Beta e Co da condire con un approccio interpretativo e una maggiore dose di visione progettuale. Porsi sempre dal punto di vista e di esperienza delle Persone, usare il progetto come perimetro di azione, dare forma alle idee per poterle condividere, costruire significato in modalità collaborativa, disegnare nuove costellazioni del valore mettendo assieme gli attori locali in un sistema di senso globale. È per tutte queste ragioni che ispiriamo il nostro ABC alla “D” che l’ordine alfabetico pone subito dopo ma che, per noi, viene forse prima di qualunque altra cosa: la D di Design, per progettare e fare nel concreto (“making”) la Weconomy. Ma questa è un’altra storia: la storia del prossimo numero. Buona lettura.
Making Weconomy: una nuova primavera per l’impresa
L’introduzione al primo numero dei quaderni di Weconomy, firmato da Cristina Favini.

Magazine
Auto, Beta, CO: (Ri)scrivere il Futuro
Il quaderno dedicato alle prime lettere dell’alfabeto per l’Impresa collaborativa: A come Auto, B come Beta, C come Co. Perché la collaborazione è sì una necessità, ma funziona solo se c’è uno scopo e un senso condiviso.
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