Local e/o glocal sono roba (o meglio trend) dell’altro ieri. A dire il vero chi se ne frega delle tendenze e delle varie formule d’effetto come think global act local. Quello che conta è la sostanza che è la seguente: online e offline si fondono, globale e locale si fondono, vicino e lontano si fondono. L’iperrealismo della geolocalizzazione cambia lo stato percettivo. Tutto è qui e soprattutto tutto è (sulla carta) possibile (anche per i più piccoli). Molte nuove imprese della weconomy sono nuove economie locali che sfruttano l’accesso globale (per esempio a livello finanziario con le piattaforme di crowdfounding) e il supporto strumentale della tecnologia digitale come acceleratori dell’innovazione e presidio dei mercati. Ieri le mega imprese globali conquistavano tutti i mercati locali, oggi le micro imprese locali aggregano tutti i clienti globali. Local empowerment in sostanza. Il miglior esempio per la sua portata simbolica è alla fine sempre Airbnb.com. La (ex) piccola start up Airbnb.com, portale, o community che definir si voglia, che permette di affittare (e socializzare) fra privati case e stanze è oggi leader mondiale (clonato da molti) e dimostra che la globalizzazione della localizzazione (micro imprenditori locali attraggono clienti da tutto il mondo) è missione già compiuta. Una piccola idea locale nata a San Francisco è diventato un fenomeno globale grazie alla diffusa accelerazione delle tecnologie digitali. La piccola formula matematica dell’accelerazione tecnologica è semplice e andrebbe imparata a memoria da ogni operatore: l’impresa locale elevata alla potenza di tecnologica digitale produce un risultato (affermazione) globale. Corollario per l’attuazione: la vita reale è locale (economia vera), la vita sociale è rete relazionale (social network), la vita mobile è digitale (globalizzazione dell’accesso), e combinando le tre sfere (online, offline e device mobile) nasce il nuovo local che non ha più niente a che vedere con il km zero o altre pratiche “autarchiche” (anche se non guasta consumare prodotti locali). Nuovo per le nuove possibilità offerte dalla tecnologia. La geolocalizzazione (identificazione della posizione geografica di oggetti e persone tramite i device digitali), per esempio, riesce a trasformare tutte le economie locali territorialmente circoscritte in un mercato globale. Molte nuove economie saranno delle micro economie fatte di micro imprese che soddisfano in modo quasi “chirurgico” micro esigenze delle comunità locali. Altri effetti del nuovo locale: “di nuovo fatto qui” o “ancora fatto qui”. Ci eravamo abituati al designed in California (vedi Apple) e made in China. Ma dopo la delocalizazzione assistiamo al fenomeno della rilocalizzazione. Da outsourcing a insourcing. La tendenza di produrre di nuovo in casa è ora ampiamente descritta anche dalla stampa economica. In futuro, la questione non sarà più trovare fabbriche a basso costo dall’altra parte del mondo, ma di organizzare la produzione il più vicino possibile al cliente. Inoltre il mondo industriale verrà nei prossimi 10 anni radicalmente digitalizzato (vedi fabbing). L’industria in versione 2.0 porta alla confluenza fra «macchine intelligenti », software analitico e utenti-clienti e a un modello di fabbrica come ecosistema. Forse tutto diventerà local, comprese le fabbriche. Di globale resterà solo la libera circolazione dei dati e delle materie prime. Utopico? Neanche troppo se pensiamo al mercato dell’energia. Il più globale e monopolistico dei poteri si potrebbe dissolvere di fronte al megatrend del secolo: energia fai da te (energy sharing). Stando alle previsioni del noto think tank di Zurigo, Gottlieb Duttweiler Institut, nel 2020 ci saranno in Svizzera e Germania più “produttori di energia che consumatori”. Un po’ come è avvenuto in rete con i media (più blogger che lettori). L’autoproduzione diffusa a tutti i livelli (compresi l’auto e l’attività motoria umana) porterà a un surplus di energia da ri-immettere nella rete.
Locall for action
Il nuovo locale chiama all’azione. L’opinione del futurologo Thomas Bialas.

Magazine
Local: Talent, Community, Making
L di Local. Un’occasione per riflettere e agire sulla (e dalla) dimensione collaborativa come combinazione di Talent, Community e Making. Con inserto dedicato alla quarta dimensione del Tempo con Timescapes.
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